Dopo la morte, chi eredita la nostra vita digitale
Account, abbonamenti, dati personali e avatar generati dall’intelligenza artificiale aprono interrogativi ancora senza risposte definitive.
La nostra eredità non è più fatta soltanto di oggetti acquistati e conservati nel tempo. Oggi molti contenuti dipendono da servizi in abbonamento e dal diritto di accesso a risorse che restano di proprietà delle piattaforme: con la morte dell’utente, quell’accesso potrebbe cessare e cancellare una parte della sua storia digitale. «Stiamo passando dalla proprietà all’accesso», osserva Valeria Confortini, ordinaria di diritto privato all’Università Pegaso.
L’eredità senza istruzioni
Il problema riguarda anche chi non ha mai pensato di lasciare disposizioni precise. In Italia non esiste un archivio unico per organizzare account, messaggi, fotografie e documenti digitali; una possibilità resta quella di affidare le proprie volontà a un testamento, indicando anche una persona incaricata di attuarle.
Le piattaforme offrono strumenti parziali. Meta consente di designare un contatto erede, mentre Google permette di stabilire che cosa fare dell’account e di alcuni dati dopo un determinato periodo di inattività. Poiché il testamento viene utilizzato da una parte limitata della popolazione, secondo Confortini servono soprattutto regole automatiche valide quando l’utente non ha lasciato alcuna indicazione.
Quando l’avatar continua a parlare
La questione, però, non si limita al recupero di fotografie da un archivio online o alla chiusura di un profilo. I dati accumulati durante una vita possono essere impiegati per ricostruire voce, aspetto, preferenze e stile comunicativo, fino a realizzare una presenza artificiale capace di dialogare con i familiari.
Nel 2025, in Arizona, i parenti di Christopher Pelkey, morto dopo una lite stradale, hanno fatto ricreare con l’intelligenza artificiale il suo volto e la sua voce durante l’udienza per la condanna dell’autore dell’omicidio. Il testo pronunciato non apparteneva a Pelkey: era stato scritto dalla sorella sulla base di ciò che, a suo giudizio, avrebbe potuto dire. In Cina, invece, la ricostruzione digitale dei defunti viene proposta soprattutto come servizio commerciale, utilizzando immagini, registrazioni e altre informazioni personali.
La legge tra privacy e interessi
La normativa già esistente affronta soltanto una parte del fenomeno. Alcuni soggetti possono esercitare determinati diritti sui dati di una persona deceduta, ma la disciplina resta frammentata e spesso si intreccia con i contratti stipulati con fornitori sottoposti a ordinamenti stranieri.
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Il conflitto diventa particolarmente evidente quando il defunto aveva previsto una scelta precisa. Se una persona avesse ordinato la cancellazione del proprio avatar, ma quella riproduzione avesse acquisito un consistente valore economico, gli eredi potrebbero volerla mantenere. «Non è ancora chiaro se debba prevalere sempre la volontà della persona rappresentata oppure l’interesse economico dei successori», spiega Confortini: identità personale e patrimonio possono così entrare in collisione.
Filtri digitali per i contenuti privati
Un possibile percorso consiste nel distinguere ciò che può essere consegnato agli eredi dalle comunicazioni strettamente riservate. Negli Stati Uniti, dove i primi casi sono emersi prima che in altri Paesi, una disciplina elaborata dalla Uniform Law Commission distingue il contenuto di un messaggio dai relativi dati esterni, come mittente, data di invio e oggetto.
Su questa base si potrebbero sviluppare strumenti capaci di selezionare automaticamente i materiali accessibili. La decisione su titolari e limiti dell’accesso spetterebbe al diritto; i tecnici potrebbero invece tradurre quelle prescrizioni in funzioni incorporate nei programmi.
Un centro per una sfida globale
Sono questi alcuni degli interrogativi affrontati dal Centro di eccellenza Jean Monnet sull’eredità digitale dell’Unione europea dell’Università Pegaso, inaugurato a Roma il 30 settembre e il primo ottobre. Gli incontri si svolgono nella sede di Piazza Santi Apostoli 49 e prevedono anche la partecipazione a distanza; la seconda giornata comprende una lezione pubblica affidata ad Andrea Lavazza, professore di Filosofia morale.
Il progetto riunisce studiosi di diritto, filosofia, economia, scienze sociali e tecnologie dell’informazione. Dopo l’intervento del rettore Pierpaolo Limone, sono previsti contributi di Vincenzo Zeno-Zencovich, Anna Chimenti e docenti provenienti da Atene, Lille, Kyiv, Maastricht, Oxford, Madrid, Londra ed Edimburgo. A coordinare il Centro è Confortini, secondo cui le decisioni sull’eredità digitale vengono spesso assunte già durante la vita, anche senza che le persone ne siano pienamente consapevoli.
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