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Attualità 4 min di lettura4 ore fa

Economia civile, la sfida dei territori: oltre 428mila realtà in campo

A Firenze il Festival nazionale mette insieme istituzioni, sanità e cooperazione per discutere di sostenibilità, coesione sociale e sviluppo lontano dai grandi centri.

Oltre 428.000 organizzazioni, più di 1,8 milioni di lavoratori e 4,6 milioni di volontari: sono i numeri dell’economia sociale richiamati durante il Festival Nazionale di Economia Civile, ospitato a Firenze. Un sistema che, secondo gli interventi della giornata, può incidere sulle disuguaglianze territoriali, sulla sanità e sulle politiche di sviluppo.

La manifestazione è nata da un’idea di Federcasse, l’Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen, con la promozione di Confcooperative e la progettazione affidata a NeXt – Nuova Economia per Tutti. Tra i soggetti che hanno contribuito figurano Fondosviluppo e Assimoco.


Dalla Costituzione alla cooperazione

La serata di giovedì si è conclusa con Lella Costa, impegnata in una lettura dedicata a “Madri della Repubblica”, spettacolo curato dalla Fondazione MUS.E per ricordare gli 80 anni dell’Assemblea Costituente. Il lavoro prende spunto anche dal volume “Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica”, dedicato a Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin, scritto da Leonardo Brancaccio.

Il richiamo alla storia istituzionale ha fatto da cornice a un festival che concentra il dibattito sul rapporto tra crescita, responsabilità collettiva e qualità della vita. Il tema dell’ottava edizione è “EUconomia. L’Economia che fa bene. Il rumore della foresta che cresce”.


Il benessere supera la logica dello scontro

Ad aprire la seconda giornata sono stati la sindaca di Firenze Sara Funaro e Leonardo Becchetti, direttore del Festival. Al centro della discussione è comparsa la necessità di abbandonare l’idea secondo cui ogni vantaggio per qualcuno debba tradursi in una perdita per qualcun altro.

Becchetti ha contrapposto a questa visione il modello della somma positiva, fondato sulla collaborazione e sulle relazioni. Ha inoltre collegato la transizione energetica al passaggio da una misurazione concentrata sul prodotto interno lordo a una prospettiva più attenta alla felicità, ricordando che oggi il 34% dell’elettricità mondiale arriva da fonti rinnovabili.

Funaro ha sottolineato che gli amministratori non dovrebbero inseguire soltanto il consenso, ma adottare interventi calibrati sulle diverse necessità della popolazione. La sindaca ha poi annunciato il lavoro preparatorio per un incontro che coinvolgerà 100 sindaci italiani e dell’area mediterranea sulle politiche ambientali.


Europa e futuro delle aree interne

Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le riforme, ha posto l’accento sul rafforzamento dei territori. Nel suo intervento ha indicato nelle aree interne e rurali una priorità del confronto europeo, con particolare attenzione alle nuove generazioni e alla possibilità di restare nei luoghi d’origine.

La Commissione europea, ha spiegato Fitto, presenterà a gennaio una strategia per le aree interne. Il documento dovrebbe orientare anche le decisioni legate ai futuri strumenti di programmazione nazionale e regionale e al prossimo bilancio.

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Augusto dell’Erba, presidente di Federcasse-BCC, ha invece descritto la cooperazione come uno dei pilastri dell’economia sociale. A suo giudizio, servono politiche capaci di trasformare il confronto pubblico in valore concreto, nuova ricchezza e risparmio prodotto dall’economia reale, non soltanto amministrato.


La sanità tra equità e prevenzione

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha presentato in sintesi i contenuti del Rapporto nazionale sul Razionamento Sanitario 2026 e dei nuovi approfondimenti regionali. Ha ricordato che il servizio sanitario deve garantire universalità, uguaglianza ed equità, assicurando cure adeguate anche a chi vive in condizioni economiche difficili o in territori meno serviti.

Tra le criticità indicate figurano l’invecchiamento della popolazione, la non autosufficienza, la mancanza di alcune professionalità e le differenze tra le regioni. Per Schillaci, l’aumento delle risorse deve essere accompagnato da una programmazione più efficace: «Un sistema sanitario universalistico è un fattore di coesione sociale».

Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha richiamato la necessità di rafforzare la prevenzione e di spostare una parte dell’assistenza fuori dagli ospedali. Ha inoltre osservato che il sistema ha bisogno non solo di medici, ma anche di infermieri e delle numerose altre figure sanitarie.

Marco Marcocci, vicepresidente nazionale di Confcooperative con delega al welfare, ha proposto una rete stabile tra soggetti impegnati in ambiti differenti ma complementari. Una maggiore integrazione, ha sostenuto, potrebbe evitare sprechi e rendere più produttivo l’impiego delle risorse disponibili.


Un settore che chiede spazio

Lucia Albano, sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha parlato di un’economia spesso poco visibile, ma presente nelle associazioni, nella cooperazione, nello sport e nella cultura. In questi ambiti, ha spiegato, si costruiscono pratiche orientate alla dignità della persona, alla cura del bene comune e alla responsabilità sociale.

Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, ha indicato nelle cooperative uno strumento per affrontare le fratture territoriali e sostenere le comunità più fragili. Il modello, secondo Gardini, deve mettere le persone davanti al capitale, proteggere le riserve destinate alle generazioni future e offrire progetti nei settori agricolo, bancario, lavorativo e assistenziale.

Maria Teresa Bellucci, viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha definito l’economia sociale una componente non marginale del sistema nazionale. I dati sugli addetti e sui volontari, ha detto, mostrano la dimensione raggiunta dal comparto e la volontà del governo di renderlo una parte stabile del modello di sviluppo italiano.

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