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Attualità 1 min di lettura49 min fa

Clima, l’Ue armonizza i parametri del riscaldamento globale

La Commissione indica criteri comuni e stima 200 miliardi di euro di danni tra 2022 e 2025

La Commissione europea ha presentato martedì 27 ottobre un quadro comune per affrontare i rischi legati al cambiamento climatico.

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I danni per le economie

Un rapporto Allianz, ripreso dalla stessa Commissione, avverte che la ripetizione tra il 2026 e il 2030 dei cinque anni più caldi registrati in ogni Paese nel decennio 2014-2024 potrebbe provocare una riduzione cumulata del prodotto interno lordo tra il 5% e il 7% nelle economie più esposte.

Francia, Italia, Germania e Spagna rischierebbero singolarmente perdite comprese tra 120 e 240 miliardi di dollari. Nel periodo 2022-2025, intanto, i danni economici attribuiti al riscaldamento globale in Europa sono stati valutati in circa 200 miliardi di euro.


Investire nell’adattamento

La vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera ha richiamato anche l’estate scorsa, associata a un numero di decessi stimato tra 30mila e 50mila. Secondo Ribera, le risorse destinate alla preparazione possono produrre benefici superiori ai costi: «Il ritorno sull’investimento nell’adattamento ai cambiamenti climatici può superare di oltre 10 volte il loro valore in termini di perdite e danni evitati».

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Il piano prevede di incorporare la resilienza climatica nelle principali politiche pubbliche, sia dell’Unione sia degli Stati membri. Sono indicati anche finanziamenti, attività di ricerca e strumenti di assistenza destinati alle amministrazioni locali e regionali, compresi progetti pilota e consulenze.


Regole comuni per gli Stati

Tra le proposte figura un atto legislativo per definire in modo uniforme la traiettoria attesa dell’aumento delle temperature a livello nazionale. L’obiettivo è offrire agli Stati membri una base condivisa per stimare i rischi futuri e orientare le decisioni pubbliche.

Bruxelles punta inoltre a favorire nuovi investimenti nel settore ambientale e a rafforzare ricerca e sviluppo. «L’Europa non può essere competitiva senza essere resiliente», ha affermato la Commissione nel presentare il nuovo indirizzo.

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