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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Danni per 3 miliardi, dall’Ue arrivano 74,9 milioni: cosa coprono

Il Parlamento europeo ha autorizzato l’aiuto per Sicilia, Sardegna e Calabria dopo la tempesta Harry, ma le somme serviranno soprattutto alle opere pubbliche.

Tra i quasi 3 miliardi di euro di danni provocati dalla tempesta Harry nel Mezzogiorno e i 74,9 milioni approvati dall’Unione europea c’è una distanza enorme. Il contributo destinato all’Italia non è infatti un risarcimento per famiglie e imprese, ma una partecipazione alle spese pubbliche più urgenti sostenute dopo l’emergenza.

Il Parlamento europeo ha dato il via libera a 74.884.983 euro nell’ambito di un intervento complessivo da 489,1 milioni rivolto anche a Portogallo, Spagna e Malta. Per completare l’iter resta il passaggio formale in Consiglio.

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Il divario tra danni e aiuti

Le autorità italiane hanno quantificato in 2,995 miliardi di euro le perdite dirette causate dal maltempo. Tuttavia, ai fini del Fondo di solidarietà europeo, le operazioni considerate finanziabili ammontano a 116,66 milioni: la somma autorizzata è stata calcolata applicando il 2,5% ai danni riconosciuti.

Il Fondo interviene soprattutto per ripristinare servizi fondamentali, mettere in sicurezza il territorio e fronteggiare le conseguenze immediate delle calamità. Non copre quindi la totalità delle perdite economiche e non prevede versamenti automatici ai proprietari di abitazioni danneggiate o alle attività produttive colpite.


Ricostruzione pubblica, non risarcimenti

Circa 93 milioni delle spese ammissibili riguardano il recupero di infrastrutture e impianti. Tra le priorità figurano reti elettriche e idriche, telecomunicazioni, collegamenti di trasporto, strutture sanitarie e scuole.

Le risorse possono inoltre sostenere i soccorsi, l’accoglienza temporanea degli sfollati e le iniziative necessarie a ristabilire condizioni di sicurezza. Per abitazioni, aziende e altri danni privati restano invece indispensabili misure nazionali o regionali, oppure eventuali polizze assicurative.


Harry ha colpito tre regioni

La tempesta ha interessato Sicilia, Sardegna e Calabria tra il 18 e il 21 gennaio 2026, con raffiche intense, precipitazioni prolungate e mareggiate. Migliaia di persone hanno dovuto lasciare provvisoriamente le proprie case, mentre centinaia di edifici sono stati dichiarati inagibili.

Le conseguenze hanno riguardato strade, ferrovie, porti e altri servizi pubblici. In alcune aree, i collegamenti interrotti hanno lasciato isolate intere comunità, rendendo necessari interventi immediati anche prima dell’arrivo del sostegno europeo.

Per accedere al Fondo attraverso la categoria delle calamità naturali regionali, il danno deve superare l’1,5% del prodotto interno lordo del territorio interessato. Nel caso delle tre regioni italiane, il valore è arrivato al 3,256% del prodotto interno lordo regionale ponderato.


Italia senza anticipo

Il pacchetto approvato dal Parlamento ammonta complessivamente a 489,1 milioni di euro. Il Portogallo riceverà 261,5 milioni, la Spagna 149,1 milioni e Malta 3,7 milioni, oltre ai 74,9 milioni destinati all’Italia.

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A differenza degli altri tre Paesi, l’Italia non ha chiesto un anticipo. Portogallo, Spagna e Malta hanno già ottenuto rispettivamente 65,4 milioni, 37,3 milioni e circa 931mila euro; per il nostro Paese, invece, l’intera somma deve ancora essere erogata.

La domanda italiana era stata presentata il 10 aprile. La Commissione europea ha concluso l’analisi e trasmesso la proposta il 17 settembre, mentre il voto parlamentare è arrivato il 21 ottobre con 651 favorevoli, 17 contrari e tre astensioni.

Il Fondo, istituito nel 2002 dopo le gravi alluvioni che colpirono l’Europa centrale, richiede una procedura articolata: lo Stato deve documentare i danni, la Commissione verifica la richiesta e le istituzioni europee autorizzano l’impiego delle risorse. Questo spiega perché le amministrazioni locali debbano affrontare le prime opere senza poter contare subito sul contributo definitivo.


Un bilancio europeo sotto pressione

Per il 2026 la dotazione annuale del Fondo è di circa 1,19 miliardi di euro. Prima della proposta relativa ai quattro Paesi colpiti dalle perturbazioni di gennaio e febbraio, la Commissione stimava una disponibilità di circa 966 milioni, soggetta alle regole sugli anticipi, sui riporti e sulle emergenze successive.

I 489,1 milioni mobilitati rappresentano quindi una parte rilevante delle risorse utilizzabili. La pressione sui bilanci pubblici cresce mentre gli eventi estremi diventano più costosi: nell’Unione europea, tra il 1980 e il 2024, le perdite economiche da fenomeni meteorologici e climatici hanno raggiunto 822 miliardi di euro ai prezzi costanti del 2024.

Oltre 208 miliardi si sono concentrati soltanto nel periodo 2021-2024. La media annuale, passata dagli 8,6 miliardi degli anni Ottanta ai 44,9 miliardi del quinquennio 2020-2024, mostra l’aumento del peso economico delle calamità, influenzato anche dal valore dei beni esposti e dalla crescente urbanizzazione.

Le alluvioni hanno prodotto il 47% delle perdite complessive, mentre le tempeste, comprese grandinate e fenomeni associati al vento, ne hanno generato il 27%. Italia, Germania, Francia e Spagna sono tra i Paesi più colpiti in termini assoluti.


La protezione assicurativa resta bassa

Nell’Unione europea meno del 20% delle perdite provocate da eventi meteorologici e climatici estremi risultava coperto da assicurazioni nel periodo 1980-2024. La percentuale cambia a seconda del fenomeno: supera il 35% per le tempeste, ma scende intorno al 15% nel caso delle alluvioni.

Quando le polizze contro le calamità naturali sono poco diffuse, la parte non coperta ricade più facilmente sulle famiglie, sulle imprese e sulle amministrazioni. È anche per questo che il sostegno europeo, pur contribuendo alla ricostruzione delle infrastrutture pubbliche, non può colmare da solo il divario tra il costo reale dei disastri e le risorse disponibili.

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