Eredità digitale, cosa resterà davvero di noi dopo la morte
Account, abbonamenti, avatar e messaggi privati pongono interrogativi ancora senza risposte definitive: a Roma nasce un centro universitario dedicato al tema.
Una playlist acquistata online, le fotografie conservate in un archivio remoto o un profilo sui social non si trasmettono automaticamente agli eredi. Nell’economia digitale, infatti, molti contenuti non vengono posseduti ma utilizzati tramite un contratto, che può cessare con la morte dell’intestatario. Da qui nasce una domanda concreta: che cosa resterà accessibile ai familiari e che cosa, invece, rischia di sparire?
Gli abbonamenti non si ereditano automaticamente
Secondo Valeria Confortini, ordinaria di diritto privato all’Università Pegaso e direttrice del nuovo centro di ricerca sull’eredità digitale, il passaggio dai supporti fisici ai servizi in abbonamento ha cambiato la natura stessa dei beni lasciati dopo la morte. «Stiamo passando dalla proprietà all’accesso», spiega, sottolineando che molte risorse oggi dipendono da autorizzazioni concesse da piattaforme e fornitori.
Il contratto può prevedere la chiusura dell’accesso alla scomparsa dell’utente. Agli eredi potrebbe quindi non essere garantita la prosecuzione del servizio, anche se rimane aperta la questione della conservazione di alcune informazioni: per esempio il titolo e la composizione di una playlist, senza necessariamente trasferire il diritto di ascoltare i brani.
Servono regole anche senza testamento
In Italia non esiste un archivio unico nel quale registrare le proprie volontà digitali. Una possibilità è inserire indicazioni specifiche nel testamento e affidare a una persona il compito di attuarle; in alternativa, si possono utilizzare le funzioni predisposte dalle singole piattaforme. Meta consente di designare un contatto erede, mentre Google mette a disposizione strumenti per stabilire la sorte dell’account e di determinati dati.
Il testamento, però, resta uno strumento poco utilizzato. Per questo, osserva Confortini, occorrono disposizioni valide anche quando l’utente non ha lasciato istruzioni: «Sono fondamentali le regole “di default”». Il nodo riguarda non soltanto la cancellazione dei profili, ma anche l’accesso alle comunicazioni, ai documenti e agli archivi personali.
Avatar e identità oltre la vita
La tecnologia introduce un ulteriore livello di complessità. Attraverso fotografie, registrazioni, testi e altri dati raccolti nel tempo, un sistema di intelligenza artificiale può riprodurre sembianze, voce, gusti e modalità di conversazione di una persona deceduta. Ne può derivare un avatar capace di dialogare con i familiari, creato per iniziativa dei parenti, di un’azienda o della persona stessa quando era ancora viva.
Un caso recente si è verificato nel 2025 in Arizona. La famiglia di Christopher Pelkey, morto dopo una lite stradale, ha presentato davanti al giudice un intervento realizzato con il volto e la voce ricostruiti dell’uomo, durante il procedimento contro il responsabile della sua morte. Il testo pronunciato dall’avatar, tuttavia, era stato scritto dalla sorella sulla base di ciò che immaginava avrebbe detto Pelkey.
In Cina la ricostruzione digitale dei defunti ha assunto soprattutto una dimensione commerciale. Immagini, registrazioni vocali e informazioni personali vengono impiegate per creare rappresentazioni interattive di persone scomparse, alimentando un mercato che rende ancora più urgente definire limiti e responsabilità.
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Chi decide sul doppio digitale
Il quadro giuridico è ancora frammentario. Alcune norme italiane consentono a determinati soggetti di esercitare diritti sui dati di una persona morta, ma una parte rilevante dei rapporti dipende dai contratti stipulati con società straniere, sottoposti spesso a ordinamenti diversi.
Il conflitto può diventare particolarmente delicato quando la volontà del defunto contrasta con l’interesse economico degli eredi. Se una persona ha creato un avatar e ha stabilito che venga eliminato dopo la sua morte, ma quella rappresentazione produce ricavi significativi, non è ancora scontato quale interesse debba prevalere. Da una parte c’è la tutela dell’identità personale, dall’altra il valore patrimoniale che i successori vorrebbero conservare.
Privacy, messaggi e accesso selettivo
La gestione della posta elettronica mostra quanto sia difficile tracciare un confine. Conoscere il mittente, la data e l’oggetto di un messaggio non equivale a leggerne il contenuto: negli Stati Uniti questa distinzione è stata affrontata prima che altrove, anche perché i primi casi risalgono a oltre dieci anni fa. La Uniform Law Commission ha elaborato una disciplina poi adottata in gran parte degli Stati.
Una delle ipotesi di ricerca riguarda programmi capaci di separare in modo automatico ciò che è riservato da ciò che può essere messo a disposizione degli eredi. La decisione sui diritti di accesso spetterebbe al giurista, mentre gli specialisti informatici potrebbero tradurre quelle regole in funzioni integrate nei sistemi digitali.
A Roma nasce un centro interdisciplinare
Questi temi saranno al centro dell’incontro in programma a Roma il 30 settembre e il primo ottobre, in occasione dell’avvio del Jean Monnet Centre of Excellence on EU Digital Legacy dell’Università Pegaso. I lavori si svolgeranno nella sede di Piazza Santi Apostoli 49 e potranno essere seguiti anche a distanza; la seconda giornata comprenderà una lezione pubblica affidata ad Andrea Lavazza, professore di Filosofia morale.
L’iniziativa sarà aperta dal rettore Pierpaolo Limone e riunirà competenze diverse: diritto, filosofia, economia, scienze sociali e tecnologie dell’informazione. Tra i partecipanti sono previsti Vincenzo Zeno-Zencovich e Anna Chimenti, insieme a docenti provenienti da Atene, Lille, Kyiv, Maastricht, Oxford, Madrid, Londra ed Edinburgo.
L’obiettivo, spiega Confortini, è affrontare questioni che il diritto da solo non riesce ancora a risolvere. Le decisioni sulla sorte di account, dati e avatar coinvolgono infatti anche la riflessione sull’identità, i rapporti sociali, gli interessi economici e la progettazione tecnica dei sistemi che dovranno applicare le future regole.
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