1.450notizie oggi
Attualità 3 min di lettura12 ott

Riad, la tregua serve prima degli investitori: il nodo Yemen

I raid Houthi minacciano la vetrina economica saudita, mentre il regno rafforza l’intesa con Islamabad e riorganizza le milizie yemenite.

La sicurezza degli scali e delle rotte energetiche rischia di diventare il tema dominante del vertice che Riad dedica agli investitori internazionali. Prima dell’appuntamento, il principe ereditario Mohammed ben Salman punta a contenere gli Houthi e a creare le condizioni per un’intesa temporanea con le forze di Sanaa, così da proteggere gli obiettivi della Vision 2030.

Offerta del giorno14 ottobre

Douglas

-25% su app da Douglas con Beauty Card

Scade tra 2 giorni
*******


Gli attacchi incombono sul vertice

La decima edizione della Future Investment Initiative è prevista dal 26 al 29 ottobre. L’evento dovrebbe attirare capitali e grandi gruppi occidentali, ma arriva dopo una serie di attacchi contro gli aeroporti di Riad, Dammam e Abha: secondo i mezzi d’informazione sauditi, i raid hanno provocato 15 morti e oltre trecento feriti.

Il contesto regionale restringe i margini di manovra del regno. La chiusura dello stretto di Hormuz, legata al conflitto scaturito dall’aggressione americano-israeliana contro l’Iran, rende Bab el-Mandeb ancora più importante per le esportazioni energetiche saudite. Per questo Riad deve rallentare il conflitto senza trasformarlo in una guerra ancora più ampia, anche se non è riuscita a imporsi militarmente.


Islamabad rafforza lo schieramento saudita

Un sostegno decisivo arriva dal Pakistan. L’accordo di difesa firmato nel settembre 2025 è diventato operativo ad aprile, con l’invio nel regno di aerei da combattimento, sistemi per la difesa aerea e 8mila militari. Nelle ultime settimane, secondo fonti riportate dalla stampa internazionale, Islamabad avrebbe inoltre mandato consiglieri militari alle forze yemenite vicine a Riad, insieme a quattro rifornimenti di armi.

Resta invece incompleto il progetto di cooperazione a tre con la Turchia. L’intesa della Mecca dispone già di una sede centrale nella capitale saudita e di un segretario generale pakistano, ma il Parlamento di Ankara non ha ancora dato la propria approvazione. Sul piano operativo, Washington fornirebbe informazioni e supporto, senza partecipare direttamente ai bombardamenti.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Sul terreno la partita resta aperta

La controffensiva governativa denominata “Alba dello Yemen”, iniziata il 4 ottobre con un intenso appoggio aereo saudita, avrebbe permesso di riprendere il porto di Mokha e alcune postazioni vicine allo stretto. Gli Houthi respingono però questa ricostruzione e sostengono di aver isolato Taiz, interrompendo l’ultima strada terrestre che collegava la città alle zone controllate dal governo.

Il passaggio più delicato riguarda la composizione delle forze locali. A gennaio i gruppi sostenuti da Riad avevano allontanato il Consiglio di transizione del sud dalle aree in suo possesso; in seguito anche gli ultimi uomini degli Emirati hanno lasciato il Paese. Una parte consistente di quelle milizie è quindi confluita nell’area d’influenza saudita, spinta dall’assenza di alternative politiche ed economiche.


Il canale con gli Houthi non si chiude

Secondo diversi analisti regionali, l’obiettivo immediato saudita non sarebbe una vittoria definitiva, ma il blocco dell’avanzata verso la costa e Bab el-Mandeb. I contatti tra Riad e gli Houthi, riferiscono gli osservatori, sarebbero rimasti attivi anche durante l’escalation militare.

Se le forze di Sanaa verranno respinte dalle posizioni costiere, il regno potrebbe dunque tentare di trasformare il contenimento sul campo in un accordo provvisorio o in un cessate il fuoco. La priorità è arrivare al vertice con una minaccia ridotta, evitando che la guerra comprometta la principale vetrina internazionale della Vision 2030.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere