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Attualità 4 min di lettura6 min fa

Tempesta Harry, all’Italia 74,9 milioni: perché i danni sono molto più alti

Il Parlamento europeo ha approvato l’aiuto per Sicilia, Sardegna e Calabria, ma le risorse coprono solo una parte degli interventi pubblici dopo la calamità.

Alluvioni e tempeste concentrano quasi tre quarti delle perdite economiche provocate dagli eventi meteorologici estremi nell’Unione europea. Le prime rappresentano il 47% dei danni complessivi, mentre le seconde, comprese grandinate e fenomeni di vento, incidono per un altro 27%.

Il divario tra i costi delle calamità e le risorse disponibili torna evidente con la tempesta Harry. Per i danni subiti da Sicilia, Sardegna e Calabria l’Italia riceverà 74.884.983 euro, una somma destinata agli interventi pubblici più urgenti e non ai risarcimenti automatici per famiglie e imprese.

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Perdite climatiche sempre più pesanti

Negli anni Ottanta il danno economico medio annuo legato agli eventi estremi nell’Unione europea era di circa 8,6 miliardi di euro. Nel periodo 2020-2024 la media è arrivata a 44,9 miliardi, mentre dal 1980 al 2024 il conto complessivo ha raggiunto 822 miliardi a prezzi costanti del 2024.

Oltre 208 miliardi si sono concentrati soltanto tra il 2021 e il 2024. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, sull’aumento incidono il valore dei beni presenti nelle aree esposte, l’espansione urbana e la diversa violenza dei singoli episodi. Germania, Francia, Spagna e Italia risultano tra gli Stati con le perdite assolute più elevate.


Harry lascia un conto da tre miliardi

Tra il 18 e il 21 gennaio 2026 la perturbazione ha colpito le coste meridionali italiane con raffiche intense, precipitazioni prolungate e mareggiate. Migliaia di residenti sono stati costretti a lasciare temporaneamente casa, mentre numerosi edifici sono diventati inutilizzabili e diversi territori hanno perso i collegamenti.

Strade, ferrovie, porti e altre opere pubbliche hanno riportato danni. La stima ufficiale delle perdite dirette ammonta a 2,995 miliardi di euro, ma la quota riconosciuta per il sostegno europeo è molto più contenuta: 116,66 milioni di euro di interventi considerati ammissibili.

Il Parlamento europeo ha approvato per l’Italia 74,9 milioni di euro all’interno di una mobilitazione complessiva da 489,1 milioni. Il pacchetto riguarda anche Portogallo, Spagna e Malta, colpiti dalle perturbazioni tra gennaio e febbraio 2026.


Cosa finanzia davvero l’Europa

Il Fondo di solidarietà non copre l’intero valore dei danni e non funziona come un rimborso individuale. Il denaro viene trasferito allo Stato per sostenere opere e servizi pubblici, senza generare pagamenti diretti alle persone che hanno perso la casa o alle aziende danneggiate.

Per le abitazioni private e le attività economiche servono quindi altri strumenti, come aiuti nazionali o regionali e, quando esistono, polizze assicurative applicabili. Il contributo europeo può invece concorrere al ripristino delle infrastrutture e alla gestione dell’emergenza.

Circa 93 milioni dei 116,66 riconosciuti dall’Italia riguardano reti e strutture colpite. Tra le priorità figurano energia, acqua, telecomunicazioni, trasporti, edifici sanitari e scolastici, oltre all’assistenza agli sfollati e alle sistemazioni provvisorie necessarie per riportare in sicurezza le aree colpite.


La soglia regionale è stata superata

L’accesso al Fondo è stato possibile attraverso il riconoscimento di una calamità naturale regionale. In questo caso la normativa richiede danni superiori all’1,5% del prodotto interno lordo dell’area coinvolta; nelle tre regioni italiane il valore ponderato è arrivato al 3,256%.

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La percentuale ha quindi superato più del doppio il limite previsto. Applicando ai danni diretti riconosciuti l’aliquota del 2,5%, la Commissione europea ha calcolato l’importo spettante all’Italia.


Italia senza anticipo sui fondi

Il voto di Strasburgo si è chiuso con 651 favorevoli, 17 contrari e tre astensioni. Del totale di 489,1 milioni, 261,5 milioni andranno al Portogallo, 149,1 milioni alla Spagna e 3,7 milioni a Malta.

Gli altri tre Paesi hanno già incassato una quota preliminare: 65,4 milioni il Portogallo, 37,3 milioni la Spagna e circa 931mila euro Malta. L’Italia, invece, non ha chiesto l’anticipo e deve ancora ricevere l’intero importo assegnato.

La richiesta italiana era stata depositata il 10 aprile. Dopo l’istruttoria della Commissione, la proposta è arrivata il 17 settembre e l’Assemblea l’ha approvata il 21 ottobre; per concludere il procedimento manca ancora l’autorizzazione formale del Consiglio.


Un fondo sotto pressione

Il Fondo di solidarietà è stato creato nel 2002, dopo le grandi alluvioni che colpirono l’Europa centrale. Il suo intervento non è immediato: gli Stati devono documentare i danni, presentare una domanda e attendere le verifiche e l’approvazione delle istituzioni europee.

Per il 2026 il bilancio prevede circa 1,19 miliardi di euro. Prima dell’ultima proposta, la Commissione stimava risorse mobilitabili per circa 966 milioni, con una parte destinata agli anticipi e alle emergenze che potrebbero verificarsi nel corso dell’anno.

I 489,1 milioni destinati ai quattro Paesi colpiti dalle tempeste assorbono dunque una porzione rilevante della disponibilità. Nel frattempo, l’incremento degli eventi estremi continua ad accrescere la pressione sui bilanci pubblici.


Assicurazioni ancora poco diffuse

A rendere più difficile la ricostruzione contribuisce anche la scarsa copertura privata. Nel periodo 1980-2024 meno del 20% delle perdite provocate nell’Unione europea da fenomeni meteorologici e climatici estremi risultava assicurato.

La protezione cambia in base al rischio: per le tempeste supera il 35%, mentre per le alluvioni si aggira intorno al 15%. Dove le polizze contro le calamità naturali sono meno comuni, la parte non coperta finisce più facilmente sulle famiglie, sulle imprese e sulle amministrazioni pubbliche.

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