Ex Ilva, l’aeroporto si ferma: i lavoratori sfidano il governo
La protesta a Genova è esplosa dopo l’annuncio di nuova cassa integrazione: gli operai chiedono garanzie sulla continuità produttiva e occupazionale.
Il Partito democratico chiede al governo di intervenire senza attendere oltre sulla crisi dell’ex Ilva di Cornigliano. «Alle promesse devono seguire atti concreti: l’esecutivo intervenga subito e si assuma tutte le responsabilità», hanno affermato Valentina Ghio e Alberto Pandolfo durante l’assemblea con i manifestanti.
I due parlamentari del Pd sollecitano inoltre Acciaierie d’Italia a revocare la comunicazione relativa alla cassa integrazione per Genova e a fornire impegni verificabili sul futuro dello stabilimento. La richiesta arriva mentre la protesta ha paralizzato lo scalo aeroportuale genovese.
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La Regione vede una possibile soluzione
Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, ha definito inatteso l’annuncio dei commissari straordinari sull’incremento della cassa integrazione. Secondo il governatore, però, la misura sarebbe collegata alle esigenze finanziarie dell’azienda e procederebbe insieme a un piano operativo per mantenere in funzione l’impianto.
In una comunicazione inviata venerdì alla Regione e alla Città Metropolitana, Acciaierie d’Italia avrebbe infatti chiesto il via libera alla lavorazione di coils per conto terzi. Bucci sostiene che questa strada potrebbe consentire di evitare lo stop della fabbrica fino all’arrivo del nuovo acquirente.
La protesta arriva in aeroporto
La tensione ha spinto gli addetti dell’ex Ilva a trasferire la mobilitazione all’aeroporto “Colombo” di Genova. In un primo momento era stato lasciato libero un passaggio per le attività dello scalo, ma successivamente anche quel corridoio è stato chiuso, con conseguenze sui voli.
Alla protesta hanno partecipato anche alcuni lavoratori di Ericsson, azienda che ha annunciato 131 licenziamenti. Il presidio si è trasformato così in una manifestazione più ampia contro l’incertezza occupazionale che coinvolge diverse realtà industriali del territorio.
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Il nodo della nuova cassa integrazione
All’origine della mobilitazione c’è la richiesta di un ulteriore periodo di cassa integrazione. La decisione è arrivata a pochi giorni dalle rassicurazioni secondo cui la produzione nello stabilimento genovese sarebbe proseguita almeno fino alla fine di novembre.
Michele De Palma, segretario generale della Fiom, ha chiesto alle istituzioni di intervenire con urgenza affinché vengano confermati gli impegni già prospettati sul piano produttivo e sul mantenimento dei posti di lavoro. Per i dipendenti, il nuovo annuncio mette in discussione una prospettiva che sembrava ormai definita.
Gli operai chiedono una risposta
Durante il presidio, Armando Palombo, rappresentante sindacale unitario della Fiom, ha promesso che i lavoratori non avrebbero lasciato lo scalo senza un chiarimento da parte dell’esecutivo. «Resteremo qui finché questo governo non ci darà una risposta chiara», ha gridato, ricevendo il sostegno dei presenti.
Palombo ha rivolto il suo appello anche ai commissari straordinari nominati dal governo, accusati dai manifestanti di non aver fornito finora indicazioni sufficienti sul futuro dell’impianto. La richiesta centrale resta una: conoscere quali garanzie esistano per la continuità dell’attività e per l’occupazione a Cornigliano.
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