Educazione sessuale, i numeri che mettono la scuola davanti a una scelta
Milano sarà il centro della nuova fase di “A Luci Accese”, il programma di educazione affettiva e sessuale che nell’anno scolastico 2026-2027 si rivolgerà esclusivamente alle scuole secondarie di primo grado della città.
L’iniziativa, nata dalla collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, sarà proposta soltanto agli istituti interessati e si svolgerà nel rispetto delle norme attualmente in vigore.
La scelta di concentrarsi sulla preadolescenza arriva mentre i dati mostrano una crescente esposizione dei ragazzi a temi, contenuti e situazioni legati alla sessualità. L’indagine “Giovani e Sessualità”, realizzata da Durex con Skuola.net tra marzo e giugno 2026 su oltre 15.000 persone tra gli 11 e i 24 anni, evidenzia anche il possibile valore dei percorsi scolastici strutturati: chi vi ha preso parte riferisce comportamenti più prudenti rispetto agli altri.
I percorsi scolastici fanno la differenza
Tra gli studenti che hanno seguito attività educative, i rapporti totalmente privi di protezione risultano meno frequenti: 14,5%, contro il 18,5% registrato tra chi non ha partecipato a iniziative analoghe. Inoltre, l’82,5% dei primi si sente in grado di chiedere al partner l’uso del preservativo, mentre tra gli altri la percentuale scende al 73,2%.
Anche la conoscenza pratica dello strumento di protezione cambia: dichiara di non sapere come utilizzarlo correttamente il 7,2% degli studenti coinvolti nei percorsi, rispetto al 12,6% di quelli che non li hanno frequentati. “A Luci Accese”, attivo a Milano dal 2023, ha raggiunto in tre anni 60 scuole, 623 classi e circa 18.825 studenti.
Cresce la richiesta dei ragazzi
Il consenso verso l’educazione affettiva e sessuale a scuola resta molto ampio. Il 90,3% dei giovani intervistati vorrebbe che venissero attivati percorsi dedicati e il 64,6% li considera da rendere obbligatori. Per il 72,4%, inoltre, queste attività dovrebbero essere affidate a medici, psicologi e altri specialisti, non soltanto agli insegnanti.
Le modalità ritenute più utili sono quelle basate sul confronto: il 30,2% indica i gruppi di discussione e il dialogo in classe come strumenti preferibili. Tuttavia, il 44,3% racconta di non aver mai affrontato questi argomenti a scuola e, tra chi ha partecipato a incontri, appena il 21% li giudica realmente efficaci.
Esperienze più precoci e meno protezione
Quasi la metà del campione, il 49,6%, colloca il primo rapporto sessuale tra gli 11 e i 16 anni. L’11,1% afferma invece di averlo vissuto prima dei 13 anni: una quota quasi quattro volte superiore a quella rilevata nel 2019, quando era pari al 3,1%.
A questa anticipazione si associano condotte che possono aumentare i rischi per la salute. Il 32,1% non ha usato il preservativo in occasione del primo rapporto, percentuale che sale al 69,8% tra gli 11 e i 13 anni. Solo il 45,6% dice di adoperarlo sempre, in calo rispetto al 56,7% del 2019, mentre il 66,1% ha fatto ricorso almeno una volta al coito interrotto: il dato è cresciuto dell’11,6% dal 2018 e del 6% dal 2025.
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Famiglia e rete non bastano
Quando cercano spiegazioni su sessualità e contraccezione, il 55,1% dei giovani si affida soprattutto alla rete. Il 37% lo fa anche per sottrarsi all’imbarazzo del confronto diretto, mentre soltanto il 7,8% si rivolge ai genitori o ad altri adulti di riferimento; il 9,3% non chiede informazioni a nessuno.
Il dialogo in famiglia resta complicato: il 45,9% non ha mai affrontato il tema della sessualità tra le mura domestiche e il disagio viene indicato come principale ostacolo dal 42,7% degli intervistati. Secondo Filippo Nimbi, psicologo e sessuologo clinico, i ragazzi non chiedono soltanto nozioni biologiche, ma strumenti per capire consenso, emozioni, rispetto reciproco, relazioni e rischi legati all’ambiente digitale.
Anche gli adulti sostengono l’educazione
La domanda dei giovani trova riscontro nelle opinioni di famiglie e docenti. È favorevole all’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale il 90,7% degli insegnanti intervistati; tra questi, il 47,2% ritiene che il percorso debba cominciare già nella scuola secondaria di primo grado.
Tra i genitori il consenso raggiunge l’88,7%, con il 57% orientato a un avvio alle medie. Laura Savarese, direttrice Affari regolatori e relazioni esterne di Reckitt Benckiser Healthcare (Italia) Spa, ha sottolineato la necessità di un intervento coordinato, fondato sulle indicazioni dell’Oms e affidato a professionisti qualificati, coinvolgendo studenti, famiglie ed esperti.
La nuova cornice per le attività
Il tema si inserisce in un quadro normativo recentemente modificato. Le famiglie devono ricevere in anticipo informazioni sui contenuti e sulle modalità delle attività extracurriculari dedicate all’affettività e alla sessualità, così da poter decidere se autorizzare la partecipazione dei figli.
Il provvedimento ha alimentato il confronto pubblico proprio mentre si concludeva la raccolta firme per un referendum finalizzato a cambiare la disciplina vigente. L’iniziativa ha superato la soglia necessaria con oltre 575.000 firme, riportando al centro del dibattito il ruolo della scuola e il modo in cui accompagnare i più giovani nella crescita.
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