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Attualità 3 min di lettura18 min fa

Data center, la sfida della sovranità digitale passa dall’energia

A Roma istituzioni e imprese hanno discusso di infrastrutture, intelligenza artificiale, sicurezza informatica e autonomia tecnologica italiana ed europea.

L’espansione dell’intelligenza artificiale sta trasformando la sovranità digitale in una questione che va oltre la gestione dei dati. A Roma, il confronto tra istituzioni, aziende tecnologiche e organizzazioni del settore ha messo in relazione infrastrutture informatiche, disponibilità energetica, sicurezza e competitività industriale.

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L’energia è il nuovo nodo strategico

Il tema è stato affrontato durante la conferenza “Data center sovrani – energia, intelligenza artificiale, cybersecurity”, organizzata da Confassociazioni Digital nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. L’appuntamento rappresenta il terzo incontro di un ciclo dedicato alle principali trasformazioni strategiche del Paese.

Nel corso dei lavori è stato ricordato che, secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia, il consumo elettrico globale dei data center potrebbe superare il doppio entro il 2030, arrivando a circa 945 TWh. La crescita sarà sostenuta soprattutto dall’intelligenza artificiale, che richiede una capacità di calcolo sempre maggiore.

Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni, ha sintetizzato il legame tra digitale ed energia con queste parole: «Non esiste sovranità digitale senza sovranità energetica». A suo giudizio, data center, reti elettriche, sicurezza informatica e intelligenza artificiale devono essere considerati parti di un’unica infrastruttura strategica, capace di garantire energia continua, affidabile, sostenibile e a costi competitivi.


Il controllo dei dati non basta

Per i partecipanti, la sovranità digitale non può essere ridotta al luogo fisico in cui sono conservate le informazioni. Il punto riguarda anche chi controlla le infrastrutture, i servizi cloud, gli algoritmi e la potenza necessaria per elaborare i dati.

Andrea Violetti, presidente di Confassociazioni Digital e promotore dell’iniziativa, ha spiegato che «essere sovrani non significa perseguire un’impossibile autarchia digitale, ma costruire interdipendenze governabili». Il rischio, secondo la sua analisi, è che la dipendenza da un singolo fornitore o da poteri esterni diventi così forte da limitare la capacità di uno Stato di svolgere le proprie funzioni essenziali.

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La stessa logica vale per l’intelligenza artificiale: possedere i dati non è sufficiente se l’elaborazione avviene interamente attraverso piattaforme, modelli e infrastrutture controllati all’estero. Per questo la discussione ha incluso anche la capacità computazionale, la protezione delle informazioni e la gestione degli algoritmi.


Le infrastrutture al centro del piano

All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione Alessio Butti e l’onorevole Luca Squeri. Sono intervenuti inoltre rappresentanti di Polo Strategico Nazionale, Italian Datacenter Association, Digital Realty, Schneider Electric, Dell Technologies, ASC27, Clusit, RSE, AgID, ISPRA e Adecco.

Tra gli esempi italiani è stato citato il Polo Strategico Nazionale, indicato come un’esperienza orientata alla tutela dei dati e alla continuità dei servizi pubblici. Anche la domanda crescente di soluzioni cloud sovrane sta influenzando le decisioni di investimento delle imprese.

Il confronto ha richiamato inoltre l’evoluzione delle politiche europee sulla sovranità tecnologica, compreso il Cloud Sovereignty Framework e le iniziative comunitarie per rafforzare il comparto europeo del cloud, dei data center e dell’intelligenza artificiale. La proposta emersa dalla conferenza è stata riassunta da Violetti in tre priorità: «Sovranità, sicurezza e sostenibilità». Secondo il presidente di Confassociazioni Digital, l’Italia dispone di competenze e capacità industriali, ma dovrà accompagnarle con investimenti adeguati e decisioni coerenti con la rapidità dell’innovazione.

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