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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Curriculum, la sfida dei sei secondi: perché l’IA non basta

Sho Dewan invita la Generazione Z a distinguersi dai curriculum standardizzati con un’apertura personale e mirata al ruolo desiderato.

Bastano in media sei secondi perché un selezionatore decida se continuare a leggere un curriculum oppure accantonarlo. In un mercato in cui l’intelligenza artificiale produce sempre più candidature simili tra loro, la capacità di mostrare un profilo autentico può diventare il primo vantaggio per chi cerca lavoro.

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Sei secondi per farsi notare

Il tempo dedicato alla prima valutazione è estremamente ridotto: chi si occupa delle assunzioni esamina rapidamente il documento e sceglie quasi subito se approfondirne il contenuto. Per questo l’apertura del curriculum assume un peso decisivo e non dovrebbe limitarsi a formule generiche o già utilizzate da molti candidati.

Sho Dewan, esperto di orientamento professionale, suggerisce di iniziare con una breve presentazione costruita per l’opportunità specifica. Il testo dovrebbe spiegare con chiarezza, già nelle prime righe, in che modo le competenze del candidato rispondano alle esigenze del ruolo per cui si propone.


L’autenticità sfida i testi automatici

Secondo Dewan, il ricorso generalizzato agli strumenti di intelligenza artificiale rischia di rendere i curriculum sempre più uniformi. «Soprattutto nel 2026, tutti usano l’intelligenza artificiale per scrivere i propri curriculum», ha osservato l’esperto, invitando chi cerca un impiego a non seguire automaticamente la stessa direzione degli altri.

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La sua indicazione è puntare su una presentazione più personale, capace di far emergere la persona oltre l’elenco delle qualifiche. «Se tutti vanno in una direzione, io ti suggerisco di andare nella direzione opposta», ha aggiunto Dewan, secondo cui il valore distintivo può risiedere proprio in una maggiore umanità.


Un dettaglio semplice ma decisivo

Un riassunto iniziale personalizzato non richiede necessariamente strumenti complessi: deve soprattutto collegare in modo diretto il percorso del candidato con la posizione disponibile. Pur sembrando un accorgimento elementare, può aiutare il curriculum a superare il primo esame in un contesto dominato da contenuti prodotti automaticamente.

Per la Generazione Z, l’obiettivo è dunque rendere riconoscibile la propria candidatura fin dall’inizio. Un’impostazione più autentica può attirare l’attenzione di un numero maggiore di selezionatori e aumentare le possibilità di interrompere la lunga ricerca di un impiego.

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