8.000Lettori online ora
Attualità 4 min di lettura1 ott

Educazione sessuale, il dato che riapre la sfida: 9 giovani su 10 la vogliono

A Milano il programma “A Luci Accese” restringerà il prossimo anno il proprio campo d’azione alle scuole secondarie di primo grado.

Per l’anno scolastico 2026-2027 l’iniziativa sarà rivolta agli istituti che sceglieranno di partecipare, con attività costruite insieme all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e nel rispetto delle regole oggi in vigore.

Il progetto, nato per accompagnare gli studenti sui temi dell’affettività e della sessualità, ha già raggiunto in tre anni 60 scuole, 623 classi e circa 18.825 ragazze e ragazzi. Dal 2025 il percorso è stato esteso anche alle scuole medie, con contenuti e metodi elaborati sotto la supervisione autonoma di un responsabile scientifico esterno.


A scuola i risultati sono più sicuri

I dati dell’Osservatorio “Giovani e Sessualità” mostrano differenze concrete tra chi ha seguito attività educative strutturate e chi non ne ha avute. Tra i primi, i rapporti completamente privi di protezione riguardano il 14,5% degli intervistati, contro il 18,5% registrato nell’altro gruppo.

La formazione sembra incidere anche sulla capacità di affrontare il tema con il partner: l’82,5% degli studenti coinvolti si sente in grado di chiedere l’uso del preservativo, mentre tra gli altri la percentuale scende al 73,2%. Inoltre, soltanto il 7,2% dichiara di non sapere come utilizzarlo correttamente, a fronte del 12,6% di chi non ha partecipato a simili percorsi.


Il progetto punta sulle scuole medie

Nel nuovo anno scolastico “A Luci Accese” sarà quindi concentrato esclusivamente sugli istituti secondari di primo grado di Milano. L’obiettivo è sostenere preadolescenti e adolescenti durante una fase delicata dello sviluppo emotivo e psicologico, attraverso incontri ai quali le scuole potranno aderire liberamente.

Laura Savarese, direttrice Affari regolatori e relazioni esterne di Reckitt Benckiser Healthcare (Italia) Spa, ha sottolineato la necessità di un intervento coordinato, fondato sulle indicazioni dell’Oms e affidato a figure competenti. Secondo Savarese, il confronto con studenti, famiglie ed esperti dovrebbe servire a costruire proposte solide e realmente partecipate.


Cresce il divario tra esperienze e strumenti

La nona edizione della ricerca, condotta con Skuola.net tra marzo e giugno 2026 su oltre 15.000 giovani dagli 11 ai 24 anni, descrive un avvicinamento sempre più precoce alla sessualità. Il 49,6% racconta di aver avuto il primo rapporto tra gli 11 e i 16 anni; l’11,1% lo colloca addirittura prima dei 13 anni, quasi quattro volte il valore del 2019, quando era pari al 3,1%.

Filippo Nimbi, psicologo e sessuologo clinico, professore associato di Psicologia clinica presso l’università eCampus e presidente eletto della European Federation of Sexology, ha osservato che l’accesso anticipato a contenuti e modelli digitali non coincide necessariamente con una maturazione emotiva altrettanto rapida. I ragazzi, ha spiegato, non cercano soltanto nozioni biologiche, ma anche strumenti per comprendere consenso, rispetto, emozioni e rischi legati alla rete.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Il 32,1% non ha usato il preservativo durante la prima esperienza sessuale; tra gli 11 e i 13 anni la quota sale al 69,8%. A dichiarare un utilizzo costante è il 45,6%, in diminuzione rispetto al 56,7% del 2019, mentre il 66,1% ha fatto ricorso almeno una volta al coito interrotto: un dato cresciuto dell’11,6% dal 2018 e del 6% rispetto al 2025.


Internet sostituisce spesso il dialogo

Per il 55,1% dei giovani la principale fonte di notizie su sessualità e contraccezione è il web. Il 37% ricorre a internet soprattutto per sottrarsi all’imbarazzo della conversazione, mentre appena il 7,8% si rivolge ai genitori o ad altri adulti di fiducia; il 9,3% non chiede informazioni a nessuno.

Anche in famiglia il confronto resta limitato: il 45,9% non ha mai affrontato l’argomento con i propri familiari. La difficoltà a parlare apertamente viene indicata come il principale ostacolo dal 42,7% degli intervistati.

La scuola, pur mostrando lacune, viene comunque considerata un luogo decisivo. Il 44,3% non ha mai discusso questi temi in classe e, tra chi ha partecipato a incontri, soltanto il 21% li ha ritenuti davvero utili.


Una richiesta condivisa dagli adulti

Nonostante queste criticità, il 90,3% dei giovani chiede che nelle scuole vengano attivati percorsi di educazione affettiva e sessuale. Per il 64,6% dovrebbero essere obbligatori, mentre il 72,4% preferirebbe che fossero condotti da medici, psicologi o altri specialisti, non dagli insegnanti. Tra le modalità più apprezzate figurano i gruppi di discussione e il confronto in classe, indicati dal 30,2%.

La stessa esigenza viene espressa dagli adulti: il 90,7% dei docenti e l’88,7% dei genitori si dichiara favorevole all’introduzione di questi insegnamenti. Quanto all’età di avvio, il 47,2% degli insegnanti e il 57% dei genitori li vorrebbe già nella scuola secondaria di primo grado.

Il tema si inserisce in un quadro normativo che prevede l’informazione preventiva delle famiglie sui contenuti e sulle modalità delle attività extracurricolari dedicate ad affettività e sessualità. I genitori possono autorizzare o rifiutare la partecipazione dei figli. Nelle ultime settimane il confronto pubblico si è inoltre intrecciato con una raccolta firme referendaria, conclusa con oltre 575.000 sottoscrizioni e il raggiungimento del quorum.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere