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Attualità 2 min di lettura17 min fa

Francia, bond in allarme: spread a 170 e l’Italia torna sotto pressione

Le vendite colpiscono azioni e obbligazioni europee mentre energia, inflazione e incertezza politica aumentano i timori sui conti pubblici di Parigi.

Le Borse europee accusano una nuova giornata di vendite, con gli investitori preoccupati dal caro energia e dai dubbi sulla redditività degli enormi capitali destinati all’intelligenza artificiale. Lo Stoxx 600 arretra di circa l’1%, mentre il Ftse Mib perde l’1,87% e si colloca tra i peggiori listini del continente.

Anche il comparto tecnologico resta sotto osservazione: il mercato si interroga sui tempi necessari perché gli investimenti delle grandi società del settore producano ricavi e utili. A pesare contribuisce anche il clima di maggiore prudenza che sta interessando gli strumenti finanziari più rischiosi.

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Energia e inflazione tornano protagoniste

Sul quadro già fragile si innesta la nuova corsa delle materie prime. Il Brent cresce del 3,1% e supera quota 112 dollari al barile; il Wti sale invece del 2,9%, arrivando a 99,9 dollari.

Il gas si mantiene oltre gli 89 euro per megawattora, vicino ai valori più elevati dal dicembre 2022. Il rincaro dell’energia alimenta il timore di un’inflazione più persistente, con possibili ripercussioni sulla crescita e sui rendimenti dei titoli di Stato.


Anche l’Italia paga il contagio

Le tensioni attraversano il mercato obbligazionario e coinvolgono anche i titoli italiani. Il differenziale tra Btp e Bund raggiunge 124 punti base, un livello che non si vedeva dall’aprile 2025, mentre il rendimento del decennale nazionale si porta vicino al 4,63%.

Un aumento dei rendimenti rende più onerose le nuove emissioni e il rifinanziamento dei titoli in scadenza. Nel tempo, questo meccanismo può tradursi in una maggiore spesa per interessi a carico dei conti pubblici; in generale, un differenziale più ampio indica che il mercato pretende una remunerazione superiore per assumersi il rischio percepito.

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Parigi perde terreno sui mercati

La pressione sulla Francia era già emersa il 20 ottobre, quando il divario tra Oat e Bund aveva oltrepassato i 150 punti base, fermandosi a 153. Secondo gli analisti di Ubs Global Wealth Management, si trattava di una soglia storicamente collegata alle fasi di crisi del debito nell’area euro e mai raggiunta, in chiusura, dal 2012.

Il movimento si è poi intensificato: il differenziale franco-tedesco è arrivato a 170 punti base e il rendimento dell’Oat decennale ha superato il 5,1%, toccando il valore più alto dal 2002. L’allargamento segnala un ulteriore indebolimento della fiducia degli investitori nei confronti del debito francese.


Bilancio e politica alimentano i dubbi

A condizionare le quotazioni sono soprattutto le perplessità sulla solidità dei conti pubblici e sulla possibilità che l’esecutivo riesca a raccogliere il sostegno parlamentare necessario per approvare le misure di bilancio. L’Assemblea sta esaminando la manovra finanziaria per il 2027, che punta a ottenere risparmi pari a 54 miliardi.

Il contesto politico rende però incerta l’attuazione degli interventi destinati a ridurre il disavanzo e a riportare il debito su un percorso più stabile. Alle tensioni nelle piazze durante le proteste contro il carovita si aggiungono le prossime elezioni presidenziali, previste in primavera: una combinazione che alimenta nei mercati il timore che i tagli possano essere rinviati o ridimensionati.

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