Congresso Sin, un manifesto per la salute del cervello
A Firenze oltre 2.700 partecipanti discutono di diagnosi, prevenzione, terapie innovative e diritti delle persone con malattie neurologiche
Il 56° Congresso della Società italiana di neurologia ha riunito a Firenze oltre 2.700 professionisti per discutere di nuove cure, prevenzione e qualità della vita delle persone con patologie neurologiche. L’appuntamento, in corso alla Fortezza da Basso fino al 27 ottobre, comprende 1.280 contributi scientifici, sessioni plenarie, laboratori e 13 corsi di aggiornamento Ecm.
Il congresso affronta temi che vanno dai biomarcatori all’intelligenza artificiale, dalle malattie neurodegenerative alla diagnosi precoce. Secondo la Sin, le patologie neurologiche rappresentano oggi la prima causa di disabilità e la seconda di morte a livello globale. In Italia l’emicrania riguarda oltre 7 milioni di persone, i disturbi del sonno circa 12 milioni e il declino cognitivo o la demenza più di 2 milioni.
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Le richieste dei pazienti
Per la prima volta, all’interno del congresso nazionale, si sono svolti gli Stati generali delle associazioni delle persone con malattie neurologiche. L’iniziativa ha messo a confronto l’esperienza quotidiana dei pazienti con le competenze cliniche e scientifiche, con l’obiettivo di portare i bisogni reali all’interno delle decisioni sanitarie e delle priorità della ricerca.
Le associazioni hanno inoltre presentato un Manifesto unitario articolato in 10 punti. Il documento chiede che le malattie neurologiche, comprese quelle rare, siano riconosciute come una priorità stabile della sanità pubblica: queste condizioni interessano circa 1 italiano su 3.
Tra le proposte figurano un Piano nazionale per la salute del cervello, una maggiore alfabetizzazione sui disturbi neurologici e percorsi assistenziali più uniformi tra ospedali e servizi territoriali. Il testo sollecita anche un accesso più equo alle innovazioni, maggiori investimenti nella ricerca e una presenza continuativa di associazioni e caregiver nella programmazione dell’assistenza.
Mario Zappia, presidente della Sin, ha definito gli Stati generali un passaggio che ha consentito a realtà impegnate su malattie diverse di condividere priorità e proposte. Il Manifesto, ha spiegato, sarà sottoposto alle istituzioni come base per un confronto su politiche più coordinate e vicine alle persone.
Prevenzione e nuovi biomarcatori
La Sin ha lanciato anche una campagna nazionale sulla salute del cervello insieme alla Croce Rossa Italiana e alla Fondazione Aletheia. Il programma prevede materiali informativi, formazione per i volontari e iniziative in 100 piazze italiane tra novembre e dicembre 2026, seguite da attività locali nel 2027.
Cristina Tassorelli, segretaria della Sin, ha spiegato che una parte significativa del rischio legato a molte malattie neurologiche può essere ridotta intervenendo sui fattori modificabili e promuovendo abitudini corrette. La campagna punta quindi a diffondere informazioni verificate, limitare la disinformazione e ridurre le differenze nell’accesso alle conoscenze sulla prevenzione.
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Un altro tema centrale è l’uso dei biomarcatori, utili per descrivere le malattie con maggiore precisione, seguirne l’evoluzione e selezionare i pazienti candidabili a determinati trattamenti. Nella malattia di Alzheimer, la p-tau217 può essere individuata anche con un prelievo di sangue e viene studiata per migliorare la diagnosi e la valutazione della progressione.
Alessandro Padovani, presidente uscente della Sin, ha osservato: «Grazie ai biomarcatori stiamo passando a un approccio sempre più precoce, predittivo e personalizzato». Nella ricerca su Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica, questi strumenti stanno contribuendo a chiarire i meccanismi delle patologie. Proteomica, metabolomica e intelligenza artificiale potrebbero permettere di riconoscere alterazioni biologiche prima della comparsa dei sintomi.
Dalle scoperte alle terapie
L’identificazione dei meccanismi biologici deve essere accompagnata da trattamenti capaci di intervenire sulle cause della malattia. Al congresso sono state esaminate le prospettive offerte dalle terapie basate sull’Rna, dalla terapia genica, dalle tecniche di modifica genetica e dalle strategie di immunoterapia cellulare, comprese le Car-T.
Nicola De Stefano, presidente eletto della Sin, ha rilevato che la neurologia si è concentrata per molti anni soprattutto sul controllo dei sintomi. Le nuove tecnologie stanno invece consentendo di agire sui processi biologici all’origine delle patologie, con un’evoluzione verso cure più personalizzate anche nelle malattie del motoneurone, come la Sla.
Tra gli esempi discussi c’è l’idrocefalo normoteso, una condizione poco conosciuta che può causare problemi nel movimento, nella memoria e nella continenza. I suoi segnali vengono talvolta attribuiti all’invecchiamento o confusi con disturbi neurodegenerativi, ritardando l’individuazione di una patologia che può migliorare, e in alcuni casi essere risolta, con un intervento di derivazione del liquido cerebrospinale.
L’Università di Catania ha promosso su questo tema uno studio multicentrico italiano sostenuto dalla International Parkinson and Movement Disorder Society, con oltre 200 pazienti affetti da idrocefalo normoteso associato a parkinsonismo. La ricerca mira a rendere più precisa la diagnosi attraverso nuovi biomarcatori, tecniche avanzate di neuroimmagine e strumenti per misurare in modo oggettivo le alterazioni della malattia.
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