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Attualità 4 min di lettura3 ore fa

Citadelle 0.0, la sfida più difficile arriva a 30 anni

Nel trentesimo anniversario, il marchio francese presenta una versione analcolica ottenuta con una tecnica ispirata alla profumeria e pensata per la miscelazione.

La novità più significativa per Citadelle, nel suo trentesimo anniversario, non riguarda una nuova gradazione o una semplice variazione della ricetta: è la scelta di creare un gin analcolico fin dall’origine. Il risultato è Citadelle 0.0, nato dopo quattro anni di ricerca per mantenere complessità, intensità aromatica e capacità di funzionare all’interno di un cocktail.


L’analcolico diventa una prova tecnica

Togliere l’alcol da un distillato non significa soltanto intervenire sulla percentuale riportata in etichetta. L’alcol contribuisce infatti a estrarre le sostanze aromatiche, a trasportarle e a dare al liquido corpo e durata; eliminarlo a posteriori rischia quindi di modificare profondamente l’equilibrio del prodotto.

Per questo Citadelle ha escluso la strada della dealcolazione di un gin già esistente. Citadelle 0.0 viene realizzato senza alcol sin dall’inizio, attraverso l’idrodistillazione, procedimento derivato dalla profumeria che consente di ottenere le componenti aromatiche usando acqua pura.


Una ricetta costruita su diciannove botaniche

La base resta quella identitaria del marchio: diciannove botaniche con il ginepro al centro, affiancato da scorze di limone e arancia, cardamomo, pepe cubebe, coriandolo, noce moscata, pepe di Sichuan, cannella, cassia, liquirizia, angelica, iris, finocchio, cumino, anice stellato, santoreggia, violetta e semi di girasole.

All’idrolato ottenuto durante il processo vengono poi uniti estratti botanici naturali di ginepro, coriandolo, angelica, cedro, alloro, pino, menta, limone, arancia amara e yuzu. La combinazione è studiata per compensare l’assenza dell’alcol e restituire freschezza, struttura e profondità.

Il profilo olfattivo conserva una marcata impronta vegetale, accompagnata da sfumature speziate e da accenni floreali. In bocca prevale una nota pepata, utile a dare maggiore vivacità e persistenza. L’obiettivo non è soltanto richiamare il gusto del gin, ma offrire una base utilizzabile nei drink, dal gin tonic alle versioni analcoliche di Martini e Negroni.


Trent’anni nati da un limite

La storia di Citadelle comincia da un vincolo normativo. All’inizio degli anni Novanta Alexandre Gabriel, fondatore e maestro miscelatore di Maison Ferrand, lavorava nella produzione di Cognac in Charente. Le regole allora in vigore permettevano di usare gli alambicchi destinati al Cognac soltanto durante il periodo ufficiale di distillazione, lasciandoli inutilizzati per quasi metà dell’anno.

Gabriel pensò così di impiegarli nella produzione di un gin, trasferendo alla nuova categoria la cura riservata alle grandi acquaviti. Il progetto richiese cinque anni prima che il quadro normativo cambiasse: nel 1996 arrivò Citadelle, concepito come un gin francese ottenuto in alambicchi discontinui di rame e caratterizzato da una trama aromatica articolata.

Il ginepro rimane l’elemento principale, insieme alle altre diciotto botaniche. La particolarità, però, risiede anche nel modo in cui gli ingredienti vengono trattati: l’infusione progressiva, tecnica brevettata da Maison Ferrand, li suddivide per gruppi — agrumi, spezie, pepi, fiori e radici — e adatta tempi e condizioni di lavorazione alle caratteristiche di ciascuna famiglia.


Quando il gin cambiava linguaggio

Citadelle comparve sul mercato prima dell’esplosione internazionale del gin artigianale. La sua impostazione, oggi in linea con molte tendenze del settore, si inseriva allora in un panorama ancora fortemente legato alla tradizione britannica. Nel 1998 Ferran Adrià raccontò alla televisione spagnola di usare il prodotto per i suoi gin tonic, mentre nello stesso anno il New York Times dedicò attenzione al gin francese nato nella regione del Cognac.

Quei segnali arrivarono mentre la categoria stava iniziando ad allargarsi. Negli anni successivi il gin sarebbe diventato un laboratorio internazionale, con una crescente attenzione alla provenienza delle botaniche, alle tecniche di distillazione e alla ricerca sulle componenti aromatiche.


La distilleria guarda al futuro

Ancora oggi Citadelle viene prodotto a Château de Bonbonnet, nei dintorni di Cognac. Nella tenuta si trovano la distilleria, una raccolta di alambicchi storici in rame e più di 5.700 piante di ginepro coltivate con metodo biologico.

L’orangerie ospita inoltre oltre trenta varietà di agrumi. Questo patrimonio viene utilizzato anche per sperimentare nuove soluzioni produttive, in continuità con un percorso che ha trasformato un limite iniziale in una occasione di ricerca.


Il consumo si fa più flessibile

La presentazione di Citadelle 0.0 arriva in un momento in cui le bevande analcoliche e a bassa gradazione stanno entrando stabilmente nelle abitudini di consumo. Ottobre è legato al Sober October, iniziativa che invita a rinunciare all’alcol per un mese e che ha reso più visibile il cambiamento nel rapporto con il bere.

La scelta non è più necessariamente assoluta: la stessa persona può ordinare un cocktail alcolico in una serata e preferire una proposta analcolica in un’altra. Per i produttori, quindi, la difficoltà consiste nel mantenere piacere, complessità e ritualità anche quando la gradazione viene azzerata.

Anche il lavoro dei bar è chiamato a evolversi. Un cocktail analcolico può essere progettato con gli stessi criteri di un drink tradizionale — base, equilibrio, temperatura, diluizione, profumi e servizio — senza diventare una semplice versione ottenuta per sottrazione. È in questa prospettiva che l’anniversario di Citadelle assume un significato più ampio del traguardo anagrafico.

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