Calamità, l’Italia ottiene 74,9 milioni ma i danni sfiorano i 3 miliardi
Il Parlamento europeo ha approvato il contributo per Sicilia, Sardegna e Calabria, ma le risorse copriranno soltanto una parte degli interventi pubblici urgenti.
Meno di una perdita su cinque provocata dagli eventi meteorologici estremi nell’Unione europea risulta coperta da assicurazioni private. Nel periodo 1980-2024, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, il divario ha lasciato famiglie, imprese e amministrazioni esposte a costi sempre più elevati.
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Il conto delle calamità continua a salire
In 44 anni alluvioni, tempeste e altri fenomeni climatici hanno prodotto nell’Ue danni economici stimati in 822 miliardi di euro, calcolati ai prezzi del 2024. Oltre 208 miliardi si sono concentrati soltanto tra il 2021 e il 2024, mentre la media annuale è passata dagli 8,6 miliardi degli anni Ottanta ai 44,9 miliardi del periodo 2020-2024.
Le alluvioni hanno generato il 47% delle perdite complessive, mentre le tempeste, comprese grandinate e fenomeni legati al vento, hanno inciso per un altro 27%. L’Italia è tra gli Stati più colpiti in valore assoluto insieme a Germania, Francia e Spagna, anche per la presenza di abitazioni, attività produttive e infrastrutture in aree esposte.
La copertura assicurativa resta molto disomogenea. Per le tempeste supera il 35%, ma nel caso delle alluvioni si ferma intorno al 15%; nel complesso, meno del 20% dei danni risulta assicurato privatamente. Quando manca una polizza, il peso della ricostruzione ricade soprattutto sui bilanci pubblici e sui soggetti direttamente colpiti.
Alla Sicilia 74,9 milioni europei
È in questo scenario che si colloca il sostegno destinato alle regioni italiane colpite dalla tempesta Harry. Il Parlamento europeo ha approvato un contributo di 74.884.983 euro per Sicilia, Sardegna e Calabria, mentre i danni diretti denunciati dalle autorità italiane raggiungono 2,995 miliardi di euro.
La somma equivale al 2,5% dei danni riconosciuti e rientra in un intervento complessivo da 489,1 milioni di euro per Italia, Portogallo, Spagna e Malta. Il via libera è arrivato con 651 voti favorevoli, 17 contrari e tre astensioni, ma la procedura non è ancora conclusa: serve infatti l’approvazione formale del Consiglio.
Il Portogallo riceverà 261,5 milioni, la Spagna 149,1 milioni e Malta 3,7 milioni. A differenza degli altri tre Paesi, l’Italia non ha domandato un anticipo e dovrà quindi attendere l’erogazione dell’intero importo previsto.
Cosa finanzia davvero il Fondo
Il contributo europeo non costituisce un rimborso diretto per le abitazioni private o per le imprese danneggiate. Le risorse vengono trasferite allo Stato e servono a sostenere interventi pubblici; per le perdite di famiglie e attività economiche restano necessari strumenti nazionali o regionali, oltre alle eventuali assicurazioni disponibili.
Dei 116,66 milioni di interventi indicati dall’Italia come ammissibili, circa 93 milioni riguardano il recupero di infrastrutture e impianti. Tra le priorità figurano reti elettriche e idriche, telecomunicazioni, trasporti, strutture sanitarie e scolastiche, insieme alle operazioni di soccorso e alle sistemazioni provvisorie per gli sfollati.
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Il meccanismo europeo è rivolto soprattutto al ripristino dei servizi essenziali e alla gestione delle emergenze. La quota finanziata, dunque, non coincide con il valore complessivo delle perdite subite sul territorio.
Nove mesi per completare l’iter
Harry ha colpito le coste meridionali italiane tra il 18 e il 21 gennaio 2026, con raffiche intense, piogge prolungate e mareggiate. Migliaia di persone hanno lasciato temporaneamente le proprie case, diversi edifici sono stati dichiarati inagibili e i danni hanno coinvolto strade, ferrovie, porti e altre opere pubbliche; in alcune aree sono stati interrotti anche i collegamenti con intere comunità.
L’Italia ha presentato la richiesta il 10 aprile. La Commissione europea ha concluso l’analisi e formulato la proposta il 17 settembre, mentre il Parlamento l’ha approvata il 21 ottobre: dalla calamità al voto di Strasburgo sono trascorsi nove mesi.
L’accesso al Fondo è stato possibile grazie al riconoscimento di una calamità naturale regionale. In questa categoria, il danno deve superare l’1,5% del prodotto interno lordo dell’area interessata; per le tre regioni italiane il valore ponderato è arrivato al 3,256%, oltre il doppio della soglia richiesta.
Risorse limitate per nuove emergenze
Il Fondo di solidarietà, istituito nel 2002 dopo le alluvioni che colpirono l’Europa centrale, interviene dopo la richiesta dello Stato, la verifica dei danni e l’autorizzazione dei finanziamenti. Le amministrazioni devono quindi affrontare le prime operazioni senza poter disporre subito del contributo europeo definitivo.
Per il 2026 il bilancio dell’Unione prevede una dotazione annuale di circa 1,19 miliardi di euro. Prima della proposta per i quattro Paesi, la Commissione stimava risorse mobilitabili per circa 966 milioni, tenendo conto anche degli anticipi e della necessità di fronteggiare eventuali calamità successive.
I 489,1 milioni destinati alle tempeste di gennaio e febbraio assorbono così una parte rilevante della disponibilità. Portogallo, Spagna e Malta hanno già ricevuto anticipi rispettivamente pari a 65,4 milioni, 37,3 milioni e circa 931mila euro; per l’Italia, invece, l’intero finanziamento resta ancora da versare.
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