Difesa europea, il nodo degli attacchi russi: chi deve rispondere
A Bruxelles si discute di possibili vittime provocate dalle azioni ibride di Mosca, ma diversi Paesi chiedono di lasciare la gestione dello scenario alla Nato.
A Bruxelles il confronto si concentra soprattutto sulla risposta da adottare in caso di un’emergenza legata alle operazioni russe. La proposta di Ursula von der Leyen per un protocollo di sicurezza comune non convince diversi governi, preoccupati dai tempi di attuazione e dal rischio di creare una struttura parallela.
Il protocollo divide gli ambasciatori
Secondo alcuni rappresentanti dei Paesi membri, la costruzione del nuovo strumento richiederebbe mesi. Il timore è che, una volta operativo, finisca per sovrapporsi a un dispositivo già disponibile a livello europeo.
Un diplomatico ha ricordato il funzionamento dell’Integrated Political Response, definendolo un meccanismo che durante la pandemia ha operato «molto bene». Proprio per questo, secondo i Paesi più scettici, sarebbe preferibile valorizzare gli strumenti esistenti invece di introdurne uno ulteriore.
La Nato resta il riferimento
La discussione non riguarda soltanto l’efficacia del possibile protocollo, ma anche la sede più adatta per affrontare una crisi con conseguenze gravi. Numerosi Stati membri ritengono che la gestione di eventuali attacchi con vittime debba spettare alla Nato, mentre un’iniziativa dell’Ue potrebbe rendere più complesso il coordinamento.
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Il quadro viene aggravato dall’ampiezza delle attività attribuite alla Russia. Una fonte diplomatica ha osservato: «Considerata la dimensione dell’azione russa, prima o poi è inevitabile che ci siano vittime. Finora è stata soltanto fortuna».
A Bruxelles si valuta il rischio reale
Il possibile passaggio dalle operazioni ibride a episodi capaci di causare morti è stato al centro di una riunione degli ambasciatori presso l’Ue, tenuta mercoledì scorso. In quella sede, secondo due fonti diplomatiche, è stato esaminato anche lo scenario di attacchi gravi con un numero elevato di vittime.
L’Unione Europea sta quindi considerando l’eventualità che le azioni russe producano conseguenze letali in uno dei suoi Paesi o in uno Stato appartenente alla Nato. Il tema è emerso negli ultimi colloqui a Bruxelles, dove l’escalation delle iniziative ostili viene valutata insieme alle possibili ricadute sulla sicurezza europea.
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