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Attualità 5 min di lettura43 min fa

Maltempo, l’Italia attende 74,9 milioni: perché i danni restano scoperti

Il Parlamento europeo ha approvato il sostegno dopo la tempesta Harry, ma la somma copre solo una piccola parte delle perdite registrate nel Mezzogiorno.

Le calamità naturali stanno mettendo sotto pressione le risorse europee: i 489,1 milioni di euro appena autorizzati per Portogallo, Spagna, Italia e Malta assorbono una parte rilevante della dotazione mobilitabile nel 2026, mentre il costo degli eventi estremi continua a crescere. Per le tre regioni italiane colpite dalla tempesta Harry arriveranno 74,9 milioni, una cifra molto lontana dal valore complessivo dei danni.

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Un fondo sempre più sotto pressione

Per l’anno in corso il bilancio dell’Unione europea prevede circa 1,19 miliardi di euro per il Fondo di solidarietà. Prima di esaminare il pacchetto destinato ai quattro Paesi mediterranei, la Commissione aveva stimato in circa 966 milioni le risorse effettivamente disponibili, tenendo conto anche degli anticipi e della necessità di fronteggiare possibili emergenze successive.

La somma approvata per le perturbazioni di gennaio e febbraio riduce quindi in modo consistente il margine finanziario del Fondo. Lo strumento, creato nel 2002 dopo le gravi alluvioni che colpirono l’Europa centrale, interviene sulle spese pubbliche più urgenti, ma non può coprire l’intero conto economico provocato da una catastrofe.


Le perdite climatiche aumentano

Tra il 1980 e il 2024 gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno prodotto nell’Ue perdite stimate in 822 miliardi di euro, calcolate ai prezzi costanti del 2024. Oltre 208 miliardi si sono concentrati soltanto tra il 2021 e il 2024, a conferma dell’incremento registrato negli ultimi anni.

Negli anni Ottanta il danno medio annuo era valutato in circa 8,6 miliardi di euro; nel periodo 2020-2024 la media è salita a 44,9 miliardi. A incidere sono anche il maggior valore dei beni presenti nelle aree esposte, l’espansione urbana e la diversa forza degli episodi atmosferici.

Le alluvioni hanno generato il 47% delle perdite complessive del periodo considerato. Le tempeste, comprese quelle accompagnate da grandine o forti raffiche, hanno aggiunto un altro 27%: insieme, i due fenomeni rappresentano quasi tre quarti del danno economico.

Italia, Germania, Francia e Spagna sono tra gli Stati che registrano gli importi più elevati in termini assoluti. Nel caso italiano pesano la particolare conformazione del territorio, la presenza di case e attività produttive in zone vulnerabili e una rete infrastrutturale esposta agli effetti degli eventi estremi.

Anche le assicurazioni lasciano scoperta una parte consistente del rischio. Nell’Unione, meno del 20% delle perdite provocate dal maltempo tra il 1980 e il 2024 risulta coperto da polizze private. La protezione supera il 35% per le tempeste, ma scende intorno al 15% quando si considerano le alluvioni.

Il divario tra danni e coperture assicurative è diventato così un tema centrale per le istituzioni europee. Dove le polizze contro le calamità naturali sono meno diffuse, il peso delle perdite non rimborsate ricade più facilmente su famiglie, imprese e amministrazioni.


Harry ha colpito il Sud

In Italia la tempesta Harry ha interessato Sicilia, Sardegna e Calabria tra il 18 e il 21 gennaio 2026. Vento intenso, precipitazioni prolungate e mareggiate hanno costretto migliaia di persone a lasciare provvisoriamente le proprie case; centinaia di edifici sono stati dichiarati non utilizzabili.

Le conseguenze hanno riguardato anche strade, ferrovie, porti e altre opere pubbliche. In alcune aree i collegamenti interrotti hanno lasciato isolate intere comunità, rendendo necessari interventi urgenti per ripristinare condizioni minime di sicurezza e accessibilità.

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La documentazione trasmessa dalle autorità italiane alla Commissione europea quantifica in 2,995 miliardi di euro i danni diretti. Tuttavia, le operazioni ritenute finanziabili attraverso il Fondo ammontano a 116,66 milioni, perché il meccanismo europeo è rivolto soprattutto al ripristino dei servizi essenziali e alla gestione della fase immediatamente successiva alla calamità.

Circa 93 milioni della spesa ammissibile riguardano il recupero di infrastrutture e impianti. Nell’elenco figurano reti idriche ed elettriche, telecomunicazioni, trasporti, strutture sanitarie e scolastiche, oltre alle attività di soccorso e alle soluzioni provvisorie per le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni.


Che cosa copriranno i 74,9 milioni

Il contributo europeo non sarà versato direttamente ai proprietari delle case danneggiate né alle aziende che hanno subito perdite. Le risorse vengono assegnate allo Stato e servono a sostenere opere e servizi pubblici: per i danni privati saranno necessari altri strumenti nazionali o regionali, oppure eventuali assicurazioni valide per il caso specifico.

L’accesso dell’Italia è stato possibile grazie al riconoscimento di Harry come calamità naturale regionale. Per questa categoria, la normativa richiede che il danno oltrepassi l’1,5% del prodotto interno lordo dell’area interessata; nelle tre regioni coinvolte il valore ponderato ha raggiunto il 3,256%, più del doppio della soglia.

Sulla base dei danni diretti riconosciuti e dell’aliquota applicata, la Commissione ha calcolato un aiuto pari a 74.884.983 euro. Il Parlamento europeo lo ha inserito nel pacchetto complessivo da 489,1 milioni, insieme agli stanziamenti per gli altri Paesi colpiti dalle perturbazioni dei primi mesi del 2026.


L’Italia aspetta ancora l’erogazione

Il via libera dell’Assemblea europea è arrivato con 651 voti favorevoli, 17 contrari e tre astensioni. Al Portogallo spettano 261,5 milioni, alla Spagna 149,1 milioni e a Malta 3,7 milioni.

I tempi non sono uguali per tutti. Portogallo, Spagna e Malta hanno già ottenuto anticipi rispettivamente pari a 65,4 milioni, 37,3 milioni e circa 931mila euro; l’Italia, invece, non ha chiesto questa possibilità e deve ancora ricevere l’intero importo.

La domanda italiana era stata presentata il 10 aprile, entro la scadenza prevista. La Commissione ha concluso l’istruttoria e formulato la proposta il 17 settembre; il Parlamento l’ha approvata il 21 ottobre. Per chiudere l’iter manca ancora l’autorizzazione formale del Consiglio.

Nel frattempo, le amministrazioni locali hanno dovuto affrontare le prime operazioni senza poter disporre subito del finanziamento definitivo. La procedura richiede infatti la richiesta dello Stato, la valutazione dell’entità dei danni e l’approvazione dell’aiuto prima della messa a disposizione delle somme.

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