Civitavecchia, la sfida del vento: porto-hub per il Mediterraneo
La riconversione dell’area punta su 28 turbine galleggianti, nuova occupazione e un sistema locale fondato su rinnovabili, idrogeno e accumuli
Mentre il governo rilancia i combustibili fossili e guarda al nucleare per i prossimi decenni, Civitavecchia indica una direzione diversa: investire nelle fonti rinnovabili e ripensare l’intero sistema energetico locale. La partita non riguarda soltanto la sostituzione di una centrale, ma il futuro produttivo di un territorio segnato dalla crisi climatica e dalla necessità di creare lavoro qualificato.
L’obiettivo più ambizioso è fare dello scalo laziale un centro logistico e industriale dedicato all’eolico in mare aperto per tutto il Mediterraneo. Durante la costruzione degli impianti, le stime parlano di circa 3.500 occupati. Per raggiungere questo risultato, però, serviranno una filiera stabile e attività insediate nei porti, non soltanto cantieri temporanei e strutture modulari.
Un porto al centro della filiera
La produzione potrebbe coinvolgere fondazioni galleggianti e sottostazioni elettriche, con ricadute sull’acciaio, sulla componentistica elettrica e sulla cantieristica navale. Un ruolo decisivo sarebbe affidato alle imprese italiane: puntare sulle forniture nazionali, invece di ricorrere soprattutto alle importazioni, aumenterebbe l’impatto occupazionale dell’operazione.
Il progetto industriale immaginato per Civitavecchia va quindi oltre la generazione di elettricità. La trasformazione dello scalo in un polo permanente permetterebbe di concentrare competenze, lavorazioni e servizi collegati all’eolico galleggiante, rafforzando sia l’economia locale sia quella nazionale.
La spinta nata dal territorio
La mobilitazione contro la sostituzione della centrale a carbone con un impianto a gas ha riunito comitati, associazioni ambientaliste, organizzazioni sindacali, rappresentanze delle imprese, ordini professionali, studenti e cittadini. La contestazione ha messo in discussione sia la sostenibilità economica del progetto sia i suoi effetti sull’occupazione, oltre alla compatibilità con gli obiettivi di riduzione delle emissioni.
L’amministrazione locale rinnovata ha dato riconoscimento istituzionale a quella pressione dal basso. In questo passaggio, una parte significativa del mondo del lavoro ha sostenuto una transizione energetica considerata più credibile, collegando la tutela ambientale alla possibilità di costruire nuove professionalità e opportunità produttive.
Dal carbone a un sistema integrato
La centrale, entrata in funzione negli anni Sessanta, ha lasciato sul territorio conseguenze ambientali e sanitarie pesanti, associate nel testo a elevati livelli di mortalità e morbosità per tumore. La proposta di un impianto a gas da 1.840 MW, avanzata da ENEL e sostenuta dal Piano Energetico Nazionale, è stata respinta dalla mobilitazione locale.
L’alternativa prevede un parco eolico galleggiante, ma anche la copertura con pannelli solari delle banchine portuali, sistemi di accumulo a batteria e una comunità energetica destinata a condividere e contenere i consumi. È previsto inoltre un distretto dell’idrogeno da 4,1 megawatt, alimentato da una parte dell’elettricità disponibile e rivolto alla produzione di idrogeno verde.
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La riconversione comprenderebbe anche una riorganizzazione della mobilità, con punti di rifornimento a idrogeno per veicoli pesanti e leggeri a emissioni zero. L’insieme di queste misure punta a ridisegnare produzione, distribuzione e utilizzo dell’energia, con l’ambizione di rendere Civitavecchia la prima città italiana dotata di un sistema integrato basato sull’energia pulita.
Più lavoro con l’eolico
Secondo le stime riportate, la filiera dell’eolico galleggiante potrebbe arrivare a circa 1.000 posti di lavoro. Nella fase iniziale il numero degli addetti previsto sarebbe di 540, a fronte dei 70 associati all’ipotesi della centrale a turbogas.
L’esperienza ha avuto conseguenze anche sul piano regionale. Sulla scia della mobilitazione cittadina, la Regione Lazio ha approvato un piano energetico che non contempla nuova capacità alimentata da fonti fossili sul proprio territorio.
Il via libera alle 28 turbine
In questo quadro si inserisce l’autorizzazione definitiva alla Valutazione di Impatto Ambientale, arrivata a metà settembre 2026 per il progetto presentato da Tyrrhenian Wind Energy. Il provvedimento consente di procedere verso la realizzazione dell’impianto previsto al largo di Civitavecchia.
Il parco sarà formato da 28 aerogeneratori galleggianti, collocati a circa 22 chilometri dalla costa. Ogni turbina avrà una potenza di 18 MW, per un totale di 504 MW; la produzione stimata raggiunge 1.700 GWh all’anno.
Il caso viene indicato come esempio di come una coalizione sociale ampia possa incidere sulle decisioni industriali e sulle politiche energetiche. La sfida successiva sarà trasformare il via libera ambientale in una filiera produttiva permanente, capace di sostenere nel tempo il ruolo di Civitavecchia nella transizione energetica.
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