Harry, quasi 75 milioni dall’Ue: perché non basteranno ai danni
Il Parlamento europeo ha autorizzato 74,9 milioni per la ricostruzione dopo la tempesta Harry, ma le perdite dichiarate in Italia sfiorano i 3 miliardi
Sono passati nove mesi tra l’arrivo della tempesta Harry e il voto con cui il Parlamento europeo ha autorizzato gli aiuti per l’Italia. La richiesta italiana era stata depositata il 10 aprile; dopo l’istruttoria della Commissione, conclusa con la proposta del 17 settembre, l’assemblea di Strasburgo ha approvato lo stanziamento il 21 ottobre. Per completare l’iter manca ancora l’autorizzazione formale del Consiglio.
L’Italia, inoltre, non ha chiesto un versamento anticipato. Portogallo, Spagna e Malta avevano invece già ottenuto rispettivamente 65,4 milioni, 37,3 milioni e circa 931mila euro. La documentazione europea non chiarisce il motivo della scelta italiana: per il nostro Paese l’intera somma rimane quindi da trasferire.
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La ricostruzione parte in salita
Il passaggio parlamentare riguarda i danni prodotti da Harry in Sicilia, Sardegna e Calabria, dove il maltempo ha provocato perdite dirette stimate in 2,995 miliardi di euro. L’Unione europea contribuirà con 74.884.983 euro, una cifra che rappresenta il 2,5% del valore complessivo indicato dalle autorità italiane.
La tempesta ha colpito le coste meridionali tra il 18 e il 21 gennaio 2026, accompagnata da raffiche intense, precipitazioni prolungate e mareggiate. In diverse località gli abitanti sono stati costretti a lasciare temporaneamente le proprie case; risultano inoltre danneggiati edifici, strade, ferrovie, porti e altre opere pubbliche, con alcune comunità rimaste isolate a causa dell’interruzione dei collegamenti.
La somma europea non coincide con un risarcimento per i danni subiti da cittadini e aziende. Il Fondo di solidarietà finanzia infatti soprattutto le spese pubbliche più urgenti: ripristino dei servizi essenziali, messa in sicurezza del territorio, soccorsi e sistemazioni provvisorie. Per abitazioni e attività produttive servono invece misure nazionali o regionali, oppure polizze assicurative quando disponibili e applicabili.
Cosa copriranno i fondi europei
Nel dossier italiano, gli interventi considerati finanziabili ammontano a 116,66 milioni di euro. Di questi, circa 93 milioni sono destinati a riparare infrastrutture e impianti: tra le priorità figurano reti elettriche e idriche, telecomunicazioni, trasporti, strutture sanitarie e scuole.
Il riconoscimento europeo è stato possibile classificando Harry come calamità naturale regionale. Per accedere al sostegno, i danni devono superare l’1,5% del prodotto interno lordo dell’area interessata; nelle tre regioni italiane il dato ponderato è arrivato al 3,256% del Pil regionale, oltre il doppio della soglia prevista.
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Il via libera del Parlamento europeo è arrivato con 651 voti favorevoli, 17 contrari e tre astensioni. Il pacchetto complessivo mobilita 489,1 milioni di euro per quattro Paesi: al Portogallo spettano 261,5 milioni, alla Spagna 149,1 milioni, all’Italia 74,9 milioni e a Malta 3,7 milioni.
Un fondo sempre più sotto pressione
Il meccanismo europeo, istituito nel 2002 dopo le grandi alluvioni che colpirono l’Europa centrale, non interviene automaticamente. Gli Stati devono presentare la domanda, documentare l’entità dei danni e attendere la verifica delle istituzioni comunitarie prima dell’autorizzazione definitiva.
Per il 2026 il bilancio del Fondo di solidarietà prevede una dotazione annua di circa 1,19 miliardi di euro. Prima di esaminare il pacchetto per le tempeste di gennaio e febbraio, la Commissione stimava risorse mobilitabili per circa 966 milioni, tenendo conto anche degli anticipi e della necessità di fronteggiare eventuali nuove emergenze.
I 489,1 milioni approvati assorbono quindi una parte rilevante delle disponibilità. Il sostegno europeo si inserisce in un quadro nel quale il costo degli eventi estremi continua a crescere: secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, tra il 1980 e il 2024 le calamità meteorologiche e climatiche hanno prodotto nell’Ue perdite pari a 822 miliardi di euro, calcolate ai prezzi costanti del 2024.
Oltre 208 miliardi sono stati contabilizzati soltanto tra il 2021 e il 2024. La media annua è passata dagli 8,6 miliardi degli anni Ottanta ai 44,9 miliardi registrati nel periodo 2020-2024. Alluvioni e tempeste rappresentano insieme quasi tre quarti del totale: le prime valgono il 47%, le seconde il 27%.
Germania, Francia, Spagna e Italia figurano tra i Paesi con le perdite assolute più elevate. A incidere sono la conformazione dei territori, la presenza di abitazioni e imprese in zone esposte e la vulnerabilità di numerose infrastrutture. A complicare il quadro contribuisce anche la scarsa diffusione delle assicurazioni: nell’Unione meno del 20% dei danni del periodo 1980-2024 risulta coperto privatamente. La quota supera il 35% per le tempeste, ma scende intorno al 15% nel caso delle alluvioni.
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