Cisgiordania sotto assedio: l’allarme di Netanyahu prima del voto
Nel giorno del ricordo del 7 ottobre, l’esercito israeliano ha condotto arresti e demolito memoriali palestinesi mentre Netanyahu avverte del rischio di un nuovo attacco di Hamas.
Il timore di un nuovo attentato alla vigilia delle elezioni israeliane si sovrappone alle operazioni militari in Cisgiordania. Benjamin Netanyahu sostiene che il Paese sia pronto a reagire, mentre nei territori occupati decine di palestinesi sono stati fermati e interrogati e diversi monumenti commemorativi sono stati rimossi o distrutti.
Netanyahu punta sulla sicurezza
Nel terzo anniversario dell’attacco del 7 ottobre 2023, il primo ministro ha legato la memoria delle vittime alla necessità di mantenere alta l’allerta. In una dichiarazione diffusa dal suo ufficio, Netanyahu ha affermato: «Israele è pronto a un possibile attentato di Hamas prima delle elezioni del 27 ottobre e risponderà con una forza schiacciante».
Il premier ha inoltre rivendicato il risultato della risposta israeliana dopo il massacro, sostenendo che il rapporto di forza in Medio Oriente sarebbe cambiato a favore di Israele. Le sue parole arrivano dopo le accuse, rivoltegli nelle ultime settimane, di aver trascurato diversi avvertimenti ricevuti prima dell’attacco. Il voto del 27 ottobre rappresenta quindi anche un passaggio decisivo per il suo futuro politico.
Retata nelle città palestinesi
All’alba, le truppe israeliane hanno fatto irruzione in varie abitazioni di Beit Duqqu, località situata a nord-ovest di Gerusalemme Est e vicina a Ramallah. Secondo quanto riferito dall’agenzia palestinese Wafa, le persone arrestate sono state sottoposte a interrogatori sul posto; Israele le accusa di terrorismo, incitamento e sostegno all’offensiva di Hamas del 7 ottobre 2023.
L’operazione ha interessato anche Nablus, circa 40 chilometri a sud di Jenin. Il vicesindaco Iyad Bakir ha riferito che cinque memoriali sono stati abbattuti in diversi quartieri e che decine di abitanti sono stati arrestati. La rimozione di questi simboli è particolarmente significativa perché, pur essendo spesso contestati dai responsabili politici israeliani come celebrazioni di attentati, interventi simili dell’esercito sono poco frequenti nelle aree amministrate dall’Autorità palestinese.
Memoriali cancellati dopo l’uccisione
A Jenin sono stati tolti dai muri numerosi manifesti con i volti di palestinesi uccisi dalle forze israeliane o morti in carcere. Hala Abu Baker, portavoce del governatorato, ha inoltre denunciato la demolizione a Yaabad di un memoriale dedicato a Yasser Hamdouni.
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Hamdouni era stato condannato all’ergastolo per l’uccisione di un colono israeliano nel 2003 ed era morto nel 2016 mentre si trovava detenuto. Le incursioni sono avvenute meno di un giorno dopo la morte di Ali Hassan Yasser al-Bazzari, 44 anni, colpito durante un attacco di coloni israeliani contro palestinesi impegnati nella raccolta delle olive a Burqa.
Il ricordo diventa terreno elettorale
In Israele le commemorazioni hanno ricordato oltre 1.200 persone uccise nell’attacco del 2023. A quella strage sono seguiti tre anni di bombardamenti e operazioni nella Striscia di Gaza, dove il conflitto ha provocato 73mila morti secondo il dato riportato nel bilancio diffuso nel contesto delle celebrazioni.
La giornata è stata attraversata anche dalla competizione politica. Naftali Bennett, ex primo ministro e avversario di Netanyahu, ha definito l’attacco un «fallimento colossale dello Stato di Israele, fondato per difendere gli ebrei nella nostra terra». Bennett guida B’Yachad, alleanza formata con Yair Lapid in vista delle elezioni; il suo mandato da premier era durato un anno, tra il 2021 e il 2022.
Anche Gadi Eisenkot, alla guida dell’opposizione Yashar!, ha partecipato alle commemorazioni. Ha incontrato alcune famiglie in un rifugio antiaereo dove molte persone furono uccise mentre tentavano di fuggire e ha poi raggiunto l’area del Nova Festival, teatro della morte di 378 persone.
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