Fao, contratto non rinnovato: il caso Gaza scuote l’agenzia Onu
Benjamin Davis sostiene che la mancata proroga sia legata a un rapporto sulla fame nella Striscia e alla partecipazione a un minuto di silenzio.
La mancata conferma di Benjamin Davis rischia di aggravare le tensioni interne alla Fao. Il dirigente, responsabile fino al 30 settembre della Divisione per la trasformazione rurale e l’uguaglianza di genere, afferma di non aver ottenuto il rinnovo del contratto.
Secondo la sua denuncia, la decisione sarebbe collegata a due episodi: la realizzazione di un rapporto sulla fame a Gaza e la partecipazione a un minuto di silenzio. Il caso coinvolge così anche il tema della libertà di espressione all’interno dell’agenzia delle Nazioni Unite.
Davis contesta la mancata proroga
Davis ha ricondotto la conclusione del suo incarico ai contenuti del rapporto dedicato alla situazione alimentare nella Striscia di Gaza. Tra gli elementi da lui indicati c’è anche la presenza a un momento di raccoglimento pubblico.
Il dirigente resterà alla guida della divisione fino al 30 settembre, ma sostiene di non avere ricevuto un’estensione del contratto. La vicenda, per come viene descritta, ha prodotto una frattura tra i funzionari dell’organizzazione.
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Le parole del direttore aumentano il disagio
A rendere più pesante il clima sono intervenute anche alcune dichiarazioni del direttore generale Qu Dongyu. Il riferimento ai “giochi dei diritti umani” avrebbe alimentato il malessere già presente tra diversi dipendenti della Fao.
Il caso Davis si inserisce quindi in un confronto più ampio sul modo in cui l’agenzia affronta i rapporti sulla crisi umanitaria a Gaza e le iniziative pubbliche dei propri funzionari. Al momento, il punto centrale resta la mancata proroga dell’incarico e la motivazione che il dirigente attribuisce a quella scelta.
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