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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Ddl antisemitismo, il caso Primo Levi riaccende lo scontro sulla libertà

La lettera di sanitari e associazioni contesta l’adozione della definizione IHRA e chiede alla Camera di valutare i possibili effetti sul diritto di criticare Israele.

Una definizione dell’antisemitismo non dovrebbe diventare uno strumento per colpire il dissenso politico: è questo l’appello rivolto ai deputati dal Coordinamento toscano Sanitari per Gaza e dal Coordinamento Nazionale Rete Digiuno Gaza. I firmatari chiedono che il testo venga esaminato alla luce della Costituzione e sostengono che il confronto pubblico sulle azioni di Israele debba restare libero, anche quando le critiche sono molto dure.

Nel loro messaggio, i promotori invitano inoltre a considerare le posizioni espresse da Anna Foa e da altri cittadini ebrei contrari al disegno di legge. A loro giudizio, l’adozione della norma rischierebbe di trasformare la lotta all’antisemitismo in una forma di delegittimazione delle opinioni critiche verso il governo israeliano.


La protesta della comunità ebraica

Il 27 settembre Anna Foa, Gad Lerner e altri cittadini ebrei italiani hanno firmato una lettera pubblicata dal quotidiano il Manifesto. I sottoscrittori appartengono a Mai Indifferenti-Voci ebraiche per la pace, Laboratorio ebraico antirazzista e Tikkun-Diaspora ebraica anticoloniale, gruppi che hanno manifestato la propria opposizione al provvedimento.

Secondo quella presa di posizione, il disegno di legge presenterebbe come contrasto all’antisemitismo ciò che viene invece considerato un tentativo di criminalizzare le posizioni pubbliche apertamente contrarie alle politiche di Israele. I sanitari chiedono ai parlamentari di ascoltare anche queste voci e ricordano che la definizione non dovrebbe essere piegata a finalità politiche, tanto meno affidata alla destra post-fascista, erede di forze che approvarono le leggi razziali e collaborarono alla deportazione degli ebrei italiani.


Il timore per il diritto di critica

La lettera è firmata da medici, infermieri e altri operatori sanitari che dichiarano di essersi mobilitati negli ultimi anni accanto al personale medico palestinese. Nel testo denunciano arresti, torture e uccisioni di sanitari palestinesi e descrivono la distruzione del sistema sanitario di Gaza e le conseguenze umanitarie che ne sono derivate.

Il provvedimento, sostengono, potrebbe rendere più rischiose le critiche rivolte a Israele anche in relazione alla morte di civili, compresi donne e bambini. Tra gli esempi contestati figurano i paragoni tra l’attuale politica israeliana e quella nazista, lo slogan sulla Palestina libera dal fiume al mare, le iniziative pubbliche in scuole e università e le campagne di boicottaggio dei prodotti israeliani. I promotori collegano il problema alla tutela prevista dall’articolo 21 della Costituzione, secondo cui “tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero”.

A loro avviso, si tratterebbe di una novità senza precedenti nell’ordinamento italiano: non sarebbe mai esistita una norma specificamente rivolta a impedire la critica nei confronti di uno Stato. Amnesty International ha definito il disegno di legge contrario alla Costituzione proprio per il possibile impatto sulla libertà di espressione.


I precedenti citati nella lettera

Per sostenere la propria tesi, i firmatari richiamano alcuni interventi pubblici di personalità ebree o legate alla storia del Novecento. Nel 1948 Albert Einstein e Hannah Arendt, commentando il massacro di Deir Yassin, descrissero Menachem Begin e il suo partito come vicini alle formazioni naziste e fasciste. Begin guidava l’Irgun, gruppo paramilitare accusato di stragi contro palestinesi e di attentati contro gli inglesi.

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Viene ricordato anche Primo Levi. Nel 1982, dopo l’invasione israeliana del Libano e i massacri di Sabra e Chatila, lo scrittore chiese il ritiro delle truppe e le dimissioni del governo guidato da Menachem Begin. In quelle circostanze mise inoltre a confronto le azioni israeliane con i due grandi totalitarismi del Novecento, il comunismo e il nazismo. La lettera sottolinea che Levi era un sopravvissuto di Auschwitz e l’autore di Se questo è un uomo, ma che le sue critiche non possono essere ricondotte all’antisemitismo.

Gli autori ricordano poi le accuse di “odio razziale” rivolte da Enrico Berlinguer a Israele per il trattamento riservato ai palestinesi. Nel 1990 anche Nelson Mandela definì Israele uno “stato terrorista” in relazione alle violenze contro la popolazione palestinese. Secondo i promotori, applicando in modo estensivo la definizione IHRA, dichiarazioni di questo tipo potrebbero oggi essere considerate antisemite o persino esporre i loro autori a conseguenze giudiziarie.


Il voto alla Camera e il confronto politico

Il disegno di legge 1004, dedicato al contrasto dell’antisemitismo e fondato sulla definizione dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, è arrivato alla Camera per il voto definitivo. La definizione comprende 11 esempi, alcuni dei quali vengono interpretati dai critici come riferimenti capaci di includere anche contestazioni rivolte allo Stato di Israele e alle sue scelte politiche.

La formulazione è stata contestata anche da Kenneth Stern, tra i redattori della definizione, che ne ha messo in dubbio l’adozione sul piano giuridico per il rischio di utilizzi politici e di limitazioni alla libertà di parola. In alternativa era stato proposto il ricorso alla definizione di antisemitismo di Gerusalemme, ma questa soluzione non è stata accolta.

Il 29 settembre Liliana Segre ha invitato i parlamentari a votare a favore del testo. La sua posizione ha alimentato tensioni nel Partito Democratico: il giorno successivo, nella commissione Affari costituzionali, i suoi rappresentanti non hanno preso parte ai lavori. Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno invece votato contro.

Nel documento viene criticata anche la posizione assunta da Segre sull’uso della parola genocidio per descrivere quanto accaduto a Gaza e in Cisgiordania dopo l’attacco di Israele. I firmatari osservano che tale definizione è stata utilizzata da una commissione dell’ONU, da Amnesty International, da organizzazioni israeliane come Physicians for Human Rights-Israel e B’Tselem, nonché da studiosi dell’Olocausto quali Omar Bartov, Raz Segal e Amos Goldberg. Sono citati inoltre David Grossman e la storica Anna Foa, autrice di Mai più e Il suicidio di Israele.

La lettera richiama infine il documentario Naza, nel quale un soldato israeliano racconta di avere ucciso centinaia di donne e bambini palestinesi sostenendo di aver eseguito degli ordini. Per i promotori, il richiamo alle giustificazioni utilizzate dai nazisti durante il processo di Norimberga non dovrebbe essere automaticamente qualificato come antisemitismo. Da qui la richiesta conclusiva ai deputati: approvare il disegno di legge, sostengono, potrebbe aprire la strada alla repressione del dissenso, come sarebbe già avvenuto negli Stati Uniti e in Germania.

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