Euro in bilico: la crisi che può riscrivere l’Europa
Scontri sul bilancio, riarmo, debolezza economica e avanzata delle destre alimentano i dubbi sul futuro dell’Unione e della moneta unica.
L’Unione Europea affronta una fase di forte vulnerabilità, segnata da divisioni interne, stagnazione economica e crescente sfiducia nella sua capacità di incidere sulle grandi crisi internazionali. A preoccupare i mercati non è soltanto il rallentamento dell’economia: anche la tenuta dell’euro viene considerata meno scontata, mentre una parte dei capitali si orienta verso il dollaro.
Secondo questa lettura, Bruxelles ha perso il controllo di dossier decisivi, dall’energia alla tecnologia, e sembra affidarsi soprattutto all’aumento delle spese militari. Il risultato sarebbe un’Unione più esposta ai conflitti, ma non necessariamente più solida sul piano politico o strategico.
L’euro risente delle divisioni politiche
La crisi riguarda innanzitutto la direzione politica dell’Europa. La storica intesa tra Francia e Germania non appare più sufficiente a guidare i 27 Stati membri, mentre le forze contrarie all’integrazione europea guadagnano consensi in diversi Paesi. In Francia il Rassemblement National e in Germania l’AfD potrebbero arrivare al governo, oppure costringere comunque gli esecutivi a modificare le proprie posizioni.
In uno scenario simile, sostiene questa analisi, sarebbe difficile immaginare che governi guidati da forze nazionaliste accettino senza riserve le indicazioni della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e della Nato. Anche senza una vittoria elettorale delle destre, il loro rafforzamento potrebbe spingere Parigi e Berlino verso scelte più autonome, con conseguenze dirette sulla moneta unica.
Il bilancio europeo divide i governi
Uno dei nodi più delicati è il Quadro Finanziario Pluriennale relativo al periodo 2028-2034. La proposta avanzata da Ursula von der Leyen vale circa 2mila miliardi di euro, una cifra pari a poco più dell’1% del PIL complessivo dei 27 Paesi, ma il progetto incontra l’opposizione di Germania, Olanda, Austria, Finlandia, Svezia e Danimarca.
I governi del Nord chiedono una riduzione dell’ordine di centinaia di miliardi e vorrebbero concentrare maggiormente le risorse su difesa, competitività e innovazione. Roma, Madrid e Parigi, invece, si oppongono alla riduzione degli stanziamenti per l’agricoltura e per le aree economicamente più arretrate, tra cui il Mezzogiorno italiano. Il confronto rischia così di bloccare l’approvazione del bilancio entro il 2026.
Se il dossier arrivasse irrisolto al 2027, le campagne elettorali previste in Francia, Grecia, Italia, Polonia e Spagna potrebbero rendere ancora più aspro lo scontro. A pesare sarebbero anche le attese per una crisi finanziaria e del debito, indicata come possibile da molti economisti, oltre agli effetti politici di un’eventuale vittoria russa in Ucraina.
Riarmo e inflazione alimentano il malcontento
L’Unione viene descritta come priva di una strategia coerente in settori essenziali. La politica energetica resta fragile, l’Intelligenza Artificiale non è considerata un ambito nel quale l’Europa abbia assunto una posizione davvero competitiva e non esiste una difesa comune pienamente operativa.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Nonostante queste carenze, Ursula von der Leyen e Mark Rutte, alla guida rispettivamente dell’Unione Europea e della Nato, sostengono una linea orientata al rafforzamento militare e al confronto con la Russia, principale potenza energetica e nucleare mondiale. L’analisi critica questa impostazione perché potrebbe aumentare i rischi senza risolvere le debolezze strutturali dell’Europa.
Sul fronte economico, l’inflazione viene collegata alle conseguenze delle guerre sostenute da Donald Trump e Benjamin Netanyahu. L’orientamento della Banca Centrale Europea, guidata da Christine Lagarde, viene invece giudicato penalizzante perché l’aumento dei tassi potrebbe aggravare il rallentamento e spingere l’area verso una nuova recessione.
Verso un’Europa più confederale
Il ruolo della Nato, presentata come principale sostegno dell’Unione, appare a sua volta incerto. Donald Trump, secondo lo scenario delineato, sarebbe disposto a proteggere soltanto gli Stati europei più allineati agli interessi degli Stati Uniti. Questo renderebbe ancora più evidente la dipendenza strategica dei governi europei e la loro difficoltà a definire una posizione comune.
Di fronte alle tensioni, Francia e Germania potrebbero valutare il ritorno a una maggiore sovranità monetaria, fino a mettere in discussione i vincoli dell’eurozona. L’ipotesi non viene presentata come immediata, ma come possibile conseguenza di crisi politiche, finanziarie e sociali sempre più difficili da governare attraverso le istituzioni attuali.
Parigi e Berlino, tuttavia, avrebbero interesse a mantenere una forma di cooperazione per non perdere terreno nei confronti di Stati Uniti e Cina. Una soluzione potrebbe essere una nuova intesa monetaria, più flessibile rispetto all’assetto costruito dopo Maastricht e ispirata, per alcuni aspetti, all’esperienza dell’ECU.
In questa prospettiva, l’integrazione europea non scomparirebbe necessariamente, ma cambierebbe forma. Al posto di una struttura fortemente sovranazionale potrebbe affermarsi un coordinamento confederale, fondato su accordi variabili tra governi nazionali. La crisi dell’Unione, secondo questa impostazione, diventerebbe quindi anche l’occasione per ripensare un progetto europeo meno autoritario e più democratico.
Continua a leggere
Cerno-Vannacci, scontro sulla Rai: la solidarietà di La Russa
La presentazione di 2 di Picche ha riacceso il confronto sui contenuti LGBTQ+ in televisione, con accuse personali e una dura replica del direttore del Giornale.
Accumoli, la Cassazione riapre il caso Petrucci: nuovo Appello
La condanna a 8 mesi per il crollo del campanile è stata annullata con rinvio: l’ex sindaco tornerà davanti a una nuova Corte d’Appello.
Pizzaballa: dopo il 7 ottobre la pace resta lontana
Il patriarca di Gerusalemme descrive una Terra Santa segnata dalla violenza e invita a ricostruire fiducia, relazioni e futuro comune.
Garlasco, il nodo dei dati Dna: il Ris temeva il contenzioso
Nuovi documenti ricostruiscono i dubbi del reparto scientifico sui materiali richiesti dalla difesa di Alberto Stasi, mentre a Pavia si preparano nuove audizioni