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Attualità 5 min di lettura1 ott

Droni e minacce nucleari: il Baltico sfiora il punto di rottura

Kaliningrad è al centro di una nuova escalation tra Mosca e Nato, mentre la guerra tecnologica e il timore di incidenti spingono l’Europa verso una fase più rischiosa.

A rendere più vulnerabili le difese ucraine è anche la diffusione dei nuovi droni a propulsione a reazione. Per fermarli servono soprattutto missili terra-aria o aria-aria, sistemi che Kiev non sta ricevendo in quantità sufficienti. Il risultato è un divario sempre più evidente tra la rapidità con cui Mosca produce questi velivoli e la capacità ucraina di neutralizzarli.


La nuova minaccia arriva dal cielo

I Geran 4 e Geran 5 hanno caratteristiche vicine a quelle dei missili da crociera, ma vengono realizzati a una frazione del costo e in tempi molto più brevi. La produzione russa ha ormai raggiunto quasi 3.000 esemplari al mese, con una tendenza ancora crescente.

Questi velivoli stanno mettendo sotto pressione l’intero sistema difensivo ucraino. La loro comparsa rende rapidamente superati strumenti entrati in servizio soltanto pochi mesi prima e conferma quanto la guerra tecnologica stia modificando gli equilibri sul campo.


Due fratelli alla guida digitale

Nella risposta ucraina alla guerra ha assunto un ruolo di rilievo Oleksii Reva, maggiore e dal 23 settembre viceministro della Difesa con responsabilità sulla digitalizzazione. Il suo percorso non è quello tradizionale di un alto dirigente militare: dopo gli studi al Politecnico di Poltava e la formazione aeronautica, aveva lavorato nel settore civile insieme al gemello Ihor, tra tecnologie digitali e produzioni televisive.

Con l’invasione entrambi si sono arruolati nelle forze territoriali nella regione di Poltava, per poi passare alla 47ª brigata Magura. Dopo l’addestramento in Germania presero parte alla grande offensiva dell’estate 2023, conclusasi senza i risultati sperati. Dal 2024 hanno trasferito le proprie competenze alle forze armate, occupandosi della preparazione degli ufficiali dell’Aeronautica e collaborando con i servizi militari e lo Stato maggiore.

Il loro lavoro ha portato alla creazione di una piattaforma digitale per amministrare le pratiche del personale, al posto dei vecchi fascicoli cartacei, e di una rete per distribuire dati operativi e informazioni ai reparti attraverso dispositivi portatili. Ihor Reva è stato nominato viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture; Oleksii ha ricevuto l’incarico alla Difesa. La promozione di entrambi riflette il peso attribuito da Kiev alla modernizzazione digitale dello strumento militare.


L’Europa teme l’incidente

Nel frattempo, il margine per mantenere la calma si restringe. Droni e missili si avvicinano con frequenza alle frontiere europee e talvolta le attraversano, costringendo i caccia della Nato a intervenire. Anche i jet militari russi continuano a entrare senza autorizzazione né preavviso nelle rotte aeree delle Repubbliche baltiche: episodi di questo tipo si ripetono da 22 anni, mentre gli attacchi informatici contro quei Paesi risalgono al 2004.

Un elicottero decollato da Kaliningrad è penetrato per pochi secondi nello spazio aereo polacco. Per Varsavia, Tallinn, Riga e Vilnius un attacco russo non appare imminente, ma molti governi dell’area considerano possibile un conflitto nei prossimi anni. Una percezione analoga si sta facendo strada nei Paesi scandinavi e alimenta, almeno in alcuni ambienti, l’idea di affrontare Mosca prima che possa recuperare pienamente le forze impegnate in Ucraina.

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Rutte invita a non cedere

Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha escluso, per il momento, l’esistenza di un pericolo immediato per i territori dell’Alleanza. «Non vi è alcuna minaccia imminente per il territorio della Nato: se dovesse verificarsi un rafforzamento militare, lo noteremmo e lo affronteremmo», ha detto mercoledì, sottolineando che gli alleati si sono preparati proprio a eventualità di questo tipo.

Rutte ha inoltre ridimensionato il rischio di un ricorso russo all’arma atomica, sostenendo che Vladimir Putin sa di non poter prevalere contro la Nato. Secondo la sua analisi, la difficoltà russa sul fronte ucraino spinge il Cremlino a cercare di destabilizzare l’attenzione occidentale. La risposta, a suo giudizio, consiste nel restare uniti, aumentare gli investimenti e garantire a Kiev gli strumenti necessari per continuare a combattere.


Kaliningrad al centro dello scontro

La tensione si è concentrata sulle esercitazioni militari che hanno simulato l’isolamento di Kaliningrad, l’exclave russa sul Mar Baltico circondata dal territorio polacco e lituano. Durante le manovre, la Nato ha mostrato sistemi di disturbo elettronico capaci di interferire con radar e sensori, mettendo in evidenza il vantaggio tecnologico occidentale.

Mosca ha risposto richiamando il proprio arsenale nucleare. In un documento ufficiale ha evocato la possibilità di usarlo per proteggere Kaliningrad e ha indicato un elevato rischio di conflitto armato, compresa l’eventualità di colpire i centri decisionali dei Paesi membri dell’Alleanza. La Nato ha ribadito la propria natura difensiva, condannato le minacce e chiesto la fine della guerra in Ucraina.


La deterrenza non basta

Rutte considera il confronto militare in Ucraina e la capacità di deterrenza europea gli strumenti principali per contenere il Cremlino. «Il miglior modo di comportarsi con Putin è mantenere la calma e continuare a fare quello che la Nato sa fare meglio», ha affermato, invitando gli alleati a non lasciarsi paralizzare dalla retorica nucleare.

Tuttavia, la strategia della fermezza non può sostituire le decisioni dei singoli governi né un’iniziativa diplomatica. La Nato può prepararsi a respingere un’aggressione e dimostrare la propria disponibilità a reagire, ma senza un percorso politico capace di costruire una pace giusta in Ucraina il rischio di escalation nel Baltico resta aperto.

Il monito storico evocato da Winston Churchill conserva così un significato particolare. Ricordando un colloquio con Theodore Roosevelt all’inizio della Seconda guerra mondiale, Churchill definì quel conflitto «la guerra non necessaria», perché avrebbe potuto essere evitato. Oggi il contesto è diverso e comprende le armi nucleari, ma l’assenza di un canale diplomatico efficace rende ancora più pericoloso ogni errore di calcolo.

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