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Attualità 2 min di lettura25 ott

Tumore dello stomaco, la nuova terapia riduce il rischio di morte del 42%

Nel 2024 in Italia sono stati stimati circa 14mila nuovi casi di tumore dello stomaco, ma meno del 20% delle diagnosi arriva quando la malattia è ancora iniziale.

Nel 2024 in Italia sono stati stimati circa 14mila nuovi casi di tumore dello stomaco, ma meno del 20% delle diagnosi arriva quando la malattia è ancora iniziale. A cinque anni, la sopravvivenza resta pari al 35% tra le donne e al 30% tra gli uomini.

I primi segnali, tra cui dimagrimento involontario, nausea, vomito, senso di sazietà anticipato e dolore nella parte alta dell’addome, possono essere scambiati per disturbi più comuni. Gastrite, ulcera peptica, reflusso gastroesofageo o intolleranze alimentari rischiano così di ritardare gli accertamenti.

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Un farmaco che porta la cura al tumore

Sonesitatug vedotin, indicato anche come Sone-Ve, è un anticorpo farmaco-coniugato diretto contro Claudina 18.2, una proteina presente nella mucosa dello stomaco. Il medicinale utilizza un anticorpo monoclonale per riconoscere le cellule tumorali che esprimono questo bersaglio e veicolare al loro interno una sostanza chemioterapica molto potente.

“Sonesitatug vedotin è un nuovo anticorpo farmaco coniugato che ha come bersaglio la Claudina 18.2, una proteina presente nella mucosa gastrica”, ha spiegato Nicola Silvestris, segretario nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica. Secondo l’oncologo, il rilascio mirato del trattamento può ampliare le opzioni disponibili per chi ha già affrontato una prima linea di terapia.


Il vantaggio emerge dopo le prime cure

I dati arrivano dallo studio internazionale di fase 3 Clarity-Gastric01, presentato al congresso 2026 della Società europea di oncologia medica a Madrid. La ricerca ha riguardato persone con adenocarcinoma dello stomaco, della giunzione gastro-esofagea o dell’esofago in forma localmente avanzata o metastatica, con Claudina 18.2 rilevata in almeno il 25% delle cellule tumorali.

Nel gruppo complessivo, Sone-Ve ha portato a una diminuzione del 42% del rischio di morte rispetto al trattamento scelto dagli sperimentatori. La durata mediana della sopravvivenza complessiva è risultata di 10,6 mesi, contro 6,4 mesi nel gruppo di confronto.

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Risultati ancora più netti nelle linee successive

Tra i pazienti sottoposti al trattamento dalla terza linea in poi, la probabilità di morte è scesa del 53%. In questa sottopopolazione, la sopravvivenza complessiva mediana è passata da 5 a 10 mesi.

Sara Lonardi, direttrice di Oncologia 1 all’Istituto Oncologico Veneto Irccs di Padova, ha ricordato che Claudina 18.2 era già stata individuata come bersaglio terapeutico con zolbetuximab. L’utilizzo di quest’ultimo insieme alla chemioterapia aveva però prodotto un beneficio contenuto, sebbene statisticamente significativo. “Sonesitatug Vedotin per la prima volta ha dimostrato nello studio Clarity-Gastric01 un beneficio in sopravvivenza nel trattamento di seconda e successive linee”, ha dichiarato Lonardi.


Il test diventa decisivo nel percorso

Per Lonardi, il risultato può modificare l’approccio terapeutico nei tumori che esprimono Claudina 18.2, soprattutto quando la prima cura non è stata efficace. In Italia è inoltre appena partito Clarity-Gastric02, uno studio dedicato all’impiego di Sone-Ve come trattamento iniziale.

L’oncologa ha sottolineato l’importanza di verificare fin dall’inizio la presenza della proteina in tutti i pazienti con carcinoma gastrico avanzato. L’analisi diagnostica potrebbe infatti individuare in anticipo chi ha accesso a questa nuova possibilità terapeutica.

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