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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Ericsson, i licenziamenti restano sul tavolo: cambia solo la formula

Dopo l’intervento di Giorgia Meloni, l’azienda rinuncia alla procedura collettiva ma punta su esodi incentivati e ammortizzatori finanziati dallo Stato

La procedura di licenziamento annunciata da Ericsson per la sede di Genova non sarebbe stata cancellata, ma convertita in un percorso di uscite volontarie e incentivate. È questo il punto evidenziato da Il Fatto Quotidiano dopo l’annuncio di Palazzo Chigi sul presunto ritiro dei 131 licenziamenti.


A Genova cambia il nome delle uscite

La vicenda riguarda circa il 40% delle persone impiegate da Ericsson nella sede ligure. Dopo l’allarme iniziale, il governo ha convocato l’azienda al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per discutere il futuro dei lavoratori coinvolti.

Prima dell’incontro, Giorgia Meloni avrebbe contattato direttamente Andrea Missori, amministratore delegato di Ericsson. Il confronto ha portato all’abbandono formale della procedura collettiva, ma non all’azzeramento degli esuberi: l’azienda avrebbe infatti scelto di ricorrere a dimissioni concordate, incentivi all’uscita e possibili trasferimenti in altri stabilimenti del gruppo, anche fuori dall’Italia.


Il governo rivendica il risultato

A presentare l’intesa come un passo avanti è stato Adolfo Urso. Il ministro ha spiegato: «Siamo lieti che l’azienda abbia accolto la richiesta del presidente del Consiglio, annunciando al tavolo convocato al Mimit il ritiro dei licenziamenti e l’attivazione di procedure consensuali, con esodi incentivati e volontari».

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La comunicazione diffusa il giorno precedente da una fonte di Palazzo Chigi parlava invece soltanto di procedura ritirata. Secondo la ricostruzione del quotidiano, quella formula non chiariva che la riduzione dell’organico sarebbe comunque proseguita attraverso strumenti diversi dal licenziamento diretto.


Cassa integrazione e nuovi interrogativi

Il risultato concreto, stando al quadro ricostruito, potrebbe essere una diminuzione di circa 130 posti di lavoro in Italia. Ericsson sosterrebbe i costi degli incentivi, ma potrebbe anche fare ricorso alla cassa integrazione, trasferendo così una parte dell’onere sulla finanza pubblica.

Restano inoltre sul tavolo le eventuali offerte di ricollocazione presso altre sedi del gruppo, comprese quelle estere. Per questo la trasformazione della procedura viene descritta come una modifica delle modalità di uscita più che come una soluzione definitiva alla crisi occupazionale di Genova.

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