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Attualità 3 min di lettura2 min fa

Data center, la corsa all’energia vale 945 TWh entro il 2030

A Roma istituzioni e imprese discutono come rendere infrastrutture digitali, intelligenza artificiale e sicurezza più autonome e sostenibili

La crescita dell’intelligenza artificiale sta trasformando anche il fabbisogno energetico delle infrastrutture digitali. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia richiamate durante una conferenza a Roma, i consumi elettrici globali dei data center potrebbero superare i 945 TWh entro il 2030, oltre il doppio rispetto ai livelli attuali.

Il dato ha fatto da sfondo all’incontro “Data center sovrani – energia, intelligenza artificiale, cybersecurity”, promosso da Confassociazioni Digital nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Al confronto hanno partecipato esponenti delle istituzioni, del Governo, delle imprese tecnologiche e delle organizzazioni attive nel settore.

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La sovranità passa dalle infrastrutture

L’autonomia digitale non riguarda più soltanto il luogo in cui vengono conservati i dati. Il tema comprende il controllo delle infrastrutture, delle piattaforme cloud, della capacità di calcolo e degli algoritmi utilizzati per elaborare le informazioni.

Ad aprire il confronto istituzionale sono stati il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione Alessio Butti e l’Onorevole Luca Squeri. L’appuntamento rappresenta il terzo incontro di un ciclo dedicato alle trasformazioni strategiche del Paese.

Andrea Violetti, presidente di Confassociazioni Digital e organizzatore dell’iniziativa, ha sottolineato che il cyberspazio è diventato uno degli ambiti nei quali si esercita la sovranità nazionale. «Essere sovrani non significa perseguire un’impossibile autarchia digitale, ma costruire interdipendenze governabili», ha spiegato, evidenziando il rischio che una dipendenza tecnologica possa diventare irreversibile.


Energia e calcolo sono inseparabili

Il funzionamento dei data center richiede forniture elettriche continue, affidabili e sostenibili. Per questo, nel corso dei lavori, la sicurezza digitale è stata collegata direttamente alla capacità di produrre e distribuire energia a costi competitivi.

Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni, ha riassunto il nesso con una frase: «Non esiste sovranità digitale senza sovranità energetica». A suo giudizio, reti elettriche, centri di elaborazione, cybersecurity e intelligenza artificiale devono essere considerati parti di un unico sistema strategico nazionale ed europeo.

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L’espansione dell’intelligenza artificiale rende il tema ancora più urgente. La disponibilità di dati, infatti, non basta se la loro elaborazione dipende interamente da infrastrutture, modelli e piattaforme governati in altri Paesi: il rischio individuato durante la conferenza è quello di mantenere la titolarità delle informazioni senza conservarne il pieno controllo e valore.


Le imprese cercano soluzioni autonome

La domanda di servizi cloud sovrani sta incidendo sulle decisioni di investimento delle aziende. In Italia, il Polo Strategico Nazionale viene indicato come un esempio di infrastruttura orientata alla protezione dei dati e alla continuità dei servizi pubblici.

Nel dibattito europeo rientrano anche il Cloud Sovereignty Framework e i programmi comunitari destinati a rafforzare le capacità del continente nei settori del cloud, dei data center e dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è ridurre le vulnerabilità senza puntare a un isolamento tecnologico.

Alla conferenza hanno contribuito, tra gli altri, rappresentanti di Polo Strategico Nazionale, Italian Datacenter Association, Digital Realty, Schneider Electric, Dell Technologies, ASC27, Clusit, RSE, AgID, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ISPRA e Adecco.


Tre priorità per il sistema Paese

La discussione si è sviluppata attorno a tre direttrici: sovranità, sicurezza e sostenibilità. La prima riguarda la possibilità di mantenere il controllo delle decisioni strategiche; la seconda la continuità delle funzioni essenziali; la terza la compatibilità dello sviluppo tecnologico con gli equilibri economici, sociali e ambientali.

Secondo la posizione espressa da Violetti in chiusura, l’Italia dispone di competenze e capacità industriali per assumere un ruolo più rilevante nella trasformazione digitale europea. Per riuscirci, tuttavia, serviranno una strategia coordinata, investimenti adeguati e tempi di attuazione compatibili con la rapidità dell’innovazione.

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