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Attualità 3 min di lettura58 min fa

Dirigenti sanitari, aumenti e nuove tutele: ora il nodo è la Manovra

La pre-intesa 2025-2027 riguarda 138mila professionisti del Servizio sanitario nazionale: previsti incrementi fino a 560 euro mensili, ma i sindacati chiedono nuovi investimenti.

Il rinnovo del contratto dei dirigenti sanitari porta una prospettiva concreta di aumento in busta paga, ma lascia aperta la questione delle risorse necessarie per rafforzare il Servizio sanitario nazionale. La pre-intesa per il periodo 2025-2027 è stata sottoscritta da tutte le organizzazioni sindacali e interessa circa 138mila professionisti, tra medici ospedalieri, sanitari, veterinari e dirigenti delle professioni sanitarie.

L’incremento medio potrà arrivare a 560 euro al mese per 13 mensilità. Di questa somma, 393 euro derivano dal rinnovo contrattuale, mentre altri 167 euro sono legati agli stanziamenti aggiuntivi previsti dalla legge. Il nuovo accordo dovrebbe diventare operativo, dopo i passaggi stabiliti dalla normativa e la firma definitiva, con ogni probabilità all’inizio del 2027, quando dovrebbero essere riconosciuti anche gli arretrati.


Più soldi e carriere meno discrezionali

Tra gli elementi considerati più rilevanti c’è la costruzione di percorsi di sviluppo professionale più chiari, accompagnati da riconoscimenti definiti e meno esposti alle decisioni unilaterali delle aziende sanitarie. Il testo interviene anche sulle ore eccedenti, sulle ferie e sull’indennità collegata al periodo di riposo, con l’obiettivo di ridurre alcune disparità che penalizzano soprattutto chi è stato assunto più di recente.

Sono previste inoltre la detassazione delle prestazioni aggiuntive utilizzate per contribuire allo smaltimento delle liste d’attesa, una revisione dei criteri per stabilire le tariffe della libera professione e un rafforzamento del welfare aziendale. Il sindacato Cimo-Fesmed considera l’accordo un avanzamento sul piano economico e delle carriere, ma segnala la mancata soluzione complessiva dei problemi legati alla libera professione, ai medici non esclusivi e al riconoscimento dell’anzianità maturata dai convenzionati del 118.


Tutele nuove dentro gli ospedali

Il contratto dedica spazio anche all’organizzazione del lavoro e alla protezione dei professionisti. Vengono rafforzate le garanzie contro le aggressioni, introdotti permessi straordinari per chi affronta patologie gravi e definite prime regole sull’impiego dell’intelligenza artificiale nel rapporto di lavoro.

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Un altro capitolo riguarda la riorganizzazione delle guardie e della pronta disponibilità, con soluzioni orientate alla sicurezza clinica e operativa. Il presidente dell’Aran Antonio Naddeo ha parlato di un’intesa che riconosce il peso delle competenze e delle responsabilità della dirigenza sanitaria, sottolineando che il risultato non riguarda soltanto gli aspetti economici.


La partita decisiva resta finanziaria

Per Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, la firma offre risultati concreti a professionisti sottoposti a carenze di personale e carichi di lavoro elevati. Il sindacato ha scelto di sottoscrivere l’accordo anche per evitare che l’imminente appuntamento elettorale rallentasse ulteriormente il percorso negoziale. «La partita si gioca sulla legge di Bilancio», ha affermato Di Silverio, chiedendo stanziamenti adeguati per fermare l’esodo dalla sanità pubblica.

La Fp Cgil, con il segretario generale Federico Bozzanca, giudica il testo positivo per le condizioni di lavoro e per la qualità dell’assistenza, ma sollecita il governo a finanziare un piano straordinario di assunzioni. Nel documento trovano posto anche clausole rivolte all’equità retributiva tra uomini e donne, mentre secondo il sindacato resta ancora molto da recuperare dopo anni di riduzione delle risorse destinate ai servizi sanitari.

La firma della pre-intesa non chiude quindi il confronto. Cimo-Fesmed annuncia iniziative legali sul riconoscimento di alcuni diritti e promette di controllare che le nuove disposizioni siano applicate nello stesso modo in tutte le strutture del Paese. Anaao Assomed, invece, avverte che senza ulteriori investimenti sul personale nessuna riforma potrà arrestare l’allontanamento dei professionisti dal Servizio sanitario nazionale.

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