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Attualità 3 min di lettura36 min fa

Concerti, il conto che sorprende: lo Stato incassa più di quanto investe

Il futuro del sostegno pubblico allo spettacolo dal vivo passa anche dai numeri del bilancio fiscale.

Il futuro del sostegno pubblico allo spettacolo dal vivo passa anche dai numeri del bilancio fiscale. Secondo Federico Mollicone, il sistema rappresentato da Aiam restituisce alle casse pubbliche più di quanto riceva, offrendo un argomento centrale nel percorso di riforma del settore e nella definizione del nuovo Codice dello Spettacolo.

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Il contributo pubblico genera ritorni

Nel suo intervento, il presidente della Commissione cultura della Camera ha richiamato il rapporto tra i 23,5 milioni di euro circa assegnati dal Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo e i 135,2 milioni di entrate complessive prodotte dalla rete Aiam. Il rapporto, ha osservato Mollicone, equivale a un effetto moltiplicatore vicino a sei volte l’investimento iniziale.

A questo risultato si aggiunge il gettito fiscale e previdenziale: 23,84 milioni di euro versati ogni anno dagli enti aderenti attraverso Irpef, Irap, Ires, Inps e Inail. Per Mollicone, questi dati dimostrano che il Fondo non dovrebbe essere considerato un semplice finanziamento a fondo perduto, ma una leva di co-investimento capace di generare un saldo positivo per la finanza pubblica.

Il parlamentare ha collegato queste evidenze al lavoro sul decreto legislativo che dovrà dare attuazione al Codice dello Spettacolo. Tra gli obiettivi indicati figurano il superamento degli interventi emergenziali, una programmazione pluriennale più stabile e tempi certi per l’erogazione delle risorse.


Una rete capillare e accessibile

La fotografia del comparto emerge dalla quarta edizione del Rapporto Aiam, intitolata “Il valore dell’investimento pubblico”. Nel 2025 le realtà associate hanno organizzato 12.632 concerti in 1.157 comuni, raggiungendo 2,5 milioni di spettatori e coprendo il 44,02% dell’offerta italiana censita dalla Siae per la musica classica e il jazz.

Le 253 istituzioni della rete sono distribuite lungo tutta la penisola: 105 si trovano al Nord, 56 al Centro, 60 al Sud e 32 nelle Isole. La presenza nei territori meno serviti è indicata dal rapporto come uno degli elementi utili a ridurre la distanza culturale tra grandi città, aree interne e periferie.

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Il prezzo medio del biglietto è stato pari a 10,80 euro. Francescantonio Pollice, presidente di Aiam, ha sottolineato che la musica può diventare davvero un bene pubblico soltanto se l’accesso è concretamente possibile per ogni cittadino, indipendentemente dal luogo di residenza.


Entrate, lavoro e dimensione internazionale

La rete ha coinvolto 54.186 lavoratori e ha distribuito oltre 80,7 milioni di euro in retribuzioni. Il 69,59% di questa somma è andato direttamente agli artisti, mentre le imposte e i contributi versati hanno raggiunto 23,8 milioni di euro, una cifra superiore al sostegno pubblico ricevuto secondo i dati presentati da Aiam.

Sul fronte delle risorse, le Regioni rappresentano il principale finanziatore, con il 41,56% degli oltre 80 milioni di euro di entrate pubbliche, pari a 33.322.842,72 euro. Seguono il Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo, con il 29,31%, i Comuni e le altre fonti statali. La distribuzione territoriale dei finanziamenti assegna il 36,70% al Nord, il 29,06% alle Isole, il 21,37% al Centro e il 12,87% al Sud.

La componente privata vede al primo posto la spesa di cittadini e abbonati, arrivata a 20.826.350,25 euro e pari al 15,41% delle entrate complessive, in aumento rispetto al 15,19% dell’anno precedente. Il resto proviene soprattutto da sponsorizzazioni e contributi aziendali, corrispettivi da privati, Art Bonus e fondazioni bancarie.

L’attività non si limita all’Italia. Nel corso dell’anno sono stati realizzati 298 concerti in 149 città di 51 Paesi distribuiti nei diversi continenti. Il rapporto è stato presentato nella Sala Spadolini del ministero della Cultura come strumento di analisi per le future scelte legislative e finanziarie sullo spettacolo dal vivo.

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