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Attualità 4 min di lettura3 ore fa

Economia sociale, la svolta parte dai territori: i numeri che pesano

A Firenze il Festival Nazionale di Economia Civile ha messo al centro cooperazione, sanità, sostenibilità e nuove politiche europee per le aree interne.

La serata del Festival Nazionale di Economia Civile si è chiusa con l’interpretazione di Lella Costa dedicata a “Madri della Repubblica”, spettacolo curato dalla Fondazione MUS.E per celebrare gli 80 anni dell’Assemblea Costituente. Il lavoro prende spunto anche dal volume “Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica”, dedicato a Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin e firmato da Leonardo Brancaccio.

L’appuntamento, ospitato a Firenze, nasce da un progetto di Federcasse, l’Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen, insieme a Confcooperative. L’organizzazione e la progettazione sono state affidate a NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo e Assimoco.


Un settore ormai centrale

Maria Teresa Bellucci ha ricordato che in Italia l’economia sociale comprende oltre 428.000 organizzazioni, più di 1,8 milioni di addetti e oltre 4,6 milioni di volontari. Numeri che, secondo la Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, descrivono una componente strutturale del sistema nazionale, non una realtà secondaria.

La linea indicata dal governo punta a rendere questo modello una parte stabile dello sviluppo del Paese. Per Lucia Albano, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, associazioni, cooperative, sport e cultura contribuiscono al bene comune attraverso attività spesso poco visibili, ma capaci di incidere sulla vita collettiva.

Maurizio Gardini ha collegato il ruolo della cooperazione alle difficoltà delle aree più fragili. Il presidente di Confcooperative ha sottolineato la necessità di mettere le persone davanti al capitale, destinare le riserve indivisibili alle generazioni future e costruire risposte nei settori agricolo, bancario, lavorativo e dell’assistenza sociale.


Sanità, prevenzione e disuguaglianze

Nel confronto dedicato al rapporto tra economia civile e salute, Orazio Schillaci ha richiamato i principi di universalità, uguaglianza ed equità del servizio sanitario. Il Ministro della Salute ha anticipato i contenuti essenziali del Rapporto nazionale sul Razionamento Sanitario 2026 e dei nuovi approfondimenti Regionali, indicando tra le difficoltà principali l’invecchiamento della popolazione, la non autosufficienza, la carenza di professionisti e le differenze tra territori.

«Un sistema sanitario universalistico è un fattore di coesione sociale», ha affermato Schillaci, spiegando che la tutela pubblica deve consentire a ogni persona di ricevere cure adeguate senza che il reddito o il luogo di residenza diventino ostacoli. L’aumento delle risorse, ha aggiunto, deve essere accompagnato da programmazione e da un impiego più efficace dei fondi disponibili.

Annamaria Colao ha indicato nella prevenzione e nella riduzione del ricorso agli ospedali due priorità per ripensare l’assistenza rispetto a 20 anni fa. La Vice Presidente del Consiglio Superiore di Sanità ha inoltre evidenziato il peso degli infermieri e delle altre professioni sanitarie, oltre a quello dei medici.

Marco Marcocci ha proposto una rete stabile tra soggetti attivi in ambiti diversi ma complementari. Una maggiore integrazione, secondo il Vice presidente nazionale con delega al welfare di Confcooperative, potrebbe evitare sprechi e consentire di recuperare risorse.

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Europa e territori da rilanciare

Raffaele Fitto ha posto al centro il rafforzamento delle aree interne e rurali. Nel panel dedicato al nuovo ruolo dell’Europa, il Vicepresidente Esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le riforme ha spiegato che la Commissione presenterà a gennaio una strategia per questi territori, con particolare attenzione alle nuove generazioni e al diritto di rimanere nei luoghi d’origine.

Il documento dovrebbe orientare anche le scelte del futuro piano nazionale e regionale di partenariato, in vista del prossimo bilancio. L’obiettivo indicato è permettere alle realtà locali di partecipare al rafforzamento europeo e di beneficiare di politiche più mirate.

Per Augusto dell’Erba, la buona economia deve prendere forma nei territori e attraverso la collaborazione. Il presidente di Federcasse-BCC ha attribuito al mondo cooperativo un ruolo rilevante nella costruzione di valore, ricchezza e risparmio, chiedendo che questi elementi si traducano in risultati concreti nell’economia reale.


Dalla crescita alla felicità

La seconda giornata di lavori era stata aperta da Sara Funaro e Leonardo Becchetti con una riflessione sul rapporto tra economia e felicità. Nella Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, le immagini militari e territoriali affrescate da Giorgio Vasari hanno fatto da sfondo all’ottava edizione del Festival, intitolata “EUconomia. L’Economia che fa bene. Il rumore della foresta che cresce”.

Becchetti ha contestato l’idea che ogni vantaggio per qualcuno debba corrispondere a una perdita per qualcun altro. La cooperazione, ha spiegato il Direttore del Festival Nazionale di Economia Civile, permette invece di considerare la vita come un gioco a somma positiva, anche se la capacità di collaborare non viene insegnata adeguatamente a scuola.

Nel suo intervento ha citato anche la crescita delle fonti rinnovabili, che oggi producono il 34% dell’energia elettrica mondiale. Il percorso indicato passa dal semplice riferimento al Pil a una misurazione più attenta della felicità e richiede, soprattutto, intelligenza relazionale.

Funaro ha infine richiamato il compito degli amministratori: non inseguire soltanto il consenso, ma adottare politiche calibrate sui bisogni differenti delle comunità. La Sindaca ha annunciato il lavoro preparatorio per un’iniziativa che dovrebbe riunire 100 sindaci italiani e mediterranei con l’obiettivo di coordinare le politiche di sostenibilità ambientale.

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