Data center, la sfida italiana: più energia e controllo sull’intelligenza artificiale
A Roma istituzioni e imprese discutono di infrastrutture digitali, sicurezza energetica e capacità di elaborazione per ridurre le dipendenze tecnologiche dell’Italia e dell’Europa.
L’intelligenza artificiale sta trasformando il significato della sovranità nazionale: non basta più custodire i dati entro i confini di un Paese, perché diventano decisivi anche i sistemi che li elaborano, le reti che li collegano e l’energia necessaria a mantenerli operativi. È il tema affrontato oggi a Roma durante la conferenza “Data center sovrani – energia, intelligenza artificiale, cybersecurity”, promossa da Confassociazioni Digital nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati.
A rendere ancora più urgente il confronto sono i consumi dei centri di elaborazione. Le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia, citate durante l’incontro, indicano che la domanda elettrica globale dei data center potrebbe superare il doppio entro il 2030, arrivando a circa 945 TWh. L’espansione dell’intelligenza artificiale è indicata tra le principali cause di questo aumento.
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La sovranità passa dalle infrastrutture
L’appuntamento, terzo incontro di un ciclo dedicato alle trasformazioni strategiche del Paese, ha riunito esponenti del Governo, istituzioni, aziende tecnologiche e organizzazioni del settore. Tra gli interventi previsti figurano quelli del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione Alessio Butti e dell’Onorevole Luca Squeri.
Andrea Violetti, presidente di Confassociazioni Digital e organizzatore della conferenza, ha sostenuto che il controllo dello spazio digitale è ormai parte integrante dell’autonomia di uno Stato. «Essere sovrani non significa perseguire un’impossibile autarchia digitale, ma costruire interdipendenze governabili», ha spiegato, avvertendo che una dipendenza da un singolo fornitore o da un potere esterno non deve diventare irreversibile.
Secondo Violetti, la questione non riguarda soltanto il luogo in cui vengono conservate le informazioni. Servono anche competenze e strumenti per gestire infrastrutture, piattaforme cloud, modelli di intelligenza artificiale, potenza di calcolo e sistemi di difesa informatica. In caso contrario, un Paese potrebbe mantenere la proprietà dei propri dati senza controllare davvero il valore prodotto dalla loro elaborazione.
Senza energia il digitale si ferma
Il legame tra sviluppo tecnologico e disponibilità elettrica è stato sottolineato da Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni. «Non esiste sovranità digitale senza sovranità energetica», ha dichiarato, collegando la continuità dei data center alla presenza di forniture affidabili, sostenibili e a costi competitivi.
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La crescita dell’intelligenza artificiale, secondo il confronto emerso a Roma, renderà quindi strategico il rapporto tra centri dati, reti elettriche, sicurezza informatica e capacità di calcolo. Questi elementi non vengono più considerati comparti separati, ma parti di un’unica infrastruttura nazionale ed europea.
L’Italia cerca un ruolo europeo
Nel corso dei lavori è stata evidenziata anche la crescita della domanda di soluzioni cloud sovrane da parte delle imprese. In Italia, il Polo Strategico Nazionale viene indicato come un’esperienza concreta orientata alla protezione delle informazioni e alla continuità dei servizi pubblici.
Il dibattito si è inserito nel quadro delle politiche europee per rafforzare la capacità del continente nei settori del cloud, dei data center e dell’intelligenza artificiale. Al confronto partecipano, tra gli altri, rappresentanti di Polo Strategico Nazionale, Italian Datacenter Association, Digital Realty, Schneider Electric, Dell Technologies, ASC27, Clusit, RSE, AgID, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ISPRA e Adecco.
In chiusura, Violetti ha riassunto la linea proposta da Confassociazioni Digital in tre obiettivi: sovranità, sicurezza e sostenibilità. L’Italia, ha concluso, dispone di competenze e capacità industriali per giocare un ruolo nella trasformazione, ma deve accompagnarle con investimenti adeguati e decisioni compatibili con la rapidità dell’innovazione.
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