Agricoltura, clima e lavoro: più rischi per piccoli produttori
Un rapporto analizza perdite produttive, temperature estreme e nuove forme di sfruttamento nelle campagne italiane
La crisi climatica sta rendendo più rischioso e costoso il lavoro agricolo, scaricando il peso dell’adattamento su piccole aziende e braccianti.
Nelle campagne gli orari vengono anticipati fino alle tre o alle quattro del mattino, mentre i turni spezzati possono arrivare a nove o dieci ore. Secondo gli intervistati, queste prestazioni vengono spesso pagate come lavoro ordinario; inoltre, il doppio trasferimento quotidiano verso i campi aumenta il costo del trasporto imposto dal caporale.
Fabio Ciconte, presidente di Terra!, ha osservato che l’emergenza climatica amplifica lo sfruttamento e aggiunge una nuova pressione sulle imprese agricole. Il rapporto “Il cibo scotta – Gli effetti della crisi climatica su lavoro, agricoltura e filiere”, realizzato da Terra! ed EStà – Economia e Sostenibilità, collega per la prima volta gli effetti del riscaldamento globale sulla produzione alla protezione della salute e dei diritti dei lavoratori.
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I costi nelle aziende agricole
Uno studio dedicato alla Pianura Padana ha incrociato le condizioni meteorologiche con i risultati economici delle aziende tra il 2019 e il 2023. Superate determinate temperature, sia la produttività sia la redditività hanno mostrato una tendenza al ribasso.
Le disposizioni regionali che fermano le attività nelle ore più calde hanno dato risultati verificabili e sono generalmente conosciute e rispettate. Tuttavia, l’organizzazione del lavoro si è adattata senza un quadro uniforme: nessuno degli intervistati ha riferito di aver ricevuto maggiorazioni per gli orari anticipati, mentre i trasferimenti aggiuntivi hanno fatto crescere la spesa per gli spostamenti.
Il dossier stima che, senza misure di adattamento rapide, entro il 2050 la produzione agricola italiana potrebbe perdere 12,5 miliardi di euro l’anno nell’ipotesi più favorevole. Nelle proiezioni più severe, la perdita supererebbe i 30 miliardi annui; entro la fine del secolo, il valore dei terreni potrebbe ridursi di 87-162 miliardi di euro.
Caldo e mortalità nei campi
La minaccia non riguarda soltanto raccolti e bilanci. Calore, disidratazione, stanchezza e calo dell’attenzione aumentano anche la probabilità di incidenti, soprattutto perché le coltivazioni e gli allevamenti seguono cicli biologici che non possono essere sospesi o trasferiti al chiuso.
Il 2 agosto Gheorghe Marian Burjan, 19 anni, è crollato durante la raccolta dei pomodori a Stagno Lombardo, nel Cremonese. Trasportato all’ospedale Maggiore di Cremona, è morto in serata. Il 29 giugno Tahar El Haddad, bracciante marocchino di 55 anni, aveva perso la vita a Borgocarbonara mentre raccoglieva angurie, in una fase nella quale nel Mantovano le temperature avevano superato i 40°C.
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Pochi giorni prima, a Roverbella, era morto Stefano Vicentini, agricoltore di 66 anni, colpito da un malore mentre lavorava con il trattore. A Rodigo, invece, un bracciante di 48 anni era stato ricoverato in condizioni gravi durante la raccolta dei meloni. Per la Flai Cgil, dal 14 giugno al 3 agosto 2026 sono morti almeno sedici lavoratori agricoli in Italia, cinque dei quali per il caldo estremo.
Nell’Unione Europea le morti sul lavoro legate alle temperature estreme sono aumentate del 42% dal 2000. L’incremento è stato superiore a quello registrato in ogni altra macro-regione mondiale.
Raccolte notturne e controlli
La ricerca sul campo è stata condotta in Puglia nell’estate precedente, tra aziende agricole e insediamenti informali. Nel 2026, nel Tarantino e nel Brindisino, alcune produzioni hanno subito cali compresi tra il 50% e il 60%; rispetto al 2023, nel 2025 la superficie coltivata a pomodoro da industria si è ridotta di 4mila ettari a causa della siccità.
Le temperature hanno modificato i normali calendari delle colture. In Puglia la vendemmia del 2026 è cominciata già nei primi giorni di agosto per le varietà destinate agli spumanti ed è stata descritta da agronomi e produttori come la più anticipata di sempre.
Nel Tavoliere le attività sono state spostate rapidamente nelle ore notturne, dalle 22 alle 9, per limitare l’esposizione al sole e impedire che pomodori e frutta si deteriorassero sui nastri di lavorazione. Ciconte ha però avvertito che il lavoro notturno non può diventare una risposta automatica: servono regole, illuminazione, dispositivi adeguati, accordi sindacali, compensi aggiuntivi e una verifica degli effetti sulla salute.
Le ordinanze contro il caldo mostrano infatti limiti quando mancano controlli efficaci. Nei luoghi dove domina il pagamento a cottimo, alcuni lavoratori vengono spinti a concentrare uno sforzo maggiore proprio nelle fasce vietate, per non perdere la paga della giornata.
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