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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Fedez contro il rap ribelle: il bersaglio è la coerenza

Il rapper contesta ai colleghi il sostegno alle rivolte di Milano e li accusa di promuovere proprio il modello di lusso contro cui protestano i giovani.

«I manifestanti non sono Pokémon da scagliare» per conquistare pubblico: è questo uno dei passaggi più duri del messaggio pubblicato da Fedez il 20 ottobre. Il rapper ha spiegato di non riuscire a unirsi agli applausi esibiti davanti alle telecamere né a trasformare la rabbia dei giovani in uno strumento per aumentare la propria audience.

Nel suo ragionamento, la protesta non può diventare una posa conveniente. Fedez ha riconosciuto di comprendere il disagio sociale, ma ha contestato ai colleghi la scelta di sostenere il saccheggio dopo essersi mostrati accanto alle istituzioni in occasioni pubbliche altrettanto utili alla propria immagine.

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La critica ai colleghi del rap

Il punto dell’attacco riguarda soprattutto la distanza tra i messaggi pronunciati e i comportamenti tenuti fuori dalla musica. Secondo Fedez, diversi artisti oggi celebrano la rottura del sistema, pur frequentando gli stessi ambienti e gli stessi simboli di ricchezza che alimentano la frustrazione dei ragazzi delle periferie.

Il riferimento è a sfilate, orologi costosi, viaggi e oggetti esclusivi. Il rapper ha ammesso di avere contribuito personalmente a mettere il lusso in primo piano, ma proprio per questo ha rivolto ai colleghi una domanda sulla loro coerenza: quelle vetrine del centro, ha osservato, sono riempite anche dagli artisti che ora sembrano giustificarne la distruzione.


Rabbia sociale e responsabilità

Fedez non ha negato le ragioni del malcontento. Ha ricordato la propria esperienza: abitazioni degradate in periferia, scuola e lavoro incapaci di offrire risposte e la sensazione di non poter acquistare nulla di bello. Da questa prospettiva, comprende perché le vetrine del centro siano diventate il bersaglio di chi vede in quei negozi ciò che non ha potuto avere e che probabilmente non potrà permettersi.

La sua obiezione riguarda però il modo in cui quella frustrazione viene utilizzata. A suo giudizio, non basta definire “rivoluzionaria” qualsiasi azione di piazza: chi sostiene una causa deve anche interrogarsi sul modello di vita che ha contribuito a rendere desiderabile.

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Il confronto con Marracash

Il post di Fedez si inserisce nel dibattito aperto dalle parole di Marracash, intervenuto dopo le devastazioni nel centro di Milano. Il rapper ha ribadito che le disuguaglianze rappresentano da sempre uno dei temi centrali della sua musica e, rivolgendosi ai fan contrari alle sue posizioni, ha suggerito di ascoltare un altro artista se il messaggio non fosse gradito.

Marracash ha comunque condannato la violenza, distinguendola però dalle altre forme di violenza che colpiscono una generazione priva di prospettive. In questo quadro ha inserito anche l’esposizione continua a beni di lusso e status irraggiungibili, sostenendo che «con le buone non cambi le cose».


Gli scontri nel fine settimana

Il confronto tra i rapper è arrivato dopo un fine settimana segnato dalla tensione a Milano. Sabato 17 ottobre il corteo “Italia in piazza”, convocato contro il carovita, ha attirato migliaia di persone e si è trasformato in scontri con le forze dell’ordine tra piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele, via Dante, via Broletto e San Babila.

La situazione è rimasta critica anche il giorno seguente, quando gruppi di giovanissimi, in diversi casi con il volto coperto e organizzati attraverso i social, hanno raggiunto le vie dello shopping. Al termine del fine settimana il bilancio comprendeva 271 fermati e 32 arrestati; il sindaco Beppe Sala ha riconosciuto che la città non era pronta ad affrontare episodi di quella portata.

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