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Attualità 3 min di lettura39 min fa

Ucraina, il piano Bettini spacca i dem: armi sì, ma solo dopo la tregua

L’ex parlamentare propone un cessate il fuoco, una fascia demilitarizzata sotto garanzia Onu e l’ingresso di Kiev nell’Ue, escludendo però la Nato.

Nel centrosinistra torna a esplodere il confronto sul sostegno militare all’Ucraina. A riaccendere la discussione è Goffredo Bettini, che propone di legare l’eventuale invio di armi difensive all’avvio di una tregua e di costruire su questa base una posizione condivisa.


Bettini lega le armi alla tregua

La proposta è contenuta in una lettera pubblicata dal Corriere della sera. L’ex parlamentare invita a non affrontare la questione limitandosi alla contrapposizione tra favorevoli e contrari alle armi, ma a chiedersi quale obiettivo strategico debbano sostenere e quale futuro assetto di sicurezza si voglia delineare per Europa, Russia e Ucraina.

Nel suo schema, un negoziato reale dovrebbe partire da una sospensione dei combattimenti lungo la linea del fronte. Bettini immagina inoltre una zona demilitarizzata controllata da forze neutrali sotto la bandiera dell’Onu. In questo quadro, ha scritto, «durante il percorso di tregua è legittimo e necessario aiutare con armamenti difensivi la parte ancora libera dell’Ucraina», così da limitarne ulteriori sofferenze mentre si tratta.

La prospettiva politica indicata dall’ex dirigente dem comprende anche l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, ma non alla Nato. L’obiettivo dichiarato è superare lo stallo interno alla coalizione progressista, divisa da mesi sulle modalità del sostegno a Kiev.


Conte vede una possibile svolta

Giuseppe Conte ha accolto con favore l’intervento di Bettini, riconoscendogli il merito di aver affrontato il conflitto senza semplificazioni. Il leader del Movimento 5 Stelle ha sostenuto che all’Europa serva un ruolo diverso da quello di un gruppo di Paesi impegnati a proseguire una guerra per procura e ha chiesto un cambio di direzione.

Conte ha aggiunto che l’Ucraina deve essere aiutata, ma non necessariamente attraverso lo stesso ricorso alle forniture militari seguito finora. A suo giudizio, la proposta di Bettini prova a spostare il confronto sul terreno delle condizioni concrete per una trattativa e di un possibile accordo.

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Anche Andrea Orlando ha giudicato utile lo sforzo di entrare nel merito degli obiettivi diplomatici. Intervenendo a Omnibus su La7, l’ex ministro dem ha osservato che non basta affiancare la parola diplomazia alla richiesta di inviare armi: occorre indicare, almeno in via ipotetica, quale potrebbe essere l’esito del negoziato. Orlando ha però escluso che esista una formula immediata capace di mettere tutti d’accordo.


I riformisti dem alzano il tono

La componente riformista del Partito democratico, più vicina alla linea del sostegno senza condizioni a Kiev, ha reagito in modo opposto. La senatrice Sandra Zampa ha accusato Bettini di proporre, in sostanza, di lasciare l’Ucraina al proprio destino e ha definito infondate le argomentazioni utilizzate. La parlamentare ha ribadito che continuerà a schierarsi accanto a Kiev.

Filippo Sensi ha scelto toni ancora più polemici. Il senatore ha criticato la ricerca di una formula che, a suo avviso, permetta di mascherare una posizione ambigua davanti agli alleati più vicini alle tesi di Vannacci. Con ironia, ha sostenuto che anche le armi potrebbero essere chiamate con un altro nome, purché vengano comunque fornite.

Il confronto, dunque, resta aperto su due piani: da una parte la richiesta di subordinare il sostegno militare a un percorso negoziale; dall’altra la convinzione che indebolire l’aiuto a Kiev significherebbe abbandonarla nel pieno del conflitto.

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