Amazzonia, dieci ex Farc alla sbarra: accuse fino a 20 anni
La giustizia speciale colombiana contesta ai vecchi comandanti violenze e danni ambientali subiti da cinque popoli indigeni tra il 1996 e il 2016.
La sopravvivenza culturale di cinque comunità indigene dell’Amazzonia è al centro del procedimento aperto in Colombia contro dieci ex comandanti delle Farc. La Giurisdizione speciale per la pace contesta loro una lunga serie di crimini commessi durante il conflitto armato, con conseguenze anche sul rapporto tra quei popoli e i territori ancestrali.
Gli imputati dovranno presentare la propria risposta entro 30 giorni. Il percorso giudiziario potrà portare a sanzioni riparative per chi ammetterà le proprie responsabilità e collaborerà alla ricostruzione della verità; per chi invece respingerà le accuse sono previste condanne carcerarie fino a 20 anni.
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Le comunità colpite dalle violenze
Secondo quanto ricostruito dalla Jep, gli episodi contestati hanno interessato i popoli Nükak, Korebajü, Siona, Hitnü e Jiw. Le condotte avrebbero messo a rischio non soltanto l’incolumità delle persone, ma anche la continuità culturale delle comunità e il loro legame con le aree tradizionalmente abitate.
Nel fascicolo rientrano omicidi, torture, sequestri con sparizione, trasferimenti forzati e persecuzioni. Alle accuse si aggiungono l’impiego di mine antipersona e i danni provocati all’ambiente, in episodi collocati nell’arco di vent’anni, dal 1996 al 2016.
Tre nomi dell’ultimo vertice Farc
Tra le persone chiamate a rispondere figurano tre esponenti dell’ultima direzione della guerriglia: Milton de Jesús Toncel, conosciuto come “Joaquín Gómez”, Jaime Alberto Parra, detto “El Médico”, e Julián Gallo, noto come “Carlos Antonio Lozada”.
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Gallo, dopo la firma dell’accordo di pace del 2016, ha mantenuto per otto anni un incarico al Senato colombiano. Il procedimento riguarda dunque anche figure che, dopo la fine del conflitto, hanno assunto ruoli nella vita istituzionale del Paese.
Ora la scelta davanti alla Jep
La legge che disciplina la giustizia speciale per la pace distingue tra chi riconosce i fatti e offre un contributo concreto alla verità e chi, invece, non accetta le contestazioni. Nel primo caso il sistema prevede misure orientate alla riparazione; nel secondo può scattare una pena detentiva.
La prossima scadenza è quindi fissata tra 30 giorni, quando i dieci ex comandanti dovranno formalizzare le loro posizioni. La Jep valuterà poi le risposte nell’ambito dell’indagine sui crimini di guerra e contro l’umanità attribuiti agli ex membri delle Farc.
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