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Attualità 5 min di lettura43 min fa

Doncic al comando, LeBron a Philadelphia: i 5 nodi della NBA

La stagione al via il 20 ottobre mette subito sotto esame i Lakers di Doncic, l’ultimo tentativo di LeBron, San Antonio, Oklahoma City e i campioni di New York.

Luka Doncic è chiamato a raccogliere l’eredità più ingombrante della NBA, mentre LeBron James prepara a Philadelphia quello che potrebbe essere l’ultimo assalto al titolo. Sono loro, più ancora del calendario, a concentrare i dubbi di una stagione che inizierà il 20 ottobre e che, come ogni anno, promette analisi, pronostici e inevitabili sorprese.

Le previsioni, del resto, raramente resistono al campo. Dodici mesi fa in pochi avrebbero indicato i New York Knicks come campioni, perciò conviene osservare con attenzione le principali questioni aperte prima di trasformare le ipotesi in certezze.

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Doncic deve trovare i suoi alleati

La trasformazione dei Los Angeles Lakers non è partita dalle fondamenta: con Doncic, il punto di riferimento resta comunque una stella capace di impedire alla squadra di scivolare in fondo. L’addio a LeBron James, però, è stato gestito senza particolare riguardo, quasi fosse un elemento secondario del progetto. Il tema centrale riguarda soprattutto la costruzione del gruppo: i nuovi Lakers sono davvero pensati per esaltare il gioco dello sloveno?

Nel momento più alto della sua esperienza a Dallas, le finali del 2024, Doncic controllava gran parte dei possessi e creava molto per sé. Aveva però bisogno di bersagli affidabili: un centro verticale come Daniel Gafford, pronto a chiudere sopra il ferro dopo il blocco, oppure esterni capaci di colpire dalla distanza e di difendere sui giocatori più pericolosi, come PJ Washington e Derrick Jones Jr.


Los Angeles cerca ancora una risposta

Il nuovo organico non sembra offrire, almeno sulla carta, le stesse garanzie. Quentin Grimes ha chiuso la scorsa stagione con il 33% da tre punti a Philadelphia e in carriera è rimasto sotto il 40%; Matisse Thybulle, invece, nelle ultime due annate ha disputato appena 45 partite. Il suo tiro non è disprezzabile, ma il volume delle conclusioni resta basso per il ruolo.

Anche Walker Kessler, arrivato da Utah e considerato dai Lakers quasi come l’erede di Bill Walton, non appare un lungo particolarmente esplosivo sopra il canestro. Nell’ultima stagione ha giocato soltanto 5 gare, dopo le 58 dell’annata precedente. Il campo dovrà quindi chiarire se Doncic riuscirà comunque a esprimersi con la libertà necessaria.


LeBron riparte da Philadelphia

A quasi 42 anni, LeBron conserva ancora un posto tra i primi venti giocatori della lega e ha disputato una buona fase a eliminazione diretta. La sua capacità di passaggio resta probabilmente senza eguali nella storia del basket, ma la rincorsa all’anello con Philadelphia non parte sotto i migliori auspici: il giocatore è fermo per un problema al piede.

Il quintetto dei Sixers conserva comunque un potenziale enorme. Jaylen Brown garantisce produzione offensiva e difesa, anche se la gestione della palla non è il suo punto di forza; VJ Edgecombe, alla seconda stagione, porta energia esplosiva; Tyrese Maxey è tra i giocatori più rapidi della NBA quando parte con il pallone. Joel Embiid ha perso peso, ma le sue cadute dopo i rimbalzi difensivi continuano a preoccupare, come hanno mostrato le immagini della preparazione. A pesare potrebbe essere anche una panchina non abbastanza profonda per sostenere una corsa lunga.


San Antonio parte davanti a tutti

Il pronostico più diffuso indica San Antonio come squadra da battere. Victor Wembanyama non viene più considerato soltanto una stella emergente: il francese è già un dominatore e una mancata elezione a miglior giocatore della stagione potrebbe alimentare forti discussioni. Stephon Castle, inoltre, arriva con un anno in più di esperienza e con il bagaglio di una fase finale vissuta da protagonista, tra momenti brillanti e passaggi più difficili.

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Dylan Harper viene descritto come un ventenne con la freddezza di un veterano, mentre De’Aaron Fox deve riscattare alcune prove deludenti pur restando un elemento di grande solidità. La struttura è rimasta quasi intatta: Harrison Barnes assicura equilibrio e disponibilità, Julian Champagnie offre pericolosità dal perimetro e Tobias Harris aggiunge esperienza e punti dalla panchina. Il suo contributo potrebbe diventare ancora più importante quando Keldon Johnson, premiato in passato come miglior sesto uomo, tende a uscire mentalmente dalle partite decisive.


Oklahoma City aspetta Williams

Gli Oklahoma City Thunder restano tra i principali candidati al titolo, a condizione di riuscire a evitare una nuova emergenza infortuni. Shai Gilgeous-Alexander rimane uno dei migliori interpreti dell’uno contro uno, imprevedibile nei cambi di ritmo, mentre Isaiah Hartenstein offre presenza e continuità come finalizzatore dopo il blocco.

La variabile decisiva sarà Jalen Williams. La sua completezza gli permette di portare palla, tirare, attaccare in modi diversi e difendere su più ruoli. Se tornerà pienamente disponibile, potrà funzionare da secondo creatore e rendere molto più ricco l’attacco di Oklahoma City.

Il limite nasce dal tetto salariale, che ha costretto la squadra a rinunciare a due elementi utili come il tiratore Isaiah Joe e l’ala Aaron Wiggins. Anche Chet Holmgren deve lasciarsi alle spalle il peso del confronto con Wembanyama. In preparazione, intanto, sono arrivati segnali incoraggianti dai giovani Aday Mara, centro di 2,23 metri con buone mani e piedi mobili, e Bennett Stirtz, già accostato per la precisione perimetrale a Kon Knueppel.


Flagg affronta l’anno più difficile

Cooper Flagg si appresta a disputare la sua seconda stagione NBA senza avere ancora compiuto 20 anni. È una fase delicata: l’effetto sorpresa si riduce, gli avversari hanno più materiale per studiarlo e le aspettative chiedono una conferma immediata. Il giocatore sarebbe cresciuto da 2,05 a 2,08 metri, un cambiamento normale per un atleta di quell’età ma comunque rilevante nel suo percorso.

Il suo repertorio resta vastissimo. Flagg si muove con naturalezza, esegue rapidamente, possiede qualità atletiche notevoli, è utile anche lontano dalla palla e sa gestire il possesso. Le risposte del secondo anno diranno se il clamore iniziale era soltanto l’anticipo di una carriera da protagonista.


New York difende il proprio trono

I Knicks arrivano da campioni, ma l’avvio presenta diversi nodi contrattuali. Le dichiarazioni di Karl-Anthony Towns sul rinnovo non hanno contribuito a rasserenare l’ambiente, mentre il club deve occuparsi anche dei prolungamenti di Miles McBride e Josh Hart. La partenza di Mitchell Robinson potrebbe inoltre pesare: la sua presenza a rimbalzo offensivo produceva possessi aggiuntivi preziosi per Jalen Brunson e per gli esterni della squadra.

Brunson resta il motore emotivo e tecnico del gruppo, mentre OG Anunoby è uno dei migliori giocatori del ruolo. Towns, se manterrà motivazioni e continuità, rimane un lungo molto difficile da contenere perché può segnare da fuori e attaccare il diretto avversario dal palleggio. Un’altra annata di vertice è possibile; ripetere il titolo, però, è una sfida resa sempre più rara dalla difficoltà dei successi consecutivi.

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