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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Youssef Siher, le accuse attendono prove più solide

Il ricercatore è stato fermato il 24 ottobre: gli atti finora non collegano direttamente il gruppo ai saccheggi.

Youssef Siher è stato fermato il 24 ottobre nell’indagine sulle violenze avvenute a Milano. Oggi il giudice per le indagini preliminari deve decidere se convalidare il fermo, mentre il quadro accusatorio resta ancora da definire.

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Il gruppo nato dopo le devastazioni

Siher, trentenne bresciano con un dottorato, attività di ricerca e collaborazioni giornalistiche, amministrava i canali social del Movimento 17 ottobre. In seguito all’arresto è stato presentato come la mente dell’organizzazione e come il capo dei cosiddetti maranza, ma la cronologia degli eventi offre un elemento da chiarire.

Il gruppo su Telegram, infatti, sarebbe stato creato alle 19.58 del 18 ottobre, quando saccheggi e danneggiamenti erano già terminati. La procura ha descritto i responsabili come giovani molto diversi tra loro, per la maggior parte minorenni e non riconducibili a formazioni politiche o gruppi organizzati. Negli scambi esaminati, inoltre, non risultano riferimenti diretti alla preparazione di devastazioni o razzie.


Le posizioni espresse da Siher

Restano contestate le idee sostenute da Siher sul conflitto israelo-palestinese e sull’attacco del 7 ottobre. Damiano Aliprandi, dopo aver letto gli atti dell’inchiesta, ha ricordato che il ricercatore avrebbe definito la strage compiuta da Hamas un atto rivoluzionario di decolonizzazione e liberazione, criticando le condanne espresse anche a sinistra.

La docente Elisa Giunchi, che lo ha avuto come studente alla Statale, ha giudicato quelle frasi non così gravi. Una valutazione diversa è stata espressa da Aliprandi, secondo cui «le idee di Siher vanno combattute con le idee», insieme a una politica capace di prendere le distanze dalle posizioni più radicali.

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Le verifiche ancora necessarie

Al momento non è ancora chiaro quali rapporti Siher abbia avuto con gli ambienti favorevoli alla causa palestinese o con realtà jihadiste. Restano da verificare anche le ipotesi su un suo eventuale ruolo nella guerra ibrida attribuita alla Russia di Vladimir Putin.

La cautela viene ritenuta necessaria perché l’inchiesta riguarda molti fermati, tra cui numerosi minorenni, e potrebbe essere stata associata a un volto ritenuto più facilmente identificabile. Secondo questa lettura, l’origine marocchina, il percorso accademico e la gestione di un blog con posizioni critiche verso l’Occidente rischierebbero di pesare più degli elementi finora accertati.

Fino a nuove prove, Siher può essere accusato di avere idee considerate gravemente sbagliate, ma non gli si possono attribuire automaticamente i saccheggi. Saranno gli atti disponibili e gli ulteriori accertamenti a stabilire se esistano responsabilità ulteriori e più pesanti.

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