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Attualità 3 min di lettura46 min fa

Israele lo vieta, l’Italia lo porta in 130 sale: il caso The Bibi Files

La proiezione romana del documentario di Alexis Bloom è stata trasmessa in contemporanea in tutta Italia, con immagini inedite sugli interrogatori di Netanyahu e della sua famiglia.

La censura israeliana non ha impedito a The Bibi Files di raggiungere il pubblico italiano. La proiezione al Cinema 4 Fontane di Roma è diventata il centro di una serata nazionale, con 130 sale collegate e la partecipazione della regista Alexis Bloom, di Giulia Innocenzi e di Maddalena Oliva.

Il documentario ricostruisce, attraverso materiali riservati, i passaggi più delicati della vicenda politica e giudiziaria di Benjamin Netanyahu. Tra i contenuti principali ci sono i video degli interrogatori condotti dalla polizia israeliana nell’ambito delle indagini per corruzione che coinvolgono il primo ministro, la moglie, il figlio e altre figure vicine al suo ambiente.


Un film tra inchiesta e censura

La pellicola arriva in Italia in un momento considerato particolarmente significativo: a pochi giorni dall’anniversario del 7 ottobre e a circa un mese dalle elezioni in Israele. Maddalena Oliva, condirettrice de Il Fatto Quotidiano, ha sottolineato come il lavoro permetta di ripercorrere il cammino dai procedimenti per corruzione alle proteste contro la riforma della giustizia, fino all’attacco del 7 ottobre e alla successiva guerra a Gaza.

Giulia Innocenzi ha raccontato di essere venuta a conoscenza del progetto quasi per caso. Dopo la visione, la sua organizzazione Pueblo Unido ha contattato il produttore e regista premio Oscar Alex Gibney, lavorando poi per favorire la distribuzione del film in Italia. Secondo quanto riferito, Netanyahu avrebbe tentato di fermare la pellicola prima della presentazione inaugurale al Festival di Toronto, proprio per la presenza delle registrazioni degli interrogatori.

Alexis Bloom, presente a Roma, ha evidenziato gli ostacoli incontrati durante la realizzazione dell’opera: «È molto difficile realizzare un film politico di questi tempi. È molto difficile realizzare un film d’inchiesta ed è molto difficile realizzare un film su Israele e Palestina». Al termine della serata ha inoltre spiegato che diverse piattaforme digitali non hanno accettato di distribuire il documentario.

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Gli interrogatori al centro del dibattito

La forza del film, secondo i presenti, risiede soprattutto nella possibilità di ascoltare direttamente le deposizioni raccolte dagli investigatori. Michele Santoro, intervenuto dopo la proiezione, ha definito quelle immagini «un documento importantissimo», perché mostrano gli interrogatori senza filtri e restituiscono un elemento raro per comprendere le accuse rivolte al premier israeliano.

Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, ha collegato il contenuto del documentario alla gestione dei conflitti e alla permanenza di una situazione d’emergenza. Nella sua lettura, le guerre avrebbero anche l’effetto di impedire la conclusione giudiziaria dei procedimenti per corruzione e di mantenere Netanyahu in una posizione politica favorevole. Travaglio ha inoltre ricordato le dichiarazioni attribuite al premier sul sostegno ad Hamas, emerse durante gli interrogatori davanti alla polizia.


A Roma giornalisti e volti noti

Alla proiezione hanno partecipato numerosi esponenti del giornalismo e della cultura. Tra il pubblico c’erano Massimo Giletti, Michele Santoro, Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, e Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita.

Presenti anche Francesca Fornario, Gabriele Mainetti e Laura Morante. La serata romana ha così riunito il pubblico in sala e quello collegato dalle altre 130 strutture italiane, trasformando l’uscita del documentario in un appuntamento nazionale sul rapporto tra politica, giustizia e conflitto in Israele.

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