Tempesta Harry, 74,9 milioni dall’Ue: perché non bastano a coprire i danni
Il Parlamento europeo ha approvato il sostegno per l’Italia dopo i quasi 3 miliardi di perdite, ma le risorse serviranno soprattutto a ripristinare i servizi pubblici.
Negli ultimi anni il costo degli eventi meteorologici estremi è aumentato rapidamente in tutta l’Unione europea. Tra il 1980 e il 2024, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, alluvioni, tempeste e altri fenomeni climatici hanno prodotto danni per 822 miliardi di euro a prezzi costanti del 2024; oltre 208 miliardi si sono concentrati soltanto nel periodo 2021-2024.
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Il conto delle calamità cresce
La media annuale delle perdite è passata dagli 8,6 miliardi degli anni Ottanta ai 44,9 miliardi registrati tra il 2020 e il 2024. A incidere sono il valore dei beni esposti, la presenza di insediamenti in aree vulnerabili e la diversa intensità degli episodi estremi.
Le alluvioni hanno generato il 47% dei danni complessivi considerati dall’Agenzia, mentre le tempeste, comprese grandinate e fenomeni legati al vento, ne hanno rappresentato un altro 27%. Germania, Francia, Spagna e Italia figurano tra i Paesi più colpiti in termini assoluti, anche per la concentrazione di abitazioni, attività produttive e infrastrutture in territori esposti.
Meno di un quinto delle perdite causate dal maltempo nell’Ue, tra il 1980 e il 2024, risultava coperto da assicurazioni private. La protezione è più diffusa per le tempeste, oltre il 35%, mentre per le alluvioni si ferma intorno al 15%, lasciando una parte consistente dei costi a famiglie, imprese e amministrazioni.
Un fondo europeo sotto pressione
In questo quadro, i 489,1 milioni mobilitati per gli eventi che hanno colpito quattro Paesi tra gennaio e febbraio assorbono una quota rilevante delle risorse disponibili. Per il 2026 il bilancio del Fondo di solidarietà prevede circa 1,19 miliardi di euro; prima della nuova proposta, la Commissione aveva stimato una disponibilità di circa 966 milioni, destinandone una parte anche agli anticipi e alle emergenze future.
Il Parlamento europeo ha approvato lo stanziamento con 651 voti favorevoli, 17 contrari e tre astensioni. La quota più elevata andrà al Portogallo, con 261,5 milioni, mentre alla Spagna spettano 149,1 milioni e a Malta 3,7 milioni.
Portogallo, Spagna e Malta hanno già ottenuto una parte dei rispettivi contributi in anticipo: 65,4 milioni, 37,3 milioni e circa 931mila euro. L’Italia, invece, non ha chiesto questa possibilità e dovrà ricevere l’intero importo al termine dell’iter previsto.
Per l’Italia quasi 75 milioni
La tempesta Harry ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria tra il 18 e il 21 gennaio 2026, con raffiche intense, precipitazioni prolungate e mareggiate. Migliaia di persone hanno lasciato provvisoriamente le proprie case, centinaia di edifici sono stati dichiarati inagibili e i collegamenti stradali, ferroviari e portuali hanno subito danni, fino a isolare alcune comunità.
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La documentazione trasmessa dalle autorità italiane quantifica le perdite dirette in 2,995 miliardi di euro. L’importo riconosciuto dalla Commissione europea è invece pari a 74.884.983 euro, cioè circa il 2,5% dei danni dichiarati.
L’accesso al Fondo è stato possibile grazie al riconoscimento di una calamità naturale regionale. In questa categoria il danno deve oltrepassare l’1,5% del prodotto interno lordo dell’area interessata; nelle tre regioni italiane il dato ponderato ha raggiunto il 3,256%, più del doppio della soglia stabilita.
Soldi per opere e servizi pubblici
La distanza tra danni complessivi e contributo europeo dipende dalle regole del Fondo, che non copre tutte le perdite economiche. Il sostegno è destinato soprattutto agli interventi pubblici urgenti: sicurezza della popolazione, ripristino dei servizi essenziali e gestione delle conseguenze immediate dell’emergenza.
Su 116,66 milioni di euro di interventi indicati come ammissibili dall’Italia, circa 93 milioni riguardano la riparazione di infrastrutture e impianti. Tra le priorità rientrano reti elettriche e idriche, telecomunicazioni, trasporti, strutture sanitarie e scolastiche, oltre alle attività di soccorso e agli alloggi temporanei per gli sfollati.
Il finanziamento non costituisce però un rimborso diretto per i proprietari delle abitazioni danneggiate o per le aziende che hanno subito perdite. Le somme vengono trasferite allo Stato per sostenere opere e attività pubbliche; famiglie e imprese dovranno fare riferimento ad altri aiuti nazionali o regionali oppure alle polizze assicurative, quando disponibili e applicabili.
L’iter è durato nove mesi
La richiesta italiana è stata presentata il 10 aprile, entro il termine previsto dalle norme. La Commissione europea ha concluso l’esame e formulato la proposta il 17 settembre; il voto dell’Assemblea di Strasburgo è arrivato il 21 ottobre, mentre per completare la procedura manca ancora l’approvazione formale del Consiglio.
Nel frattempo, le amministrazioni locali hanno dovuto affrontare le opere più urgenti senza poter disporre immediatamente del contributo definitivo. Il Fondo, istituito nel 2002 dopo le gravi alluvioni che colpirono l’Europa centrale, interviene infatti soltanto dopo la domanda dello Stato, la verifica dei danni e l’autorizzazione delle risorse.
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