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Attualità 2 min di lettura12 ott

Truffa del falso carabiniere, il colpo si ritorce contro: arrestato

Un militare della Guardia di finanza ha riconosciuto il raggiro e avvisato i colleghi, che hanno atteso il presunto perito davanti alla sua abitazione.

«Al telefono non bisogna mai fornire a persone che si spacciano per appartenenti alle forze dell’ordine informazioni relative a denaro e oggetti preziosi». È l’avvertimento rivolto dal vicebrigadiere Pasquale Alfieri dopo aver riconosciuto il tentativo di frode e aver fatto intervenire i colleghi del Gruppo di Avellino.

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L’arresto davanti alla casa

Il militare della Guardia di finanza ha spiegato di aver compreso immediatamente la natura della chiamata. «Ho contattato immediatamente i miei colleghi della Guardia di Finanza del Gruppo di Avellino, che sono intervenuti e hanno fermato il responsabile», ha raccontato.

Nel frattempo, la messinscena è proseguita secondo il copione previsto dai truffatori. Un secondo uomo, presentatosi come un maggiore dei carabinieri, ha annunciato l’arrivo di un esperto incaricato di controllare la provenienza di gioielli e contanti. Quando il presunto perito si è presentato al citofono, però, gli agenti della Guardia di finanza erano già sul posto e lo hanno arrestato.


La telefonata costruita per ingannare

L’episodio ha coinvolto il vicebrigadiere Alfieri e sua moglie, nella provincia di Avellino. A rispondere al telefono fisso è stato proprio il militare, che ha riconosciuto gli elementi tipici della frode e ha avvertito tempestivamente i colleghi.

Dall’altra parte della linea, un uomo si era qualificato come carabiniere. Conosceva marca, modello e targa dell’automobile intestata alla famiglia e sosteneva che quella targa fosse stata duplicata e impiegata durante una rapina ai danni di una gioielleria di Avellino.

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Il piano per raccogliere soldi e gioielli

La vittima avrebbe dovuto raggiungere la caserma dei carabinieri di Monteforte Irpino, restando collegata al telefono con un presunto appartenente alle forze dell’ordine per tutta la durata del tragitto. L’obiettivo era probabilmente mantenere la persona sotto pressione e impedirle di verificare autonomamente quanto stava accadendo.

Dopo l’uscita di casa, il complice avrebbe dovuto approfittare dell’assenza della vittima o assumere il controllo della conversazione. Il piano prevedeva infatti che denaro contante e oggetti preziosi venissero raccolti, elencati e consegnati al falso incaricato per una fantomatica verifica.


L’appello dopo il tentato raggiro

Alfieri ha invitato a non comunicare mai per telefono informazioni su contanti o beni di valore a chi dichiara di appartenere alle forze dell’ordine. In presenza di richieste simili, ha raccomandato di interrompere il contatto e rivolgersi senza ritardi ai numeri di pubblica utilità delle forze di polizia.

La vicenda si è così conclusa con l’intervento dei finanzieri e l’arresto dell’uomo arrivato all’abitazione. La telefonata, iniziata con il pretesto della targa clonata e della rapina, non ha portato alla consegna di denaro o gioielli.

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