Dolomiti sotto pressione: la lezione giapponese per salvare i sentieri
Dalla proposta di Reinhold Messner al modello di Kamikochi, ecco come prenotazioni, trasporti pubblici e segnalazione degli itinerari possono ridurre il sovraffollamento in montagna.
Le Dolomiti devono affrontare una presenza turistica sempre più concentrata negli stessi luoghi, soprattutto da parte di visitatori che arrivano per poche ore e non sempre conoscono i rischi dell’ambiente alpino. Per tutelare natura e sicurezza senza chiudere l’accesso alle montagne, Reinhold Messner ha indicato una possibile strada: prenotare l’ingresso in determinate aree per periodi prestabiliti, così da distribuire meglio le presenze.
Un’esperienza osservata in Giappone mostra che il controllo dei flussi può passare anche da strumenti pratici e da una diversa organizzazione degli accessi. Alessandro Carnevali, guida escursionistica e fondatore di Viaggio Selvaggio, ha visitato Kamikochi e l’area del Monte Yari, nelle Alpi giapponesi settentrionali, raccontando analogie e differenze rispetto alle Dolomiti.
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Il nodo delle presenze concentrate
Secondo la proposta di Messner, chi desidera visitare una zona potrebbe acquistare una fascia temporale, per esempio due giorni, pagando una cifra contenuta. Quando il numero massimo di prenotazioni fosse raggiunto, ai visitatori verrebbero suggerite altre date oppure destinazioni meno frequentate, come alternativa alle aree già sature.
L’obiettivo non sarebbe impedire l’esperienza della montagna, ma evitare che migliaia di persone si riversino contemporaneamente negli stessi punti. Il problema riguarda anche chi si ferma soltanto in giornata: la pressione si concentra, i parcheggi si riempiono e alcuni escursionisti affrontano percorsi impegnativi senza preparazione adeguata.
Kamikochi insegna a gestire i flussi
Kamikochi rappresenta una destinazione molto popolare: nel 2025 ha registrato circa 1,6 milioni di visitatori. Carnevali ha descritto l’impatto del turismo appena arrivato nella valle: “Ho avuto la sensazione di trovarmi in una delle zone più affollate delle Dolomiti, soprattutto nei pressi del Kappabashi Bridge”.
La località è collegata direttamente con Tokyo e con centri come Takayama e Matsumoto. La maggior parte dei turisti si concentra nella prima porzione della valle, mentre la presenza diminuisce lungo i tracciati più difficili, anche se su questo incidono sia la conformazione del territorio sia il modo in cui vengono regolati gli ingressi.
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Auto fuori dalla valle
A Kamikochi le automobili private non possono proseguire fino alla destinazione. Chi arriva in macchina deve lasciarla nei parcheggi situati più a valle e utilizzare poi autobus o taxi, una scelta che consente di servire una meta molto frequentata senza trasferire il traffico motorizzato nel cuore dell’area naturale.
Durante il viaggio, Carnevali ha inoltre osservato il Tozan Todoke, una scheda con cui gli escursionisti comunicano alle autorità il percorso previsto. “Mi ha colpito il sistema del Tozan Todoke”, ha spiegato, sottolineando il valore di uno strumento che permette di sapere quale itinerario intende seguire chi entra in montagna.
Una soluzione da adattare
Il confronto con il Giappone non può essere trasferito automaticamente sulle Dolomiti. Le due aree hanno caratteristiche geografiche differenti e anche l’organizzazione dei trasporti, dei sentieri e dei servizi non è la stessa.
Resta però un punto comune: la necessità di governare una domanda turistica molto elevata senza trasformare la tutela in un divieto generalizzato. Prenotazioni, mobilità collettiva e comunicazione dell’itinerario potrebbero diventare, insieme ad altre misure, strumenti per conciliare accessibilità, sicurezza e protezione dell’ambiente.
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