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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Iran-Usa, cresce l’allarme: nel mirino anche diplomatici e funzionari

Teheran valuta possibili ritorsioni contro rappresentanti statunitensi mentre aumentano i timori di una nuova escalation militare in Medio Oriente.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi guarda già al futuro del conflitto e avverte che, anche nell’ipotesi in cui non inizi una nuova guerra, la strategia di Teheran non cambierà. In un quadro segnato da minacce reciproche e crescente allerta, il diplomatico ha indicato nello Stretto di Hormuz uno dei punti destinati a risentire più a lungo delle tensioni.

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Teheran avverte sullo Stretto

Secondo Araghchi, il passaggio marittimo non tornerà alla normalità precedente alle due guerre più recenti. «Il conflitto in corso ha cambiato tutto. Le rotte attraverso lo Stretto di Hormuz non saranno più quelle di un tempo», ha dichiarato, sottolineando le conseguenze durature degli scontri.

Il ministro ha inoltre riferito che agli intermediari è stata comunicata una richiesta precisa: la cessazione delle ostilità dovrà riguardare tutti i fronti regionali. In assenza di questo passaggio, ha avvertito, una soluzione pacifica resterà fuori portata.


La risposta a Trump

Le parole del ministro iraniano sono arrivate dopo che Donald Trump non ha escluso la possibilità di nuovi attacchi contro l’Iran. Araghchi ha sostenuto che a Teheran si ragiona già sul dopo-conflitto, indipendentemente dal fatto che una nuova offensiva venga effettivamente lanciata.

«Si parla di una nuova guerra, ma io sto già pensando al periodo successivo alla guerra», ha affermato. A suo giudizio, Stati Uniti e Israele dovrebbero evitare un’altra operazione militare: l’Iran ritiene di aver già dimostrato di poter reagire e sostiene che un eventuale nuovo attacco produrrebbe conseguenze analoghe a quelle già sperimentate.


Allarme intelligence negli Stati Uniti

Nel frattempo, le autorità americane stanno esaminando informazioni secondo cui l’Iran potrebbe prendere di mira ambasciatori statunitensi in Medio Oriente e funzionari presenti negli Stati Uniti. Il possibile coinvolgimento di agenti operativi sul territorio americano è considerato un elemento particolarmente sensibile: una fonte citata dal New York Times ha parlato di persone che non sarebbero soltanto cittadini iraniani.

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Tra le ipotesi valutate compare anche il ricorso all’unità 840, formazione d’élite iraniana alla quale viene attribuito da tempo l’obiettivo di condurre operazioni contro interessi stranieri. Le fonti ricordano però che le ambizioni operative di Teheran non sempre coincidono con le sue capacità concrete.


Diplomatici tra gli obiettivi

Secondo due fonti iraniane, una delle quali descritta come un ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione, diplomatici e altro personale statunitense potrebbero essere considerati obiettivi legittimi dopo le operazioni condotte negli ultimi mesi da Usa e Israele contro l’Iran. Le stesse fonti hanno indicato come già avanzata la preparazione di eventuali attacchi di ritorsione.

Le valutazioni dell’intelligence, esaminate da funzionari di alto livello, comprenderebbero piani legati a una possibile risposta a nuove iniziative militari americane o israeliane. L’attenzione degli apparati statunitensi e dei partner europei sarebbe aumentata dopo gli episodi registrati nel Regno Unito, compreso l’allarme alla base di Raf Fairford, utilizzata dalle forze Usa.


Una crisi entrata in una fase delicata

Teheran ritiene che Israele e Stati Uniti possano preparare il terzo attacco su vasta scala contro la Repubblica islamica nell’arco di 16 mesi. Questa convinzione, riferita dalle fonti, alimenta la pianificazione di possibili azioni contro rappresentanti americani e si inserisce in una fase regionale resa più instabile da diversi fattori politici e militari.

Tra gli elementi di rischio vengono indicati anche le prossime elezioni in Israele e negli Usa, oltre alla possibilità che una delle parti cerchi un pretesto per intervenire. Il quadro descritto dal New York Times è quindi quello di una crisi con livelli di tensione crescenti, nella quale ogni nuova operazione potrebbe provocare una risposta più ampia.

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