Dazi e regole, il nodo Messico-Usa verso la revisione del 2027
Marcelo Ebrard separa il confronto economico dalle polemiche politiche e indica le priorità di Città del Messico.
Il confronto tra Messico e Stati Uniti entra nella fase preparatoria della revisione dell’accordo commerciale prevista per il 2027. Secondo Marcelo Ebrard, ministro dell’Economia messicano, il dialogo resta concentrato sui dossier tecnici, senza essere condizionato dalle critiche rivolte di recente dal presidente Donald Trump.
Il tavolo resta separato dalla politica
Ebrard ha spiegato che i due Paesi stanno mantenendo distinto il negoziato economico dalle altre divergenze. «Il commercio ha una sua sfera autonoma e i cambiamenti che stanno facendo gli Stati Uniti sono di tale portata da monopolizzare l’intera conversazione», ha affermato il ministro, sottolineando il peso delle trasformazioni in corso nella politica commerciale statunitense.
La procedura per rivedere il trattato è stata già avviata da Washington. Il ministro ha riferito che la convocazione ufficiale è arrivata e che il percorso comincerà concretamente da gennaio, in vista dell’appuntamento fissato per il 2027. Il Messico, quindi, si prepara a difendere le proprie condizioni di accesso al mercato statunitense.
I dazi sono la priorità messicana
Tra gli obiettivi principali di Città del Messico c’è la riduzione delle tariffe applicate in base alla sezione 232. Le misure interessano soprattutto le filiere legate all’automobile, oltre ai comparti dell’acciaio e dell’alluminio, e rappresentano il punto più delicato per l’industria messicana nel confronto con gli Stati Uniti.
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«La nostra priorità sarà ottenere la riduzione dei dazi imposti al Messico a causa della sezione 232», ha dichiarato Ebrard, indicando così la richiesta che il governo intende portare al tavolo. La questione sarà affrontata insieme alle altre condizioni che incidono sulla competitività delle imprese messicane.
Regole d’origine e concorrenza globale
Un altro capitolo riguarda i criteri che stabiliscono l’origine dei prodotti, con particolare attenzione al settore automobilistico. Attualmente gli Stati Uniti applicano un’imposta del 15% ai veicoli importati dagli altri mercati internazionali, ma senza adottare requisiti altrettanto stringenti sul loro contenuto e sulla provenienza dei componenti.
Il Messico, invece, opera già secondo disposizioni rigorose. Per questo Ebrard ha avvertito che il suo Paese non potrà accettare condizioni capaci di penalizzarlo rispetto agli Stati concorrenti: né aliquote più elevate, né vincoli sull’origine più severi di quelli richiesti agli altri partner commerciali. La difesa della competitività nel lungo periodo sarà dunque centrale nella revisione dell’accordo.
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