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Attualità 3 min di lettura53 min fa

Fairford, 32 Paesi contro Teheran: l’Iran respinge le accuse

Roma aderisce alla condanna internazionale delle attività ostili attribuite all’Iran, mentre Teheran nega ogni responsabilità per l’episodio avvenuto in una base britannica.

Teheran respinge con decisione le accuse britanniche sull’incidente avvenuto alla base di Fairford e definisce la vicenda un tentativo di costruire una campagna contro l’Iran. La reazione arriva mentre 32 Paesi, tra cui l’Italia, hanno diffuso una dichiarazione comune contro le minacce e le operazioni ostili attribuite al regime iraniano.

Nel documento, i ministri degli Esteri denunciano una serie di attività condotte sul territorio degli Stati firmatari: complotti, omicidi, incendi dolosi, sabotaggi, attacchi informatici e altre azioni clandestine. Il testo richiama anche l’episodio del 27 settembre nella base dell’aviazione britannica di Fairford, nel sud-ovest dell’Inghilterra.


Teheran nega il coinvolgimento

Il ministero degli Esteri iraniano ha respinto le contestazioni di Londra, accusando il governo britannico di voler attribuire a Teheran la responsabilità dell’incidente senza fornire elementi concreti. Nella sua replica, il ministero ha parlato di un «spregevole complotto» e ha sostenuto che il Regno Unito non possa sottrarsi alle conseguenze politiche e giuridiche delle proprie accuse.

La posizione iraniana contesta anche il linguaggio utilizzato dalle autorità britanniche, che avrebbero descritto il coinvolgimento di Teheran come «altamente probabile» o «quasi certo». L’ambasciatore iraniano a Londra, Ali Moussavi, ha nuovamente escluso qualsiasi ruolo dell’Iran e ha chiesto che vengano rese pubbliche eventuali prove a sostegno delle accuse.


L’avvertimento dei 32 governi

La dichiarazione internazionale sostiene invece la valutazione del Regno Unito sull’episodio di Fairford. Secondo Londra, l’azione mostrerebbe la volontà dei Guardiani della Rivoluzione di organizzare attività ostili oltre i confini iraniani attraverso reti clandestine e gruppi incaricati di agire per loro conto.

«È inaccettabile qualsiasi tentativo dell’Iran di minacciare, mettere a tacere, intimidire, perseguitare o colpire persone nei nostri Paesi», affermano i ministri degli Esteri nel documento. Il riferimento comprende anche i tentativi di costringere individui presenti nei Paesi firmatari ad agire contro la propria volontà, sia tramite gruppi collegati a Teheran sia attraverso altri strumenti.

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Londra passa alle misure concrete

Il governo britannico ha convocato l’ambasciatore iraniano per comunicargli che non saranno tollerate minacce o attività ostili sul territorio nazionale. La convocazione segue le dichiarazioni del primo ministro Andy Burnham, secondo cui è «altamente probabile» che l’operazione contro Fairford sia stata coordinata dai Guardiani della Rivoluzione.

Londra ha inoltre annunciato sanzioni contro due cittadini iraniani, accusati di avere organizzato o agevolato iniziative ostili per conto del regime di Teheran. I Paesi firmatari hanno assicurato che lavoreranno per individuare, indagare e perseguire i responsabili, ribadendo la volontà comune di difendere la propria sovranità e le rispettive comunità.


Chi ha aderito alla dichiarazione

La nota aggiornata ha portato a 32 il numero dei Paesi aderenti, dopo una prima versione sottoscritta da 29 governi e diffusa nella stessa giornata. Oltre a Italia, Regno Unito e Stati Uniti, figurano Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania e Grecia.

La lista comprende anche Ungheria, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia. Nel documento, i governi sottolineano infine che «l’Iran non deve avere dubbi sul fatto che siamo uniti», collegando la risposta al rafforzamento della cooperazione internazionale.

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