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Attualità 5 min di lettura20 min fa

Maltempo, all’Italia 74,9 milioni: il conto dei danni resta enorme

Il Parlamento europeo ha autorizzato il sostegno per Sicilia, Sardegna e Calabria, ma la somma copre soltanto una parte limitata delle perdite provocate da Harry.

Negli anni Ottanta le calamità meteorologiche nell’Unione europea producevano perdite medie per circa 8,6 miliardi di euro l’anno. Nel periodo 2020-2024, la stessa voce è salita a 44,9 miliardi, segnalando un aggravamento costante dell’impatto economico degli eventi estremi.

Tra il 1980 e il 2024, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, il valore complessivo dei danni ha raggiunto 822 miliardi di euro a prezzi costanti del 2024. Oltre 208 miliardi sono stati contabilizzati soltanto nell’ultimo quadriennio considerato.

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La copertura europea non basta

Il divario tra i danni e gli aiuti emerge con chiarezza anche nel caso italiano. La tempesta Harry ha causato nelle regioni meridionali perdite dirette stimate in 2,995 miliardi di euro, mentre il sostegno europeo autorizzato per il Paese ammonta a 74.884.983 euro.

La somma equivale al 2,5% dei danni riconosciuti dalle autorità nazionali. Il Fondo di solidarietà dell’Unione europea, infatti, non nasce per rimborsare ogni perdita: finanzia soprattutto le spese pubbliche più urgenti, come il ripristino dei servizi fondamentali e la messa in sicurezza dei territori.

Tra il 18 e il 21 gennaio 2026, Harry ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria con precipitazioni intense, forti raffiche e mareggiate. Migliaia di residenti hanno lasciato temporaneamente le proprie case, mentre edifici, strade, ferrovie, porti e altre opere pubbliche hanno subito danni; in alcune aree, l’interruzione dei collegamenti ha isolato intere comunità.


Dove finiranno i 74,9 milioni

L’Italia ha indicato in 116,66 milioni di euro il valore degli interventi considerati ammissibili al Fondo. Circa 93 milioni sono destinati a riparare infrastrutture e impianti, comprese le reti idriche ed elettriche, le telecomunicazioni, i trasporti e gli edifici pubblici utilizzati per sanità e istruzione.

Nel conteggio rientrano anche i soccorsi, le sistemazioni provvisorie per le persone evacuate e le attività necessarie a riportare le zone colpite a condizioni minime di sicurezza. Il finanziamento, però, viene trasferito allo Stato per sostenere opere e servizi pubblici: non comporta un pagamento automatico per proprietari di abitazioni, imprese o famiglie danneggiate.

Per le perdite private saranno quindi necessari altri strumenti, come aiuti nazionali o regionali e, quando disponibili, polizze assicurative. Il contributo europeo può partecipare alla ricostruzione delle infrastrutture pubbliche, ma non sostituisce gli interventi dedicati agli altri tipi di danno.


Il voto e i tempi dell’erogazione

Il Parlamento europeo ha approvato la mobilitazione complessiva di 489,1 milioni di euro per Italia, Portogallo, Spagna e Malta, colpiti dalle perturbazioni dei primi mesi del 2026. La decisione è passata con 651 voti favorevoli, 17 contrari e tre astensioni.

La quota più consistente andrà al Portogallo, con 261,5 milioni, mentre alla Spagna spettano 149,1 milioni. Malta riceverà 3,7 milioni. A differenza degli altri tre Paesi, l’Italia non ha chiesto un anticipo e dovrà quindi attendere l’erogazione dell’intero importo.

Portogallo, Spagna e Malta hanno già ottenuto rispettivamente 65,4 milioni, 37,3 milioni e circa 931mila euro in anticipo. La proposta della Commissione europea non chiarisce perché Roma non abbia utilizzato la stessa possibilità.

La procedura non è ancora formalmente conclusa: serve il via libera del Consiglio. La richiesta italiana era stata depositata il 10 aprile; la Commissione ha concluso l’istruttoria e presentato la proposta il 17 settembre, mentre il voto parlamentare è arrivato il 21 ottobre, nove mesi dopo il passaggio della tempesta.

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Una soglia regionale superata

L’accesso dell’Italia al Fondo è stato possibile grazie al riconoscimento di una calamità naturale regionale. Per questa categoria, il regolamento europeo richiede che i danni superino l’1,5% del prodotto interno lordo dell’area interessata.

In Sicilia, Sardegna e Calabria il valore ponderato ha raggiunto il 3,256% del prodotto interno lordo regionale, più del doppio della soglia prevista. Su questa base e applicando l’aliquota del 2,5% ai danni diretti riconosciuti, la Commissione ha calcolato il contributo destinato all’Italia.

Il Fondo di solidarietà è stato istituito nel 2002, dopo le gravi alluvioni che colpirono l’Europa centrale. Il suo funzionamento prevede che gli Stati presentino una domanda, documentino le conseguenze dell’evento e attendano la valutazione delle istituzioni europee prima dell’autorizzazione delle somme.


Risorse limitate e rischi crescenti

Nel 2026 il Fondo dispone di una dotazione annuale di circa 1,19 miliardi di euro. Prima di esaminare il pacchetto per i quattro Paesi, la Commissione aveva stimato risorse mobilitabili per circa 966 milioni, con una parte destinata agli anticipi e alle emergenze che potrebbero verificarsi nel corso dell’anno.

I 489,1 milioni approvati per le tempeste di gennaio e febbraio assorbono quindi una quota rilevante della disponibilità. La pressione sui bilanci pubblici aumenta anche perché il patrimonio esposto agli eventi estremi è sempre più ampio, mentre le calamità diventano più costose.

Nel periodo 1980-2024, le alluvioni hanno prodotto il 47% delle perdite economiche complessive registrate nell’Unione. Le tempeste, comprese grandinate e fenomeni associati al vento, hanno inciso per un altro 27%: insieme, le due categorie rappresentano quasi tre quarti dei danni.

L’Italia è tra gli Stati più colpiti in valore assoluto, insieme a Germania, Francia e Spagna. La conformazione del territorio, la presenza di abitazioni e attività produttive in aree vulnerabili e l’esposizione delle infrastrutture contribuiscono ad amplificare il conto degli eventi estremi.


Il peso delle perdite non assicurate

A rendere più difficile la ricostruzione è anche la scarsa diffusione delle assicurazioni contro le calamità. Nell’Unione europea, meno del 20% delle perdite provocate da eventi meteorologici e climatici estremi tra il 1980 e il 2024 risultava coperto da polizze private.

La protezione cambia in base al fenomeno: per le tempeste supera il 35%, mentre per le alluvioni si aggira intorno al 15%. Dove le coperture sono meno diffuse, la parte non assicurata ricade più facilmente su famiglie, imprese e amministrazioni pubbliche.

Il divario tra danni effettivi e risarcimenti disponibili è diventato così una delle questioni centrali per le istituzioni europee. Case, stabilimenti produttivi e infrastrutture continuano a essere esposti, mentre gli strumenti pubblici di sostegno possono intervenire soltanto su una frazione dei costi complessivi.

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