Contratto bancari, Sileoni alza il tiro: cosa rischiano le banche
La FABI accusa l’ABI di non aver ancora aperto il confronto sulle richieste sindacali e minaccia di fermare i rapporti sulle future operazioni straordinarie.
Il rinnovo del contratto nazionale dei bancari entra in una fase delicata: la FABI avverte che, senza progressi in tempi ragionevoli, potrebbe congelare i rapporti con gli istituti e ostacolare gli effetti delle operazioni straordinarie. La vertenza riguarda 260 mila addetti, ai quali si aggiungono quasi 30 mila lavoratori del credito cooperativo, disciplinati da un accordo distinto.
A Milano, il segretario generale della FABI Lando Maria Sileoni ha contestato lo stato della trattativa, ferma dopo tre incontri e ancora lontana dall’esame concreto delle richieste sindacali. Il prossimo appuntamento è fissato a Roma, nella sede dell’ABI.
LOOKFANTASTIC
-22% da LOOKFANTASTIC IT
La trattativa resta ancora ferma
Il contratto è scaduto il 31 marzo, ma il negoziato non ha ancora affrontato il cuore della piattaforma presentata dai sindacati. Sileoni sostiene che il comitato sindacale dell’ABI non disponga ancora di un mandato abbastanza ampio per discutere nel merito.
«Più che una strada in salita, stiamo parlando del niente», ha affermato il segretario della FABI, descrivendo una situazione nella quale il tempo trascorso non ha prodotto risultati concreti. La componente economica sarà probabilmente il passaggio più difficile, ma anche le richieste normative comportano conseguenze finanziarie per l’associazione bancaria e per i singoli gruppi.
Il sindacato considera urgente arrivare a un’intesa anche alla luce del quadro economico e del possibile ritorno delle pressioni inflazionistiche. L’obiettivo dichiarato è tutelare il potere d’acquisto attraverso il confronto con ABI e banche, senza rinunciare a miglioramenti nelle condizioni di lavoro.
Utili e salari al centro dello scontro
Un altro punto della vertenza riguarda la distribuzione dei risultati prodotti dal settore. Sileoni ha richiamato gli oltre 50 miliardi di utili realizzati dalle banche, sostenendo che una quota della ricchezza debba arrivare anche al personale e non restare concentrata ai vertici societari.
Per il leader della FABI, il nuovo contratto dovrebbe trasformare gli annunci in aumenti economici e garanzie normative adeguate al contributo fornito dai dipendenti. La valorizzazione, nella sua impostazione, comprende anche la qualità della vita professionale e personale: lavoratori più soddisfatti potrebbero incidere positivamente sui risultati degli istituti.
Sileoni ha inoltre avvertito che un eventuale ulteriore rinvio renderebbe più onerosa la composizione della vertenza, perché l’inflazione potrebbe aumentare il disagio economico dei dipendenti e rafforzare le richieste di recupero salariale.
Il governo non deve condizionare il rinnovo
La FABI separa il negoziato contrattuale dal confronto tra esecutivo e banche sulle risorse per la manovra economica. Secondo Sileoni, il contributo eventualmente richiesto agli istituti non può diventare uno strumento per comprimere o rinviare le rivendicazioni dei lavoratori.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
«Sono due cose completamente separate. Il percorso del contratto nazionale deve essere autonomo rispetto a qualunque tentativo di coinvolgere le banche», ha dichiarato. Il sindacalista ha richiamato anche le posizioni espresse dal presidente dell’ABI Antonio Patuelli e dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, sostenendo che gli accordi già firmati debbano essere rispettati.
Pur giudicando legittima la ricerca di nuove entrate da parte del governo, Sileoni ha chiesto di non trasformare gli istituti nel principale riferimento finanziario nelle fasi di emergenza. A suo avviso, il confronto dovrebbe coinvolgere anche altri soggetti del mondo finanziario.
Il rischio sulle operazioni bancarie
La tensione contrattuale si intreccia con le aggregazioni e le acquisizioni che stanno modificando il settore. Le conseguenze da valutare riguardano il numero degli addetti, la rete degli sportelli, i piani industriali e l’allineamento dei trattamenti economici e normativi tra gruppi diversi.
Sileoni ha lasciato intendere che gli istituti potrebbero attendere di conoscere i nuovi equilibri del sistema prima di assumere impegni sul contratto. La FABI, però, rivendica una posizione autonoma e si dice pronta a irrigidire il confronto qualora il negoziato non produca un’intesa in tempi considerati accettabili.
«Se non dovessimo arrivare in tempi ragionevoli alla conclusione positiva del contratto nazionale, siamo pronti a congelare qualunque tipo di rapporto e a bloccare i risultati che provengono dalle operazioni straordinarie», ha detto Sileoni rivolgendosi agli amministratori delegati. La minaccia potrebbe riflettersi anche sui progetti degli istituti non direttamente coinvolti nelle principali operazioni di consolidamento.
Il segretario della FABI ha ricordato che, negli ultimi decenni, il confronto con le banche ha consentito di gestire le riorganizzazioni attraverso strumenti volontari, come prepensionamenti ed esodi incentivati, evitando licenziamenti collettivi. Eventuali chiusure o cessioni di filiali dovranno tuttavia essere esaminate sulla base dei piani definitivi, senza anticipare esiti ancora non determinati.
Secondo Sileoni, il processo di concentrazione non si fermerà necessariamente alle operazioni già in corso. Le dimensioni raggiunte dagli istituti e la disponibilità di risorse potrebbero alimentare nuove iniziative, mentre la tutela del risparmio italiano e la capacità di redistribuire valore nei territori resteranno questioni centrali per il futuro del settore.
Continua a leggere
Bancari, il contratto è fermo: Sileoni prepara lo scontro
La FABI chiede di redistribuire gli utili del settore e avverte le banche: senza un’intesa sul nuovo contratto nazionale, il confronto potrebbe diventare più duro.
Banche, la resa dei conti sul contratto: il sindacato alza il tiro
La FABI chiede di redistribuire gli utili ai lavoratori e avverte gli istituti: senza un’intesa, il confronto potrebbe coinvolgere anche le grandi operazioni del settore.
Aborto, il veto che ferma il Liechtenstein: prima volta per Alois
La riforma approvata dal Parlamento avrebbe depenalizzato l’interruzione di gravidanza entro la dodicesima settimana e ampliato l’accesso alle cure.
Onu, la carta degli Emirati: Lana Nusseibeh sfida i veti
La diplomatica di origini palestinesi punta alla segreteria generale, ma la candidatura deve fare i conti con il ruolo di Abu Dhabi nella crisi sudanese