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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Elettronica e natura, il paradosso al centro di Parade Électronique

La rassegna milanese festeggia il decimo anniversario con cinque settimane dedicate a suono, tecnologia e pratiche d’ascolto non convenzionali.

Il rapporto tra musica elettronica e natura non è necessariamente armonioso. Per Jacopo Cenni, autore di FLOEMA, l’uso di apparati e dispositivi tecnologici può anzi allontanare da un’esperienza ecologica, pur aprendo a forme immersive e quasi rituali di ascolto. È una delle questioni sollevate dalla decima edizione di Parade Électronique, in programma al Teatro Arsenale di Milano dal 3 ottobre all’8 novembre 2026.


L’elettronica oltre le categorie

Promossa da MMT Creative Lab, la rassegna propone cinque settimane di appuntamenti tra pomeriggio e sera. Il calendario accosta composizione, ricerca elettroacustica, improvvisazione, performance e linguaggi sviluppati nelle scene musicali più recenti, senza aderire a un unico stile.

A unire artisti di generazioni e provenienze diverse è l’impiego dell’elettronica come mezzo per comporre, trasformare e interrogare il suono. Nel decimo anniversario, Parade Électronique fa della propria evoluzione un elemento centrale: il programma cambia insieme alle pratiche musicali che attraversa e prova a leggere il presente attraverso nuovi vocabolari d’ascolto.

L’edizione 2026 porta il titolo “Pratiche di ascolto obliquo” e si inserisce nella stagione di MMT Creative Lab, intitolata “Omnia quae audire possit”. L’idea è spostare il punto di osservazione, mettendo in relazione suono, spazio, tecnologia e presenza senza affidarsi a classificazioni rigide.

Walter Prati, presidente di MMT Creative Lab, descrive il progetto come «una stagione della curiosità, aperta a generi musicali differenti con un unico comune denominatore: l’elettronica». Secondo Prati, la rassegna vuole guardare a esperienze geografiche e generazionali diverse, evitando i cliché e le tendenze passeggere.


FLOEMA mette in crisi il rapporto con la

Tra gli appuntamenti figura FLOEMA di Jacopo Cenni, compositore e dottorando a Cesena. Il titolo richiama il tessuto vegetale che distribuisce nella pianta la linfa elaborata e le sostanze nutritive; nella performance, questo riferimento diventa un’immagine per costruire masse sonore composte da molte sorgenti.

I flussi che formano il brano affiorano, si sovrappongono e tornano a mescolarsi, generando configurazioni differenti. Cenni considera il richiamo alla botanica soprattutto in senso poetico: non una trasposizione scientifica del funzionamento del floema, ma un modello per ragionare su capillarità, stratificazione e trasformazione della materia sonora.

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Il progetto si collega solo parzialmente al dottorato “Mandragora. Plant Morphology as an Integrated Compositional Architecture”. La ricerca principale studia come la morfologia delle piante possa influenzare la composizione musicale e coreografica, cercando un rapporto tra forma vegetale, movimento del corpo e produzione del suono.

FLOEMA nasce invece come un momento di approfondimento circoscritto, dedicato alle possibilità formali del materiale emerso da quel metodo. Cenni descrive il proprio percorso come trans-disciplinare, orientato a ridurre la distanza tra musica e corporalità, ma riconosce l’utilità di concentrarsi talvolta su un solo ambito prima di ricondurre i risultati a una visione più ampia.


Un ascolto immersivo ma non ecologico

Cenni non attribuisce alla musica elettronica un privilegio particolare nella riflessione sul rapporto con la natura. La presenza di strumenti, apparecchiature e oggetti tecnologici rende infatti questo linguaggio poco spontaneamente riconducibile al mondo naturale, mentre l’astrazione della composizione può entrare in contrasto con un approccio fondato sull’esperienza diretta e sui fenomeni.

Anche la percezione dei suoni può aumentare la distanza dal gesto che li produce. Quando l’origine di un evento acustico non è immediatamente riconoscibile, il rapporto con la materia e con l’azione fisica tende a farsi più mediato. Per questo, nella prospettiva del compositore, l’elettronica non è di per sé lo strumento più adatto per recuperare una consapevolezza ecologica.

Il suo interesse si concentra piuttosto sulla dimensione collettiva e immersiva dell’esperienza. La sovrapposizione di elementi eterogenei, la presenza nello spazio e gli sviluppi capaci di oltrepassare i significati iniziali possono trasformare il concerto in una sorta di rito contemporaneo, separato dalla liturgia ma ancora legato alla ricerca di una dimensione di trascendenza.

È proprio questo movimento tra distanza dalla natura e apertura a un’esperienza condivisa a inserirsi nella prospettiva di Parade Électronique. Il programma non propone una definizione stabile dell’elettronica, ma una serie di deviazioni e accostamenti attraverso cui ascoltare ciò che normalmente resta ai margini.

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