Diesel e Mosca, Trump frena: la tregua sui dazi divide Washington
La Casa Bianca congela le tariffe contro i Paesi legati all’energia russa dopo l’intesa sul diesel, mentre i Democratici accusano il presidente di favorire Putin.
L’intesa sul diesel raggiunta con Vladimir Putin continua a produrre effetti politici negli Stati Uniti. L’accordo, che prevede un alleggerimento delle restrizioni in cambio dell’arrivo sul mercato internazionale di grandi quantità di carburante russo, è stato giudicato «molto rischioso» da Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio temeva che i ricavi energetici potessero alimentare lo sforzo bellico di Mosca; dalla Casa Bianca era arrivata una replica secca: «È un grande accordo».
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L’accusa dem: concessioni a Putin
La scelta di Washington ha riacceso lo scontro tra l’amministrazione Trump e i Democratici. Don Beyer, deputato della Virginia, sostiene che il presidente abbia ceduto alle pressioni del Cremlino e che la sospensione riduca il sostegno internazionale all’Ucraina.
«L’ultima resa di Trump a Putin tradisce ancora una volta i nostri partner ucraini e contraddice la chiara volontà del Congresso, espressa attraverso una legge concepita per punire la Russia per la sua guerra di aggressione illegale», ha dichiarato Beyer. La contestazione arriva mentre Volodymyr Zelensky chiede ai governi dell’Unione europea altri 80 miliardi di dollari per sostenere la resistenza di Kiev.
Il provvedimento resta pronto a scattare
La misura non è stata cancellata, ma soltanto congelata. L’ordine esecutivo lascia infatti a Trump e ai suoi principali funzionari la possibilità di ripristinare le tariffe in un momento successivo, qualora lo ritengano opportuno.
Il pacchetto nasce dal Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026, legge promossa al Congresso dal senatore repubblicano Lindsey Graham, della Carolina del Sud, e firmata da Trump il mese scorso. Il testo avrebbe permesso agli Stati Uniti di applicare dazi fino al 100% sulle importazioni provenienti dai cinque maggiori Paesi che acquistano petrolio o gas russo.
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Perché Trump ha bloccato i dazi
Le conseguenze avrebbero potuto estendersi anche ad altri Stati: il provvedimento comprendeva i Paesi che avessero comprato consapevolmente idrocarburi russi nei 30 giorni successivi all’entrata in vigore della legge, oltre a quelli considerati tra i principali facilitatori dell’elusione delle sanzioni.
La sospensione è stata formalizzata venerdì con un ordine esecutivo della Casa Bianca, a pochi giorni dall’avvio delle nuove misure. Nel documento, Trump motiva la decisione richiamando l’interesse nazionale degli Stati Uniti: l’entrata in vigore dei dazi avrebbe potuto ostacolare il tentativo di ridurre il prezzo del diesel in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre.
La stessa motivazione viene utilizzata per giustificare il rinvio delle tariffe fino al 100% contro gli acquirenti di energia russa. Per ora, dunque, la pressione economica su Mosca rimane una possibilità concreta, ma la sua applicazione è subordinata a una nuova decisione della presidenza americana.
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