Stasi ai domiciliari, accuse di scambio elettorale mafioso
L’inchiesta Ginestra ha portato a 41 arresti: per la Dda, promessi posti pubblici in cambio di voti.
Il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi è agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nell’inchiesta Ginestra. La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro lo accusa di scambio elettorale politico-mafioso per la rielezione del giugno 2024.
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Gli arresti dell’inchiesta Ginestra
All’alba i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza hanno eseguito 41 misure cautelari: 24 persone sono state portate in carcere e 17 sono finite ai domiciliari. Tra queste figura anche Stasi, rieletto sindaco al primo turno con il 64,8% dei voti.
L’ordinanza è stata firmata dal gip Fabiana Giacchetti su richiesta del procuratore Salvatore Curcio. Secondo gli inquirenti, il primo cittadino avrebbe fatto arrivare la disponibilità a garantire un impiego ad Annibale Matalone e ai suoi familiari, in Comune, al cimitero o in strutture collegate all’amministrazione.
Il ruolo di Matalone
Matalone, ritenuto vicino alla cosca di Corigliano-Rossano, è detenuto anche per associazione mafiosa e per un omicidio commesso nell’agosto 2023. Il suo nome compare nelle conversazioni registrate dai Ros nelle settimane che precedettero le elezioni comunali.
Il 6 maggio 2024, in un ristorante, Matalone parlò con Antonio Mingrone e Vincenzo Curia. Per la Dda, Curia avrebbe fatto da tramite tra lui e Stasi, prospettando un contatto per raccogliere consensi. In quella circostanza si sarebbe discusso della possibilità di procurare voti in cambio di assunzioni, con particolare riferimento a tre posti al cimitero.
Curia avrebbe inoltre riferito che il sindaco conosceva già Matalone e ne aveva il numero di telefono. Gli investigatori, tuttavia, non hanno documentato telefonate dirette tra i due né un colloquio personale durante l’incontro avvenuto il 16 maggio nei pressi del comitato elettorale di Stasi.
Le intercettazioni sui voti
In una conversazione successiva, Mingrone raccontò ai familiari che Matalone avrebbe cercato un lavoro per sé e per il figlio, anche con uno stipendio contenuto. Il 21 maggio, invece, Matalone espresse così il proprio sostegno al candidato: «Io lo voto, io lo voto e lo sto facendo votare».
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Il 9 giugno fu registrato mentre mostrava una riproduzione della scheda elettorale e spiegava come indicare Stasi e un candidato al consiglio comunale. Dall’ordinanza non risulta però che Matalone sia stato assunto dal Comune. Per il gip, la richiesta di contattarlo dimostrerebbe comunque la consapevolezza, da parte del sindaco, della sua capacità di raccogliere consensi.
Stasi vinse il primo turno l’11 giugno con il 64,8%, superando Pasqualina Straface, ferma al 35,2%. L’ex sindaca, oggi assessora regionale ai servizi sociali, non è indagata, ma compare in un’altra conversazione acquisita nell’inchiesta.
L’altro accordo elettorale
Il 7 giugno Antonio Mingrone avrebbe invitato un dipendente di un negozio di parrucchiere a votare la coalizione di Straface. Nell’ordinanza viene citato anche Pietro Lucisano, candidato nella sua lista e oggi consigliere comunale di opposizione, che è finito ai domiciliari per i rapporti con Mingrone.
Gli investigatori contestano ai due un’intesa elettorale con ambienti della ’ndrangheta. L’accordo avrebbe previsto il sostegno alla candidatura di Lucisano, l’individuazione di rappresentanti di lista e il controllo dei voti nelle diverse sezioni durante lo scrutinio.
Anche in questo caso, secondo l’accusa, la promessa riguardava un posto di lavoro. Quattro mesi dopo le elezioni Antonio Minfrone sarebbe stato assunto a tempo indeterminato da un’impresa edile.
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Il provvedimento del gip di Catanzaro coinvolge 41 persone: 24 sono finite in carcere, 17 ai domiciliari.